sgualcirsi il gilet. lettera aperta di uno che non vota a quelli che invece lo fanno

karen%20Bach

Sono solo. Per lo meno: è così che mi sento. Come Tito, il protagonista del più bel romanzo, dopo l’uomo e il cane, di Carlo Cassola.

Mia moglie non mi parla e mi sventola in faccia, appena le rivolgo la parola, i pezzi stracci della mia tessera elettorale. Che ho stracciato qualche giorno fa. I miei figli (tredici e quattro anni) mi trattano con la condiscendenza che si usa con i bambini ritardati. Lo Zampa mi ha detto, al secondo MacCallan (distillato nel 1996), che ormai non mi capisce più. Mio fratello, bravo lui! che vota per cose le cui percentuali sono espresse in micron, mi dice che si vota sempre, perché il voto è un diritto. Persino il cane mi guarda strano.

I vecchi comunisti – proprio vecchi: il loro riferimento culturale è Lucio Magri-, amici con cui pranzo alla trattoria del mezzodì, poi mi dileggiano –loro!- come un residuato dell’ottocento.

Non bastassero loro, anche gli opinionisti da Facebook e Twitter, mi danno – in qualche modo- dello snob con la puzza sotto il naso.

Circondato da tutti questi martiri che hanno immolato la propria VOLONTA’ alla teologia del voto utile, mi sento solo e mi chiedo: ma?

Che cazzo volete da me?

Spiegatemelo voi semmai perché accetterete la farsa di queste elezioni di cui, a meno di essere stolidamente accecati, si conosce benissimo l’esito. Che sia l’uno o l’altro il vincitore.

Io non vi dovrei spiegare niente. E invece, adesso ve lo spiego. Perché non voterò.

La forma che prenderanno le due Camere il giorno che gli appena eletti deputati e senatori ci si insedieranno, sarà lì a ricordarci – a noi pochi che già lo sapevamo- e a insegnarvi – a voi molti che ancora ci credete- quale menzogna diffusa sia la democrazia rappresentativa. O meglio. Che la democrazia rappresentativa rappresenta – e ha sempre rappresentato- solo gli interessi delle élite dominanti. Siano esse raccolte attorno al brutale capitalismo stalinista di Berlusconi (ha un merito quest’uomo: quello di aver reso evidente che il capitalismo italiano è sempre stato capitalismo di stato, che il vero stalinista con tanto di lezione imparata non era Togliatti – al limite occhiuto servo – quanto, piuttosto, De Gasperi) o alla rapacità familistico-finanziaria di Monti o alla versione postmoderna del corporativismo fascista messa in piedi da Bersani.

Ho letto Marx. Non credo al suo determinismo storico, ma –sono bakuniniano- credo fermamente nel conflitto.

E’ ovvio il perché non voterò mai per un monolite che interpreta la società come proprietà del signore/stato (novello Stalin) declinato nell’inconscia richiesta d’ordine del cittadino terrorizzato dalla crisi finanziaria e dal conflitto che per forza ne consegue. Ma perché dovrei votare per chi mi propone un modello corporativo che permetta il superamento della conflittualità tra padroni e operai assicurando l’armonia sociale, a tutto ovvio vantaggio del capitale?

Gli slogan giustizialisti dei magistrati filosofi (sia detto con scherno, che il livello culturale dei magistrati è notoriamente bassino) che vogliono cambiare il mondo dalle poltrone dei loro tribunali, mi lasciano –poi- del tutto indifferente.

Spinoza sosteneva, nel Trattato teologico-politico, che è soltanto l’uso che conferisce alle parole un determinato significato. Il voto con l’uso reiterato che ne avete fatto e ne fate, è venuto, potenza e pericolo delle endiadi, a significare in tutto e per tutto l’azione politica. A Spinoza avere tratto conclusioni da quella cosa, tra tante altre, costò l’espulsione dalla comunità ebraica. A chi oggi non vota tocca, soltanto, l’accusa di essere un qualunquista o uno snob.

Certo. C’è da consolarsi. Non è come bruciare sul rogo. Però a me mi fa incazzare lo stesso.

Perchè questo vostro insistere sul voto è legato al fatto che per voi esserci significa ormai, per uso vetusto del termine, solo occupare uno spazio, non agire. Ma la libertà senza azione non esiste.

Questa cosa su cui tanto insistitete, quella del voto utile, è un invito ad accettare le cose come sono e non a volere che siano come dovrebbero essere. Ma accettare le cose come sono, significa accettare la condanna dell’umanità. Se non davvero a quella tragica fine che tra pochi decenni le prospetta Belpomme, certo a una condanna al perpetuarsi dell’attuale. Un orrore. La fine di tutto.

