la mia bella anarchia, la mia crassa ignoranza, la mia danza tra il dentro tra il fuori

“Un anarchico è come un agente segreto che giochi la partita della Ragione allo scopo di minare l’autorità della Ragione (della Verità, dell’Onestà, della Giustizia ecc.). […] L’anarchismo epistemologico differisce sia dallo scetticismo sia dall’anarchismo politico (religioso). Mentre lo scettico considera ogni opinione ugualmente buona, o ugualmente cattiva, o desiste completamente dal dare tali giudizi, l’anarchico epistemologico non ha alcuno scrupolo a difendere anche l’asserzione più trita o più mostruosa. Mentre l’anarchico politico o religioso vuole abolire una certa forma di vita, l’anarchico epistemologico può desiderare di difenderla, poiché egli non ha alcun sentimento eterno di fedeltà, o di avversione, nei confronti di alcuna istituzione o ideologia. Come il dadaista, al quale assomiglia assai di più che non somigli all’anarchico politico, egli “non soltanto non ha un programma, ma è contro tutti i programmi”, anche se in qualche occasione sarà il più rumoroso fra i difensori dello status quo o fra i suoi oppositori: “per essere veri dadaisti, si dev’essere antidadaisti”.[…]

(P.K.Feyerabend, Contro il metodo, Milano, Feltrinelli, 1979, pp. 21-29, 155, 246)

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Una volta per tutte (e che la cosa mi venga in mente leggendo la querula razza degli opinionisti da efemeride mi sembra indicativo): ha ragione l’arguto reazionario al bar (uno dei tanti, appunto) che mi dice – a seguito di disquisizione sul voto/non voto: lei è un ignorante!

Dato per scontato che l’ignoranza è inevitabile:io lo sono, ignorante certo.

Ma quale ignorante? Razionale direi. Qual è la differenza tra un ignorante razionale e uno generico o irrazionale? Che quello generico, come il reazionario da bar, si pone domande su oggetti inesistenti: ha tutte le presupposizioni attributive sbagliate, cerca la radice quadrata della democrazia, quando non addirittura il senso della vita, e suppone poi di averla trovata in una società a irresponsabilità illimitata che chiama Partito. L’ignorante razionale non crede di sapere ciò che non sa, quindi non suppone ma sa quello che non conosce. Questa è la differenza tra imparare e conoscere. Imparare è prendere per buone le risposte sbagliate alle domande generiche fatte alla cazzo. Conoscere è formulare domande pertinenti in base a corrette presupposizioni attributive. Non è detto di trovare le risposte, anzi queste potrebbero essere tutte sbagliate oppure insufficienti. Facile che sia così, anzi: sono sempre insufficienti le risposte; che l’ignoranza razionale non è mai soddisfatta, la sua estensione è indeterminata: c’è sempre altro da sapere.

C’è sempre da sapere perché, guarda caso, esiste il mondo. E nel mondo fisico noi ignoranti razionali viviamo. Quindi ci viene la curiosità di sapere come funziona.

Ora, essendo ignorante, io non so niente di queste cose della democrazia, però mi sembra che questa democrazia rappresentativa non ha niente a che vedere con la libertà. E’ solo una serie di regole- meno violente e più tollerabili e tolleranti di altre forme di governo- per contenerla e reprimerla. La libertà non è conformabile a nessuna forma di potere. Poi se una certa forma di potere è preferibile a un’altra, per i motivi i più svariati, questo si può discutere e trovare un punto in comune… ma non si cerchi, per farla rientrare nei propri democratici parametri, di far diventare la libertà qualcosa di meno esagerato di quello che è.

Riducendo la libertà (la licenza) individuale per farla rientrare nei propri parametri e rendere la vita in regime di democratica – o meno- comunanza, chi esercita il potere esercita violenza.

Ora l’antica logica umana sapeva che il riequilibrio della giustizia non poteva che essere circolare. L’occhio per occhio. Ma questo metteva in serio pericolo il potere; non c’era motivo per non vendicarsi di un torto esercitato dal tiranno: il re poteva finire senza testa… la responsabilità, non la colpa, condannava ogni individuo ad assumersi la conseguenza delle sue azioni, quindi a rischiare anche la testa pur essendo re.

Ecco la dirompente forza dell’idea paolina: sostituire la responsabilità con la colpa, per questo tutti gli uomini sono uguali, nessuno responsabile di niente; e porgere l’altra guancia e non rompere i coglioni, il dio onnipotente ha sacrificato il suo figlio per lavare le colpe umane… sacrifichiamo un briciolo della nostra libertà e limitiamo il conflitto, non diventiamo uguali a loro. Viviamo in pace. Questo il cristianissimo messaggio: evitare il conflitto, perdonare tutti perché la violenza fa schifo e noi abbiamo schifo del nostro schifo.

Cazzate per deresponsabilizzare il potere. E soprattutto chi vi si sottomette.

Judy Dater, Imogen and Twinka at Yosemite

Wilhelm Reich alla fine della sua vita si era bevuto il cervello. E sparava cazzate su alieni e energia orgonica anche peggio di quelle mie sui fumetti. Però. Nel 1933, quando scrive Psicologia di massa del fascismo è nel pieno della sua viva intelligenza. Sosteneva in quel saggio fondamentale che l’origine del fascismo deriva dall’incapacità dei suoi fondatori e aderenti di avere una vera scarica orgasmica. L’origine del problema, come quella di tutti i problemi, ha la sua base nell’adolescenza. Quando intensissima è la centralità della tensione sessuale, l’adolescente italiano, a causa di quell’impostazione culturale ipocrita–che è la vera natura del cattolicesimo insegnatagli fin dai tempi della prima comunione- si trova in conflitto tra l’adesione pratica e formale a riti cui nessuno concede minima fede e la non manifesta consapevolezza della loro inutilità. L’adolescente italiano attraversa in questo conflitto, una irrisolta e nevrotica lotta con la masturbazione. La masturbazione è un peccato per i preti e una cosa da sfigati per l’altra medaglia della cultura cattolica, il maschilismo; cioè: se ti fai le seghe pecchi e vuol dire che non sei capace di trovarti una donna per scopare. In questa lotta, da cui l’adolescente italiano esce sempre brutalmente sconfitto, si sviluppano –secondo Reich- tutti i caratteri strutturali dell’uomo reazionario. L’assoluta impossibilità di convivere serenamente con la propria sessualità. Il fascismo, il leghismo, il berlusconismo, il montismo, il moderatismo piddino, le ingroiate e le vendolate sono le zattere attuali e disperate cui l’adolescente italiano diventato adulto e incapace di convivere serenamente con la propria sessualità si aggrappa, nel disperato convincimento di trovare nel gruppo di appartenenza elettorale un’identità. La brutalizzazione della sessualità compiuta dal linguaggio fascista; la giustificazione della paura del contatto con l’altro offerta dal leghismo; il meccanicismo economico della sessualità propagandata dal berlusconismo; l’eterno castrante moralismo sessuale dei cattocumunisti piddini; rassicurano l’italiano medio. E’ per questo che il nostro paese ha sempre il record della partecipazione elettorale. L’incapacita dell’italiano medio di vivere appieno l’orgasmo si manifesta sempre come elemento agglomerante (oltre il 60%) e diventa, in alcuni casi come per il PDL, programma politico. Da sempre gli italiani cercano un capo più impotente di loro ma che a differenza di loro sia riuscito a trasformare questa impotenza in forza. Per questo da due secoli non riusciamo a sbarazzarci di papi, re e duci e berlusconi. Per colpa di questa impotenza gli italiani sono l’unico popolo che non ha mai ghigliottinato il suo re e che anzi, lo rielegge a ogni votazione.

Chi esercita il potere, chi sceglie di esercitarlo non è uguale a me. Anche se mi chiede, attraverso il voto, il consenso. E non lo riesco a tollerare nemmeno per necessità.

Questo è il mio problema. La mia inadeguatezza.

Non potendo ancora sottrarmi, perchè non so come fare, al vivere in un’organizzazione umana comunque gerarchica, cerco di impegnarmi a strappare al potere ogni più piccolo lembo di libertà. Lo faccio non votando.

Questo cercavo di dire.

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