il senso della vite

Gli anglofoni, che probabilmente non gli piace dare adito a mistificatori metafisici filosofi e teologi di giocare sull’ambiguità delle parole, di parole ne hanno molte più di noi. Per esempio: se devono usare il termine senso riferito alla vita, per spazzare ogni ambiguità e dichiarare chiaramente che stanno parlando di un disegno divino (anche perché se non ci cercassi traccia di un disegno divino non avresti motivo di interrogarti sul senso della vita, a meno che –e avresti la mia piena adesione- tu non voglia riderne del senso e della vita) usano il termine meaning. Se invece per senso vogliono intendere uno dei mezzi che ci permettono la percezione della realtà, beh!, in quel caso usano sense.

Ora, quei cattolici che consapevoli della nientità logica dei dogmi cui fanno riferimento, si sforzano di trovarne nelle ambiguità del lessico italiano una giustificazione razionale, mi accusano di meschinità quando dico che l’unica cosa che mi viene da fare quando mi trovo di fronte a chi cerca il senso della vita è di ridergli in faccia.

Non posso fare altrimenti. Non riesco a liberarmi da quell’esilarante film dei Monty Python.

images (20)

Vabbè.

Non sono meschino. Non credo. Almeno, se mi attengo ai significati che meschino ha sul vocabolario italiano. Poi ovvio, chi usa i significanti a vanvera (non voglio attribuirgli malafede) non si preoccupa se ad essi corrispondono significati. Strano. Visto l’attenzione che sembra porre alla ricerca del significato ultimo della vita. Ci fanno le marce brandendo simboli di morte.

images (19)

Sono convinti che la vita umana cominci già nel blastocita. Non si soffermano a pensare che se il 50% dei concepimenti termina con un aborto spontaneo, senza nemmeno che la donna si renda conto di essere incinta, e che il 20% delle gravidanze accertate termina con un aborto spontaneo entro il 180° giorno. Cazzo. Se il loro dio esiste ed è lui che ha stabilito le regole, beh!, probabilmente è il più fervente abortista che esista. 

Ma non è questo il punto.Lo sappiamo tutti. Il loro lento estenuante ripetere quella cazzata è volto a una risignificazione di un concetto semplicissimo. Quello di diritto. jevoussaluemarie-okUna legge come la 194 stabilisce precisamente dei diritti. Loro lo negano. Dicendo che abolirla ripristinerebbe il diritto di non abortire, sostiengono di fatto che adesso sono obbligate a farlo. Il diritto diventa un dovere. Risignificare l’idea di diritto è il primo passo. E farlo su un argomento così culturalmente imbarazzante per la maggior parte delle persone è una strategia precisa e pianificata nel dettaglio. Che la 194 resti così o venga cambiata non conta nulla.

Quello che conta è che passi il ribaltamento del senso di “diritto”. Il passo successivo sarà risignificare l’idea di dovere spacciandolo per un diritto.

Dovresti leggerti Lakoff per capire il pericolo che stiamo correndo.

Io sono un porco grufolante nel trogolo epicureo.

Abbiamo l’abitudine, un altro epicureo e io, di uscire a cena almeno una volta la settimana. Non necessariamente sempre lo stesso giorno, ma spesso capita. Abbiamo la nostra serie di luoghi oscuri, dove andare. Ieri sera eravamo in un buco libanese a mangiare Lahm Biajin, a bere una bottiglia di grenache Chateau Fakra del 2002 e a fumare la shisha.

Poi ce ne andiamo da Ombre rosse, prendiamo la nostra bottiglietta di Bowmore distillato sette anni fa e messo in bottiglia adesso adesso senza essere filtrato, due bicchieri e ci sediamo a un tavolo.

E sai che non ci viene mai da cercare il senso della vita.

Ce lo abbiamo davanti. Il sense, quello dovuto ai sensi: unica misura del mondo. Lo splendido stupefacente sapore del malto distillato e invecchiato in botti di quercia che già hanno visto passare lo sherry. Porcodio! Se ci lascia il segno lo sherry in quelle botti. E lo senti.

E ce n’è tante altre cose che passandoti sotto i sensi danno senso a ciò che di per sé non ne ha. Le tette di una diciottenne, le chiappe morbide di una quarantenne, l’infilare – previo richiesta del permesso- il cazzo in tutti i buchi che ti pare, i fumetti, il tabacco per la pipa, camminare, nuotare, mangiare, cagare.

Non c’è alcuna meschinità, nessuna grettezza nell’ammettere che la vita non  è altro che questo, cari miei; pechè vedetese anche il vostro dio, il vostro meaning esistesse è per definizione del vostro catechismo inconoscibile. Dice, se non sbaglio a pag. 15, il compendio del nuovo catechismo, che l’uomo “non può entrare da solo nell’intimità del mistero divino”. Un buon psicologo direbbe che desiderio inconscio di ogni buon cattolico è il sesso di gruppo visto che ha bisogno di aiuto per entrare nell’intimità, ma non è questo il punto. E’ quella cosa ridicola della Rivelazione che vi servirebbe per risolvere l’iconoscibilità. 

