gatti e paradossi

Ci sono uomini e topi. Anzi. C’è un uomo e c’é un topo. E vivono nella contea di Coconino in Arizzona, o sulla Luna che fa lo stesso.

L’uomo si chiama George Herriman. Il topo invece si chiama Ignatz e non é per niente un bravo ragazzo. Non assomiglia in nulla a quel suo lontano cugino, che vive in un’altra contea e che si chiama Mickey, e che conduce una vita ordinatamente borghese. Ignatz é egoista, individualista, forse perché ha letto Stirner,o forse perché non ha letto niente; cinico, disordinato, ribelle. E’ sposato e ha un nugolo di figli (se ne può dedurre che, contrariamente al suo noioso cugino disneyano, ha un’attiva vita sessuale), ma a casa non c’é mai. E’ un nomade, un vagabondo, un perditempo. Non é certo un buon padre di famiglia: non lavora e la preoccupazione di mantenere i suoi pargoli non lo tocca minimamente: d’altra parte si è mai visto che nel regdei fumetti ci si debba arrovellare con meschinerie di tal fatta.

Tutti i soldi che ha il terribile Ignatz li spende nell’acquisto di mattoni.

Oggetto curioso e simbolico, il mattone, che gli occorre per il suo obliquo rapporto con quello strano gatto.

Già. Perché se c’è un topo deve necessariamente esserci anche un gatto. O una gatta. O tutti e due insieme. E si chiama Krazy Kat.

Non é pazza Krazy, a dispetto del nome. E a maggior dispetto di quelle anime disincantate che pensano che tra gatto e topo debba per forza correre cattivo sangue. Krazy, che non riesce ad essere definitivamente né maschio né femmina, proprio perché vuole esserli entrambi, ama Ignatz: alla follia. Lo ama perché così ha deciso. Non credete alle balle che gli arguti esegeti vi raccontano. Non centrano niente né l’amore evangelico, né il cosciente rifiuto dell’odio di classe che opporrebbe il gatto (o la gatta) al topo. Non credete neppure al mito del colpo di fulmine. Krazy Kat ha deciso di innamorarsi. Scientemente. Scientificamente direi quasi. E si innamorata di Ignatz per quella sua “certa disinvoltura dell’apparizione” (R. Barthes): topesco (topico?) James Dean.

Krazy ha deliberato di amare Ignatz perché, dato che innamorarsi bisogna, ha voluto per lo meno essere lui/lei a scegliere per chi diventare pazzo/a. Come si chiedeva Barthes (Frammenti di un discorso amoroso) “l’amore sarebbe dunque la follia che io voglio?”. Per Krazy, almeno, è proprio così.

Ma: non si era detto che Krazy non è pazza? Si, si, lo si era detto. Però capita una cosa: che qui siamo a Coconino, nel reame dFumetto. Dove ogni ossimoro è possibile. Dove le leggi della termodinamica e della verosimiglianza non hanno cittadinanza. Perché il fumetto è il territorio di ogni paradosso. E di più.

Coconino è quello strano paese dove il cane poliziotto (Offissa Pupp) non deve difendere il topo dagli agguati del gatto (Tom e Jerry – ricordate?), ma deve difendere il gatto dalle aggressioni del topo. Strambo paese, no? O meraviglioso, come quello di Alice. Un amico che ci è stato, in Wonderland, mi ha assicurato di averlo visto Ignatz che raccontava una storia ad Alice, e di averli visti Carroll e Herriman festeggiare i rispettivi noncompleanni, e di aver visto Krazy discorrere con un Gatto del Cheshire.

D’altra parte è risaputo anche a Coconino e a Wonderland che “un gatto può gardare un re”. Vero. Solo che c’è un piccolo particolare: a Coconino non ci sono re.

E non c’è una legge. C’è solo il suo rappresentante: Offissa. E che può fare un rappresentante della legge senza legge da rappresentare? Innamorarsi. E innamorarsi di quella gatta (o gatto? – accidenti! prendesse una decisione Krazy) che potrebbe guardare il re, se questi ci fosse, e che è quindi la cosa più vicina all’idea di legge. Ma anche la più lontana. Perché che gliene importa a Krazy di guardare un re? Mica ha deciso di innamorarsi di un re lei. O lui, che fa lo stesso. Ha deciso di amare quell’adorabile vagabondo lanciatore di mattoni.

Il mattone, appunto.

“Ogni oggetto che sia stato toccato dal corpo dell’essere amato diventa parte di questo corpo e il soggetto vi si attacca appassionatamente” (R. BARTHES – Frammenti di un discorso amoroso). E’ per questo che Krazy attende con ansia ogni mattonata di Ignatz, è per questo che quasi la desidera. Anzi: la desidera proprio, la mattonata. Se da Ignatz non può avere che mattoni, beh, amerà i mattoni di Igantz come ama Ignatz.

Non c’è nulla di masochistico nella passione di Krazy per i mattoni che, lanciati da Ignatz, le scardinano la testa. Nella passione di Krazy per quei mattoni c’è lo spasimo dell’amante nell’attesa dell’amato. Barthes (sempre tra i frammenti del suo discorso amoroso) diceva che “l’attesa è un incantesimo”. E’ vero. Non c’è nulla di più magico della lettura delle strisce di Herriman: una scorticante serie di amorose mattonate: sull’intelligenza.

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