Non lo so.

Non la vedo come una scelta tra il peggio e il meno peggio. La vedo come l’obbligo della scelta per il meglio. Il meglio non ci entra niente con il governo di questo paese. Non è una cosa che si fa con una crocetta nel segreto del confessionale. Come una vecchia beghina. Quello è analfabetismo politico. Si fa agendo. Con il comportamento inesausto di tutti i giorni. Con lo scontro culturale. Con il non camuffare i nostri compromessi da necessità.

Con la nostra battaglia quotidiana. Certo, purtroppo c’è da sporcarsi il vestito e c’è da sgualcire il gilet. Pazienza: mamma non ci troverà puliti domattina.

L’ho detto. Credo fermamente nel conflitto.

Non voto.

15 commenti
  1. Mi piace, ma non condivido. Penso sia una questione di fondo di ideologia (sì, ideologia, malgrado tutto credo ancora che ci sia, come cantava un tale con la G) per cui rispetto certamente la tua posizione ma sono fermamente convinto che si stia meglio oggi di 50, 100, 200 anni fa. E allora se tra alti e bassi qualcosa di buono succede, con questo metodo pieno di falle, famolo. Chapeau per la citazione finale di G, l’altro.

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  2. Non parto da posizioni come le tue ma per la prima (o seconda) volta nella mia vita mi trovo a pensare di non votare anche io (annullerei la scheda, però – so che per te sarebbe come accettare comunque il sistema, ma non me la sento di buttare così tutto, sapendo quanto si è combattuto per avere questa possibilità, specialmente le donne).
    Piuttosto mi hanno colpito i tuoi consigli librari, e scopro che L’uomo e il cane è esaurito; spero di trovarlo usato da qualche parte. Anche Il superstite è esaurito (anche qui è protagonista un cane, da qualche tempo mi interessano molto).

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  3. Anonimo ha detto:

    Una delle punizioni che

    ti spettano per non

    aver partecipato alla

    politica è di essere

    governato da

    esseri inferiori (Platone)

    e poi, visto che non sei un precario nè un pensionato nè un disoccupato, e visto che il Maccallan invecchiatoo 1996 – che costa € 127,80 (ma on-line si trova anche a € 105,00) – non ti stupire se il prossimo governo non scelto da te aumenta l’IVA sui superalcolici. O te lo puoi permettere?

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    • sarei governato da esseri inferiori anche se votassi e vincessero quelli cheho votato, quindi…per quel che riguarda il mccallan io la pendso così: prima il pane. le rose dopo. servisse a dare da mangiare a tutti tutti i giorni sarei anche favorevole all’esproprio di tutte le terre alle famiglie dei martini, Sella e Mosca, Nonino etc.

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  4. Insomma, non voti perché la teoria (e l’utopia) sono meglio della realtà, il che è verissimo. Ma…

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    • votare è pura teoria cui non è mai conseguita nessuna prassi.. io credo che non ci possa essere separazione , che alla teoria debba sempre conseguire la prassi. faccio politica in ogni cosa che faccio, per questo non voto.

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  5. Anonimo ha detto:

    Avrei voluto vederti stracciare la tessera elettorale. Che pathos.

    R. Good

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  6. guglielmo ha detto:

    grande forza e chiarezza nelle tue parole.
    mi resta il dubbio di come poter agire nel quotidiano per cambiare le cose…
    tu come fai?

    g-

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    • boh, per esempio bevo solo l’acqua del rubinetto, non compro libri Panini o Bao, mi sdraio sulle panchine in quei parchi in cui scrivono di occupare un solo posto, tengo bello lucidato il mio AK47…

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      • guglielmo ha detto:

        vedi… armi a parte… cosa pensiamo di ottenere in questo modo?
        🙂

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  7. niente… mai ottenuto niente, ma è cosa, il non dovere niente a nessuno e il dare a tutti quello che meritano, di cui meno vanto

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  8. Consolato Meduri ha detto:

    Per anni non ho votato. Il diritto- dovere del voto per me è una grande cazzata interessata; infatti io esercito il mio diritto al voto anche non votando…mi tengo il mio diritto e lo esercito quando voglio. Il voto utile mi fa ridere. Non votare un partito solo perchè avrà pochi voti è come rinunciare a dare la nostra goccia al mare…non avremo il mare..tutti ad aspettare che siano gli altri a cominciare..che grande coraggio questi..Io voglio provare ancora questa volta con il M5S..

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  9. Anonimo ha detto:

    votare è come essere condannati a morte ma potere sciegliere il boia

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