Alexander Berkman – l’ABC dell’Anarchismo- capitolo 1 – a mo’ d’introduzione

abc

Voglio parlarti dell’Anarchismo.

Voglio raccontarti che cos’è; penso che ce ne sia assoluto bisogno. Anche perché se ne sa così poco, e quel poco è solo per sentito dire e spesso falso.

Voglio parlartene perché credo che l’Anarchismo sia l’idea più bella e più grande che sia mai stata pensata. L’unica che ritiene contemporaneamente realizzabili libertà e giustizia. L’unica che possa portare al mondo pace e serenità.

Voglio parlartene con estrema semplicità, in modo che non ci sia possibilità di fraintendimento. Paroloni e frasi altisonanti servono solo a confondere. A un pensiero chiaro bastano parole semplici.

Ma prima di raccontarti cos’è l’Anarchismo, devo dirti cosa non è. Questo è necessario a causa dei troppi pregiudizi che lo circondano. Anche persone intelligenti ne hanno spesso un’idea completamente sbagliata. Troppa gente parla di Anarchismo senza avere la più pallida idea di cosa sia in realtà, e troppo spesso diffondono su di esso falsi luoghi comuni con l’intento di impedirti di conoscere la realtà.

L’Anarchismo ha molti nemici che non ti diranno mai la verità su di esso. Perché abbia tanti nemici e chi siano lo vedremo dopo. Per adesso posso dirti che nessun politico, nessun imprenditore, nessun capitalista, nessun poliziotto ti parlerà mai onestamente dell’Anarchismo. Molti di loro neppure sanno cosa sia, però tutti lo odiano. Quotidiani e periodici borghesi non perdono occasione per denigrarlo. Persino molti socialisti e comunisti lo disprezzano. In realtà la maggior parte di loro non ne sa quasi niente. Ma anche quelli, tra loro, che lo conoscono meglio, quasi sempre mentono parlandoti di “caos e disordine” quando ti parlano di Anarchia.

Quanto siano in malafede lo puoi vedere da te: i due più grandi teorici del Socialismo – Karl Marx e Freidrich Engels – erano convinti che la naturale evoluzione del Socialismo sarebbe stato l’Anarchismo. Dicevano che il socialismo, una volta consolidato, si sarebbe trasformato in anarchismo, e che questo avrebbe significato vivere in una società ancora più libera e bella di quella socialista.

Invece i socialisti di oggi, bestemmiando Marx ed Engels, insistono nel definire l’anarchia come “caos e disordine”, il che dimostra quanto siano disonesti e ignoranti.

I comunisti commettono lo stesso errore nonostante la loro più autorevole guida, Lenin, abbia sostenuto che l’anarchismo è il traguardo cui punta il comunismo, dove la vita sarà migliore e più libera.

Quindi, prima di tutto, mi tocca dirti cosa non è l’anarchismo.

Non è disordine, terrorismo o caos.

Non è rapina né omicidio.

Non è guerra di tutti contro tutti.

Non è ritorno alla barbarie, né a un qualche stato di natura.

In realtà l’anarchismo è l’esatto contrario di tutto questo.

La realizzazione dell’anarchismo non sarà altro che la realizzazione della tua libertà; l’impossibilità per chiunque di sfruttarti, comandarti, derubarti, importi la propria volontà. La realizzazione dell’anarchismo non sarà altro che la realizzazione della tua possibilità di fare le cose che ti vanno e l’impossibilità per chicchessia di obbligarti a fare ciò che non vuoi. Significherà poter scegliere il tipo di vita che più ti aggrada e viverla senza l’interferenza di alcuna autorità. Diritti e libertà di scelta che avranno tutti, indistintamente.

Significherà per tutte le donne e tutti gli uomini un’esistenza solidale di pace e armonia. Vale a dire che non ci saranno più guerre, violenze dell’uomo sull’uomo; non ci saranno più ricchezze né povertà, niente più oppressione né sopraffazione.

In breve. L’anarchismo è una condizione, anzi un’idea di società in cui tutte le donne e gli uomini saranno liberi, godendo in egual misura dei benefici di una sensata organizzazione economica.

“Succederà questo? Davvero?”, ti chiederai ,“e quando?”.

“Non prima che ci si sia tutti trasformati in angeli” ti risponderanno i tuoi amici.

Bene. Ascoltami un attimo. Credo di poterti convincere che si può essere persone degne e condurre una vita degna senza, per forza, aspettare che ci spuntino le ali.

(traduzione mia)

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