The Sons of Ma Barker – ancora sulla miseria del diritto d’autore

patricia

Il punto che sfugge, non so se per superficialità o per malafede, agli agguerriti sanfedisti difensori di chi detiene i diritti di sfruttamento editoriale di alcuni personaggi di fantasia, è che ciò di cui parlano non è successo in luogo qualunque. Ma su Facebook. Sulla Rete.

Non ha alcuna rilevanza, o ne ha pochissima e riguarda la preoccupazione di salvaguardia della propria immagine ecumenica di qualche editore, che a usare quei personaggi siano stati degli aderenti a un partito politico.

Non ha alcuna rilevanza, o ne ha pochissima nell’ambito della riflessione estetica, che i cartelli realizzati con quei personaggi siano ben fatti o mal fatti.

Non hanno alcuna rilevanza, o ne hanno pochissima per qualche giornalista  e  per qualche sociologo, i motivi per cui sono stati scelti quei personaggi e la considerazione in cui sono tenuti i fumetti.

Ha rilevanza invece, e ne ha tanta, il modo e la virulenza con cui alcuni fumettisti hanno gridato alla lesa maestà del diritto d’autore e invocato la legalità. Qui. Sulla Rete.

Ricorderai che nel luglio del 2011 una delibera dell’AgCom suscitò una decisa reazione  e una vivace polemica unitamente all’accusa di attuare un tentativo di controllo censorio sulla Rete.  Te lo ricordi cosa diceva quella delibera? Minacciava la chiusura amministrativa di tutti quei siti che, anche per uso non commerciale, fossero stati accusati dalla stessa AgCom non solo di rendere disponibile (scaricabile) materiale protetto da Copyright, ma anche di riprodurlo.

La struttura portante della legge italiana sul diritto d’autore è quella  del 22 aprile 1941.  E’, nonostante le modifiche successive, una legge fascista nella forma e gutemberghiana nell’ispirazione.

Il punto che sfugge, non so se per superficialità o per malafede, agli agguerriti sanfedisti difensori di chi detiene i diritti di sfruttamento editoriale di alcuni personaggi di fantasia, è che l’epoca gutemberghiana è tramontata da almeno un decennio. Che i nuovi ambiti di comunicazione hanno rimesso tutto in discussione, riportando in vita un’antica idea di condivisione e continua commistione dell’opera dell’ingegno umano di contro a quella gutemberghiana di mera riproduzione.

Il punto che sfugge, non so se per superficialità o per malafede, agli agguerriti sanfedisti difensori di chi detiene i diritti di sfruttamento editoriale di alcuni personaggi di fantasia, è che un concetto così inteso di diritto d’autore tende quasi sempre (era il 1941, capisci) a essere utilizzato per limitare proprio quella libertà d’espressione che dovrebbe difendere. Manco fossimo tutti figli di Ma Barker.

Sei così convinto che la nostra libertà debba correre il rischio di essere sacrificata nel nome di una legalità concepita, nelle sue linee guida,  più di settant’anni fa,  più vecchia persino di Tex Willer?

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