venticinque volte aprile

Lunedì. Ventidue volte aprile.

Me ne sbatto. Tiro su lo zaino. Dentro: quaranta grammi di trinciato comune, la pipa, La società dello Spettacolo di Debord, un coltello laguiole, pane e salame di capra. Infilo gli scarponi, quelli buoni, e tiro su anche il cane.

Fuggo a Locarno con il trenino centovalli. Cammino un po’ in montagna poi se continua a girarmi me ne vado a Zurigo.

Vediamo.

Parto da Milano Garibaldi verso le due e qualcosa (non mi ricordo) arrivo a Domodossola alle cinque. Poi trenino centovalli e circa alle otto sono a Locarno. Lo so che facevo prima a farlo diretto da Milano. Ma così è molto molto più bello. Becco l’ultimo postale per Mosogno. E prima delle dieci eccomi in trattativa con il nuovo proprietario dell’osteria del popolo per farmi accettare con il cane per la cena e per la notte.

Ah. Ho scoperto che la Gisella se ne è scappata da Mosogno e ha piantato lì l’osteria del popolo alla gestione di un orso delle valli. Ma alla fine troviamo un accordo.

E passo la notte al coperto.

Martedì. Ventitre volte aprile.

Mi alzo di buon ora. Tanto devo portare a pisciare Durruti il mio setter. Colazione con formaggio e birra, poi via. Si parte da Mosogno per scalare il monte Comino. Piove. Fa niente. Cammino. Camminiamo. Anzi: Durruti corre, salta, va avanti e lo perdo di vista. Ritorna. Trova tracce. Caprioli? Tassi? Arriviamo alla Madonna della Segna. Quante ore ci abbiamo messo? Dicono, quelli che abitano da queste parti, che ce la si fa in tre ore. Ho il passo da pianura e il fiato da tabagista. Ce ne avrò messe quattro abbondanti.Ha smesso di piovere. Bevo alla fonte dietro il santuario. Poi fumo la pipa nell’umidità dell’aria. Un grosso cespuglio di ginepro esaltato dalla pioggia aromatizza le mie boccate di trinciato comune.

Riprendiamo il cammino. Giriamo verso Calascio. Ricomincia a piovere. Camminiamo da un bel pezzo e mi viene il dubbio: e se il rifugio di Calascio è chiuso? Perché faccio sempre queste cose senza informarmi? Perché non sono andato a Zurigo? Se è chiuso mi tocca scendere fino a Intragna; ci arriverò, se ci arriverò, a notte fonda. Che faccio torno indietro? Cambia niente. Vado.

Poi il rifugio è aperto. Nemmeno mi fanno storie per il cane. Ne hanno anche loro.

A cena risotto e spezzatino. Un bicchiere di merlot. Partita a jass davanti al camino. Grappa di mele selvatiche. Nanna.

Mercoledì. Ventiquattro volte aprile.

Mi sento benissimo. Vado fino al pizzo Ruscada. Piove ma ormai ci ho fatto l’abitudine. Durruti è un irlandese che gli frega a lui di quattro gocce ticinesi. Mangiamo in alpeggio. Salame e formaggio. Pane vecchio.Poi, sempre per cresta e sotto la pioggia, giù fino a Dissimo. Ci fermiamo. Adesso due cose. Dormire qui oppure affrontare i 10 kilometri di strada asfaltata fino a Verdasio. Io sono stravolto. Durruti, che non è più giovanissimo, è scoppiato pure lui.

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Giovedì. Venticinque volte aprile.

Autostop fino a Verdasio. Prendiamo il postale e scendiamo a Santa Maria maggiore. Valvigezzo: terra d’Ossola di repubblica e di libertà. Ora si cammina in piano. Andiamo fino a Druogno, una bella camminata. La pioggia ci da tregua. Allora ci fermiamo per la colazione nel piano delle Lutte. Ancora mi sembra di sentire odori e rumori degli antichi sabba. Fumo la pipa. Durruti sembra gradire molto questa pausa. Ci attardiamo un po’ in questo far niente. Libero. Era tempo, tanto, che non mi sentivo così libero. Sole e nuvole. Siamo arrivati con il postale a Domodossola.

Fumo l’ultima presa di tabacco mentre studio l’orario dei treni.

Poco prima delle tre siamo in Centrale.

Ravano nello zaino la museruola, l’attacco al guinzaglio (che sul muso al mio cane non gliela metto nemmeno sotto minaccia di multa) così in bella vista per il rompicoglioni di turno, che lo trovi sempre.

Prendiamo la metropolitana fino in Duomo. Usciamo sulla piazza, accolti finalmente dal sole.

Ci sediamo sul sagrato.

Guardiamo sfilare le belle bandiere.

1 commento
  1. Marco Pellitteri ha detto:

    Scrivi sempre di queste cose e di filosofia, invece che di fumetti! Sono cose più divertenti! Bravo, mi è piaciuta molto la tua gita col cane e un po’ ti ho “invidiato” (per il bel cane).

    Mi piace

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