responsabili di qualcosa (considerazioni sui diari di viaggio da Bruce Chatwin a Guy Delisle).1

tango1Quando Bruce Chatwin arriva a Buenos Aires nel dicembre del 1974, è appena cominciata l’estate australe e, lo dice lui stesso nelle prime pagine del suo In Patagonia, nella calda aria inquinata della città si respirano i prodromi di un ormai prossimo golpe. Non è che ci volesse un genio per capirlo. Isabelita Peron, succeduta nominalmente alla presidenza del paese dopo la morte del marito nel luglio dello stesso anno, ma in realtà figura fantoccio nelle mani del segretario di stato Josè Lopez Rega (terrorista di destra, esoterista e membro della P2 di Licio Gelli) ha istituito –in novembre- lo stato d’assedio per far fronte ai gravi disordini dovuti a una lunga serie di attentati terroristici (la maggior parte compiuti da un’organizzazione che faceva capo allo stesso Rega). Quello che sarebbe successo nei due anni successivi lo si poteva tranquillamente intuire già allora.

Ma le questioni politiche e sociali, in fondo, a Chatwin non interessano. Non ha molto tempo. Deve girarsi in pochi mesi Argentina e Cile per poi tornare a Londra e tirarci fuori un libro che lo renderà ricco e famoso.

In quel libro non lo racconta, ma qualcuno gli ha detto che lo storico “anarquista y pacifista a ultranza” -come lui stesso si definisce – Osvaldo Bayer è il più profondo conoscitore della storia della Patagonia. Fa un salto a trovarlo a casa sua, nel quartiere di Belgrano, e gli chiede se può fornirgli una bibliografia sulla Patagonia. Solo libri di viaggio, di curiosità, di leggende, magari qualche biografia di bandoleros, ma per carità niente sociologia, etnografia e politica. Ce lo mettiamo un bel libro di scioperi,dai? Gli chiede Bayer. Uh, dice Chatwin, di scioperi…? Sì, ribatte Bayer, storie di gauchos, peoni e anarchici. Ah, fa sollevato Chatwin, sì, gli anarchici sì, fanno folclore. Bayer allora gli riempie lo zaino di libri e ci ficca pure la sua monumentale storia in tre volumi del lungo sciopero insurrezionale dei peones anarchici che scosse, nel 1921, tutti i latifondi patagonici: Patagonia Rebelde (lo trovi in una bella edizione ridotta e curata e tradotta nel 2009 da Alberto Prunetti, per Eleuthera – parte di quello che ti sto raccontando viene dalla sua introduzione al libro).

Poi si salutano. Chatwin parte per la Patagonia. Tre settimane dopo è già di ritorno a Buenos Aires e gli restituisce tutti i libri.

Tra il 1975 e il 1976, quando Videla e la sua giunta militare portano a compimento il colpo di stato, Osvaldo Bayer, già a lungo osteggiato e perseguitato negli anni precedenti dalle forze governative e militari proprio per quel suo libro, deve abbandonare l’Argentina e rifugiarsi a Berlino.

6896381378_0ab0359fce_z

In Patagonia, il libro che Chatwin trarrà da quel suo viaggio, lo sai, uscirà nel 1977 e sarà un successo straordinario, capace di trovare lettori ininterrottamente fino a oggi. Poco prima dell’uscita del libro Chatwin stranamente pubblica, sul numero del 31 dicembre 1976 del Times Litterary Supplement, una lunga recensione del libro di Osvaldo Bayer.

Prima di raccontarti quello che Chatwin pensava dell’opera di Bayer (se hai fretta puoi andartelo a leggere dalla pagina 137 alla pagina 151 dell’edizione Adelphi di Anatomia dell’Irrequietezza, dove la recensione è stata raccolta postuma), devo però parlarti del libro di Bayer.

(continua)

1 commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: