responsabili di qualcosa (considerazioni sui diari di viaggio da Bruce Chatwin a Guy Delisle).2

Nell’ Estado Burocratico Autoritario, come il politologo Guillermo O’Donnell definì la dittatura militare che tenne il potere in Argentina dal 1966 al 1973, tutti i partiti politici erano stati soppressi. Non stupirti quindi se affermo che fu sicuramente un atto di coraggio la decisione dell’avvocato Felix Luna di fondare nel 1967 a Buenos Aires una nuova rivista di divulgazione storica: Todo es Historia. Racconta lui stesso che la necessità di fondare quella rivista gli era sembrata evidente quando aveva capito che, benché il governo avesse proibito ogni attività politica, questo non bastava a spegnere le preoccupazioni e le idee politiche della gente. Solo non c’erano più luoghi dove esprimerle e confrontarle. Allora si era chiesto a cosa la politica fosse più prossima. Ovvio, si era risposto: alla storia.

Allora, fatto.

Non è un caso che tra i primi collaboratori della rivista ci fu Osvaldo Bayer che praticamente da subito affrontò con un lungo saggio uno dei più radicati- a causa delle forti corrispondenze con il presente – tabù della storiografia argentina.

Durante la Prima Guerra Mondiale il prezzo della lana era andato alle stelle. L’estremo sud dell’Argentina, quella gelida e desolata terra che chiamano Patagonia, aveva visto una crescita esponenziale degli allevamenti di ovini, i quali erano arrivati a occupare quasi tutte le terre con la conseguente creazione di vastissimi latifondi quasi tutti nelle mani di proprietari inglesi e nordamericani. Le condizioni delle migliaia di peones che vi lavoravano avevano raggiunto livelli intollerabili. Per capire quanto dovessero essere terribili basta leggersi le richieste sindacali che i lavoratori rurali, che lavoravano 16 ore al giorno per sette giorni la settimana, avevano presentato nel novembre del 1920 alla Società Rurale che rappresentava la categoria dei latifondisti.

. un letto di pagliericcio invece dei tavolacci

. non più di tre lavoratori per ogni alloggio da 4mt x 4mt

. un pacco di candele al mese

. libertà al sabato sera per fare il bucato personale

. scritte in castigliano e non in inglese sulle cassette del pronto soccorso.

La Società Rurale rifiutò. I lavoratori risposero con quello che diventerà uno degli scioperi generali più lunghi della storia. I padroni licenziarono tutti gli scioperanti e mandarono polizia e vigilantes a braccarli. I lavoratori trovarono in quattro anarchici molto diversi tra loro Alfredo Forte, Josè Aicardi, Antonio Soto e Josè Font capacità aggregativa e organizzativa. In poco tempo organizzarono la resistenza e cominciarono a rispondere alle violenze.

Nel gennaio del 1921 lo sciopero diventò insurrezionale.

Durerà un anno. Resisterà per mesi all’attacco dell’esercito. Finirà sotto la spietata campagna del colonnello Varela, finanziata e istigata da Inghilterra e USA che non avevano intenzione di rinunciare ai latifondi, che si conclude con il massacro di 1500 operai.

Sul numero doppio 14-15 di Todo es Historia (uscito nell’autunno australe del 1968) Osvaldo Bayer pubblica il saggio Los vengadores de la Patagonia tragica in cui racconta, con una precisissima analisi documetaristica, questi fatti.

Negli anni successivi continua la ricerca storica e tra l’agosto del 1972 e l’inizio del 1974 pubblica tre ricchissimi volumi (per circa 1600 pagine) con il titolo definitivo di Patagonia Rebelde.

Proprio nel 1974 il regista Hector Olivera realizza addirittura un film ispirato all’opera di Bayer con lo stesso titolo.

Per averlo scritto Osvaldo Bayer comincia a essere perseguitato dai servizi segreti e il suo nome viene incluso in una lista di condannati a morte redatta dal gruppo terrorista di estrema destra Triple A che fa capo al segretario di Stato Josè Lopez Rega.

Con il colpo di stato del 1976 Bayer è obbligato all’esilio e tutte le copie del suo libro che la sbirraglia riesce a trovare finiscono con gli altri libri ritenuti sovversivi nei roghi divenuti comuni in quegli anni a Buenos Aires. La storia di come Bayer riuscì a recuperare il manoscritto per farne un edizione tedesca in lingua spagnola nel 1978 da sola meriterebbe un romanzo. Un’altra volta magari.

Fin qui quello che avevo da dirti sul libro di Bayer. Adesso torniamo alla recensione che, come ti dicevo, ne fece Chatwin.

(continua)

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