Vestita di niente. Barbarella secondo me (1 di 3)

Noi maschi coltiviamo una scontata abitudine a pensarci e a parlare di noi come prototipo unico della specie umana: l’uomo. Se ha ragione Lea Melandri (Amore e violenza, Bollati Boringhieri, 2011), e ha ragione, questo è il più evidente sintomo di quel troppo duraturo rapporto di potere che abbiamo costruito – e che alimentiamo continuamente- sulla diversità biologica di genere: quella contrapposizione culturale di maschile e femminile che ha portato alla divisione dei ruoli sessuali, all’esclusione della donna dalla gestione della polis (se non quando si fa completamente maschio: dalla Thatcher alla Fornero) , all’identificazione della donna con il CORPO.

Gli evoluzionisti ci hanno spiegato che dal punto di vista biologico non si è posto mai alcun problema di dominazione di un sesso sull’altro. Biologicamnete c’era un primigenio equilibrio tra i generi. Ma se c’è una cosa che il materialismo storico ci ha insegnato (cazzo! Marx, sempre lui) è che la specie umana non si esaurisce nella realtà animale. E’ anche e soprattutto una realtà storica, quindi culturale.

Secondo Engels (lo spiega nell’Origine della famiglia della proprietà privata e della Stato, Editori Riuniti, 2005) l’equilibrio tra i sessi si rompe con la “grande disfatta storica del sesso femminile, quando appare la proprietà privata”, cui segue la nascita della famiglia patriarcale nella quale la donna è oppressa al pari degli schiavi di cui il capo famiglia (maschio) è proprietario.

A questo punto però Simone de Beauvoir (Il Secondo Sesso,  il saggiatore, 1994) ci fa notare che Engels da per scontato un fatto che andrebbe spiegato, cioè come la proprietà privata avrebbe fatalmente provocato l’asservimento della donna. Non è, per de Beauvoir , la comparsa della proprietà privata l’origine della riduzione della donna a oggetto, bensì la comparsa stessa dell’oggetto.  Dell’atrezzo. Forse quello di cui parlava Abruzzese.

Se l’uso dello strumento, di questa fottuta merce, fosse la clava  o l’arco o la selce affilata, richiedeva (e nella notte dei tempi lo richiedeva) una forza superiore a quella di una donna per il suo utilizzo, risulta ovvio come la donna si trovasse in costitutiva flagrante inferiorità. Chiunque si trovi in questa inferiorità diventa semplice corpo. Merce. Proprietà altrui.

Diverso sarebbe il caso in cui per la conquista del mondo non servisse strumento alcuno, e valore concreto per l’azione ce lo avesse solo il corpo nudo.

E’ un po’, ti dicevo, la situazione in cui Forest fa trovare Barbarella.

(segue)

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