l’eroe (più spesso l’eroina) senza vestito

 

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Nelle Questioni di metodo Sartre ha osservato che se la persona produce l’indumento, esprimendosi attraverso di esso, così l’indumento produce la persona. Nel momento che ne significa, disvelandola, la “profondità segreta” (ovviamente: Barthes) il vestito significa con forza quello che è deputato a coprire: cioè il corpo. Un discorso di questo tipo, cioè la libertà del corpo di significare la propria identità, porterebbe a una critica radicale dell’ideologia sessuale conservatrice.

Quando ero giovane e stupido (adesso non sono più giovane) credevo che in un fumetto come la Jane di Pett e Hubbard, si potesse ritrovare questa situazione: il corpo come un testo che viene significato attraverso la costruzione di un discorso organizzato sulla perdita dei vestiti, fino allo scontro con la morale corrente. Ma questo non c’ è in Jane. Gli strip-tease di Jane sono spettacoli mistificanti, che ostentano il corpo non per lasciargli libertà d’azione, ma per esorcizzarlo. Come scrive Barthes il fine dello spogliarello “non è quello di portare alla luce una profondità segreta, ma, attraverso l’eliminazione di un vestimento barocco e artificiale, di significare la nudità come abito naturale della donna, che equivale a ritrovare in fondo uno stato perfettamente pudico della carne”. Lo spogliarello castra il corpo, perché, se ha ragione Baudrillard (e ha ragione), “ogni indumento che cade non avvicina al nudo, alla verità nuda del sesso… cadendo esso designa come fallo ciò che denuda -ne svela un altro e il medesimo gioco si approfondisce, il corpo emerge sempre meglio come effigie fallica al ritmo dello spogliarello. Non è quindi un gioco di spogliamento di segni verso una profondità sessuale, è al contrario un gioco ascendente di costruzione di segni”. Segni che, continua Baudrillard (Lo scambio simbolico e la morte, Feltrinelli, 1979), non sono altro che sostituti fallici. “Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici. La donna ne è coperta, è costretta a farsi fallo nel suo corpo”, è costretta, in altre parole, a compiere su se stessa un “continuo lavoro di feticizzazione”, a farsi bambola.

 

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Quindi.

L’ho già detto, tutto questo. Lo so: sono vecchio, noiso e un po’ stolido. Allora lo ripeto. C’entra un cazzo l’erotismo- perché santamadonna! ogni volta che leggo di Barbarella è all’interno di qualche pedante tirata sul fumetto erotico?- e la pornografia, se non per un piccolo particolare. In Barbarella il vestiario se non è abolito è sempre funzionale a permettere “nell’economia della vignetta, o meglio della pagina che si compone sulle posizioni dei corpi”, di mostrare “un particolare del nudo, non importa se per questo si vanno a sfidare le regole delle proporzioni e della prospettiva”; e questa secondo Barbiani e Abruzzese è la caratteristica precipua del fumetto pornografico. Per Forest (ecco il particolare), l’intento non è quello di disarmare il corpo rendendolo oggetto di un discorso scontato e normalizzante come quello dello Striptease, ma esibirlo, farlo discorso attraverso la nudità, usando come mezzo e pretesto l’erotismo. Scrive Alberto Abruzzese che “i linguaggi della ragione, quelli depositati nelle pratiche alte dei concetti e dei sistemi, hanno portato a scoprirsi impotenti; i linguaggi del corpo, depositati nelle pratiche basse del desiderio, hanno portato a scoprire l’attrezzo: esso non è definibile né come forma né come sistema, tuttavia è malleabile“. Cazzate. Credo invece che l’attrezzo sia definibilissimo: è il corpo stesso, che diviene, attraverso il fumetto, una nuova forma di testo. E’ il corpo che rifiuta un discorso di falso disvelamento ma, in realtà, di velamento e cancellazione, come può essere lo spogliarello. La società tutta dello spettacolo e del mercato, dei serial infiniti e dei loro paludamenti barocchi, la cui sequenziale eliminazione (l’avanguardia funzionale) viene utilizzata per attirare l attenzione sull’atto del mostrare e non su ciò che si mostra, serve alla società per negare il corpo, per proteggerne le certezze borghesi. In Barbarella e in tutto il più grande fumetto, al contrario, è l’atto del mostrare che viene nascosto -cancellato, mentre è evidenziata la struttura che si mostra: il proprio corpo.

E questo capisco che possa spaventare.

La possibile esuberanza sessuale di un corpo disvelato (non necessariamente nudo) e libero, viene esorcizzata e ricondotta alla normalità proprio da quel discorso che ha la funzione di svestire il corpo, e che svestendolo ne impedisce al contempo ogni reale disvelamento, ricoprendolo di segni simbolici. Il corpo svestito di Jane, così come quello nudo di Tarzan, non ha possibilità di conoscere, di costituire un senso interagendo con la realtà; non crea un aumento di conoscenza attraverso la libertà dell’azione, solo si mostra come unico universo di senso, utilizzando la propria nudità come schermo filtrante gli stimoli esterni. Questa in fondo è la condizione del fumetto classico.

Invece. C’è un corpo nudo che è proprio nudo e con la realtà interagisce eccome. Diciamo che Forest arriverà alla sua maggiore elaborazione teorica con Ici Meme, ma già in Barbarella è fortissima l’idea di fumetto come paese chiuso dal quale uscire costi quel che costi: alla faccia o grazie alla termodinamica.

Da leggerti, ne avessi mai voglia.

Le questioni di metodo, fondamentale riflessione e interpretazione sartriana del marxismo, sono la parte iniziale del volume di Sartre, Critica della ragione dialettica, Il saggiatore, 1963. Barthes ci parla e ci diletta da par suo dello spogliarello e di altre amenità in Miti d’oggi, stampato e ristampato con sollecitudine da Einaudi. Le citazioni di Baudrillard invece le ho prese dal suo Lo scambio simbolico e la morte, che Feltrinelli ristampa periodicamente. Le cazzate di Abruzzese le trovi, per fortuna, solo in biblioteca: Pornograffiti, Napoleone, 1980. Per Hubbard e Forest in italiano la storia si fa dura. Consiglio di rivolgervi alla biblioteca del Centro Fumetto Andrea Pazienza. Sono bravi e hanno quasi tutto. Barbarella te la trovi sulle bancarelle nei vecchi volumi MilanoLibri oppure, se leggi il francese, lì non hai che da fare un ordine su qualche bookstore internettiano.

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