dalla parte di Creonte

Parker 31R ShavetteHo quarantacinque anni, stamattina. Mi guardo nello specchio, indeciso se farmi la barba o meno. Mi ero ripromesso, giuro, di trascurarla questa cosa: il compleanno intendo, non il farmi la barba che con questa cosa ci devo fare i conti almeno ogni tanto.
Invece.
Questa faccia con la barba lunga e livida dei troppi martinivodka di ieri sera mi fa venire voglia di scriverne. Per farti capire questa voglia di scrivere della mia faccia, voglia che porta via il tempo al vivere, devo cominciare da Creonte.

Allora. Quando Edipo, cieco per aver visto l’insostenibile, lascia Tebe e se ne va in esilio a Colono, in modo da salvare la città minacciata per colpa sua dalla peste, i suoi due figli maschi cominciano a litigare. Per il potere ovviamente.
Eteocle assume il potere nella città. Polinice, il fratello, si rifugia ad Argo e prepara un esercito per marciare su Tebe e conquistarla.

In duello davanti alle porte della città si uccidono vicendevolmente.

Creonte, zio e contemporaneamente cognato di Edipo, si trova così re di Tebe . E vieta per decreto che il corpo di Polinice, il traditore che ha marciato contro la sua stessa città, venga sepolto e onorato con le esequie riservate alla sua casta.
Sai che Antigone, sorella di Eteocle e Polinice, contravviene alla disposizione di Creonte e celebra le esequie di Polinice, incorrendo così nella condanna del nuovo re della città.

Ho letto tempo fa detestandolo – quanto avevo amato invece il nodo e il chiodo – un libro di Adriano Sofri: piccolo catechismo per exrivoluzionari in cerca di una mistica non dogmatica. Insomma, ho letto chi è il mio prossimo e mi viene in mente una cosa che scriveva Piergiorgio Bellocchio nel 1991 proprio su Sofri ai tempi del processo a Lotta Continua per l’omicidio Calabresi (il pezzo è chi perde ha sempre torto, raccolto in al di sotto della mischia, pp. 75-107). Scriveva che i militanti di Lotta Continua “erano migliori di quel che sono diventati”. Il punto è che poco prima Bellocchio criticava Scalfari per aver paragonato, sulla Repubblica del 2 agosto 1988, Sofri a un’Antigone da tre soldi e per aver sostenuto che la legge di Socrate, cioè la legge della città, alla lunga la vince su quella di Antigone.

Balle dice Bellocchio, capisco che Scalfari si schieri con Creonte, ma Creonte con Socrate non c’entra niente. Socrate come Antigone è un ribelle; c’è da sperare che alla lunga vinca la legge di Antigone.

Insomma, capisco io: Sofri da giovane era migliore di quel che è adesso perché era un ribelle come Antigone e c’è da augurarsi che la ribellione di Antigone-Sofri vinca anche su quello che Sofri è diventato (l’autore di chi è il mio prossimo – chioso io).

Il problema è che le cose non stanno così.

Che non è per niente conseguente che Scalfari debba schierarsi con Creonte. Anzi.

Quella lì che hanno in mente loro è l’Antigone del Living Theatre, non quella di Sofocle.

Nella tragedia sofoclea, che fosse il simbolo della tirannide o quella di una democrazia guidata (come era quella di Pericle al tempo in cui visse Sofocle), Creonte rappresenta una nuova idea di stato. Creonte rappresenta la rivoluzione della legge scritta contro la tradizione orale dei privilegi castali e sacerdotali: contro questa messa in discussione degli antichi privilegi Antigone si ribella. La sua non è rivoluzione, è reazione, oltranzista difesa della tradizione. Di quella legge morale tanto cara ai sacerdoti.

Non so cosa fosse Sofri ai tempi di Lotta Continua. So, leggendo i suoi scritti, cosa è adesso. Molto vicino ad Antigone: a quella legge morale che portava la figlia di Edipo a violare la nuova legge della città, e che porta lui a scrivere un libro così vicino, se non a dio, a una religiosità platonica senza fede. In fondo dall’eterogenesi dei fini alla provvidenza il salto è breve.

Lo dice Sofocle che tifa per Antigone. “Non è data agli uomini/liberazione dal predestinato (66,6)”.

Vero. Probabilmente questi ex ragazzi che ora insegnano nelle università, che scrivono libri, che dirigono quotidiani, che conducono trasmissioni  televisive erano migliori di quello che sono diventati.

Dicevo della mia faccia.
La guardo nello specchio. Decido. Non mi faccio la barba. Sono migliore di quello che ero dieci venti trenta anni fa. Più bello e più libero.
Incapace non dico di rispettare dei e loro tradizioni, ma anche solo di ipotizzarne l’esistenza. Incapace di quella saggezza che dicono si apprenda con la vecchiaia.
Ostinatamente inappartenente a qualsiasi idea trascendente di moralità.

In qualche modo sempre in mezzo alla mischia.

Assomiglio dannatamente a Creonte.

Bibliografia

Sofocle, Antigone, una qualsiasi edizione economica

Giovanni Cerri, Legislazione orale e tragedia greca, Liguori, 1979

Luciano Canfora, Storia della Letteratura greca, Laterza, 2001

Cristian Meier, L’arte politica della tragedia greca, Einaudi, 2000

Ehrenberg, Sofocle e Pericle, Morcelliana, 2001 (ed. orig. 1954)

Adriano Sofri, chi è il mio prossimo, Sellerio, 2007

Piergiorgio Bellocchio, Al di sotto della mischia, Scheiwiller,2007

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: