canzoni e kantzate (2)

La messa in scena studiata con Django per liberare Broomhilda, è fallita miseramente. Sotto la minaccia delle armi dei suoi sgherri il Dottor King Schultz attende che Calvin Candie, il feroce proprietario di schiavi, stili l’atto di vendita con cui gli porterà via tutti i soldi in cambio della vita di Broomhilda. Schultz è seduto in una poltrona della biblioteca e non riesce a evitare di ripensare alla tremenda fine di D’Artagnan: uno schiavo fuggiasco fatto dilaniare a morte dai cani per ordine di Candie. Intanto Lara Lee, la stolida sorella di Candie, suona sull’arpa Fur Elise.

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Per la prima volta in tutto il film Schultz perde la propria compostezza e si rivolge indignato alla suonatrice d’arpa, ringhiandole: “STOP PLAYNG BEETHOVEN!”.

E’ chiaro che l’indignazione di Schultz è dovuta al fatto che a suo modo di vedere la bellezza universalistica di Beethoven non può avere senso se usata a commento musicale della vittoria contrattuale di un forsennato schiavista capace di far sbranare un uomo dai propri cani.

Ora.

Questa scena è ricalcata su quella del kubrickiano Arancia Meccanica quando Mr. Alexander, dopo aver catturato e drogato Alex reduce dalla cura Ludovico, lo obbliga, con l’intento di vendicarsi per lo stupro e l’uccisione della moglie, a sentire la Nona Sinfonia di Beethoven finchè, non potendo più sopportarla, Alex si butta dalla finestra.

Tutte e due le reazioni sono causate dall’accostamento tra scene di ultraviolenza e la musica di Beethoven. Ma nel caso del film di Kubrick è la Nona Sinfonia a causare in Alex il ricordo e il conseguente dolore per quelle scene di violenza; in quello di Tarantino sono i ricordi dello strazio di D’Artagnan a causare l’intollerabilità dell’accostamento con la musica di Beethoven.

Mica è usato a caso Beethoven, né da Kubrick né da Tarantino. E’ perfettamente funzionale al discorso che ognuno dei due registi fa, perché come sostiene il musicologo Nicholas Cook, l’opera di Beethoven è piena di quelli che lui chiama “simboli non consumati”, cioè elementi in eccesso rispetto alla totalità dell’opera, il cui significato aggiuntivo non è chiaro, ma necessita di interpretazione.

pe19690320Due interpretazioni diverse di una stessa realtà. Due? Quattro, forse sei. Quella di Alex, quella di Mr. Alexander e quella di Kubrick in Arancia Meccanica. Quella di Lara Lee Candie, quella di King Schultz e quella di Tarantino in Django Unchained.

Personalmente ho il fondato sospetto che Tarantino abbia dimestichezza con il pensiero filosofico di Martha Nussbaum (almeno il suo Non per profitto, Il Mulino, 2011), soprattutto con le sue conclusioni, per cui vede il nostro destino collettivo intimamente legato alla nostra capacità di reinterpretare le interpretazioni su cui si basa la nostra cultura. Sono convinto che Django sia, sul piano politico, una reinterpretazione delle interpretazioni marxiane e sul piano linguistico una reinterpretazione delle interpretazioni saussuriane di Luis Jorge Prieto.

(continua)

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