Come avviene la rivelazione non è dato sapere, se non vagamente che questo supposto dio si rivelerebbe all’uomo attraverso eventi e parole…

Gli eventi? Suvvia… per tutti gli eventi (quasi) ci sono spiegazioni scientifiche molto più interessanti complesse e intelligenti di qualsiasi disegno. Oltrettutto ammettono di poter essere falsificate. E questo mi fa dormire sonni tranquilli.

E le parole? La bibbia? Dai, perché mai le parole dei millanta millantatori che hanno steso quelle parole dovrebbero valere più delle parole di Omero?

Insomma il meaning, per accettarlo devo mettere da parte la ragione e fare un atto di fede. Sono meschino perchè non faccio l’atto di fede? Mi dispiace. Ma il vostro atto di fede, come tutti gli atti di fede, mi fa ridere. Ma da pisciarmi sotto. E non avrei altro da aggiungere se il vostro atto di fede non lo voleste appiccicare anche al mio modo di vita. 

Sono un meschino maiale materialista. Se il vostro dio esiste finirò all’inferno, sempre che i vostri teologi non ci ripensino e lo aboliscano prima della mia dipartita. Ma perchè volete che le leggi del paese intero siano tagliate esclusivamente sulla vostra malata natura?

I vostri sacerdoti che parlano tanto di legge naturale e si votano al celibato se ne sbattono del principio di non contraddizione. Vabbenissimo. Ma vogliono obbligare me a tenermi l’uccello nella patta per tutta la vita?

Scherzate vero? Vi va tanto di nascere anche se orribilmente malati e deformi e non desiderati e poi maltrattati o abbandonati?, vi va di sopportare stoicamente il dolore?, vi va di restare in vita attaccati a una macchina o su una sedia a rotelle per anni? vi va di scopare solo dopo sposati e solo con il/la vostro/a coniuge? Fatelo. Nessuno ve lo proibisce.

Però se venite con arroganza a propinarci queste fesserie come regole etiche che devono valere per tutti, beh io mi ritengo disturbato e a voi e al vostro dio, come Vanni Fucci, vi mando in culo e vi squadro le fiche.

9 commenti
  1. Ieri sera eravamo in un buco libanese a mangiare Lahm Biajin, a bere una bottiglia di grenache Chateau Fakra del 2002 e a fumare la shisha.

    (…)

    Porcodio! (…)

    Le tette di una diciottenne, le chiappe morbide di una quarantenne, l’infilare – previo richiesta del permesso- il cazzo in tutti i buchi che ti pare, i fumetti, il tabacco per la pipa, camminare, nuotare, mangiare, cagare.

    Accidenti. Se anche volessi fare il libero pensatore milanese upscale, non me ne mancherebbero solo i soldi per ristoranti, vini pregiati, viaggi esotici, ma anche la dotazione extra di testosterone che mi è sempre sembrata indispensabile.

    Mi piace

  2. il conto lo facciamo pagare a Sparidink. per il testosterone non so chi può prestartene, ma qualcuno lo troviamo, dai!

    Mi piace

  3. Eh, grazie, ma maschioni, gourmet e sommelier si nasce, e io, purtroppo, non lo nacqui!

    Mi piace

  4. Anonimo ha detto:

    Citando i Metallica mi hai fatto ricordare cosa ne scrive Ermanno Bencivenga (‘Giocare per Forza’). In parte divergete; in parte no: giudicandoli come degli ‘onanisti’. Invece il discorso a proposito delle beltà femminili (e altro) mi ha rimandato ad un altro capitolo del libro di Bencivenga: il quinto, ‘il Mondo ai tuoi Piedi’. Dunque proprio non sei d’accordo che…’proprietà sofisticate possano emergere da contesti del tutto rudimentali’? Tra l’altro in questo capitolo cinque si discute intorno al significato del viaggiare e qui mi sembra siate sulla stessa lunghezza d’onda: forse Delisle ambienterà un suo futuro fumetto a EPCOT? Per inciso, il suo ‘Cronache di Gerusalemme’ (uscito di recente in una collana del Corriere) l’ho bevuto, divorato.
    Appendix.
    Che bello il tuo blog (anche se non ci capisco molto), io che sono un aspirante fumettaro me ne abbevero (ho appena comprato il libro di Cabrera).
    Fabrizio.

    Mi piace

  5. Anonimo ha detto:

    Probabilmente Delisle a Epcot si sentirebbe finalmente a casa. È sarebbe felice.

    Mi piace

  6. Fabrizio ha detto:

    Forse non dovremmo essere troppo severi con Delisle. Non so; per giudicare bene voglio aspettare di leggere gli altri suoi gironi danteschi e quello che tu (mi permetto di darti del ‘tu’) ne scriverai. Nel frattempo, di Lakoff mi suggerisci l’opera omnia o un libro in particolare? Sull’aborto sto conducendo (via mail) una arroventatissima discussione con un amico cattolico.

    Mi piace

  7. Mon Cher Fabrizio,
    Delisle è un autore insopportabile, ideologicamente reazionario e senza talento grafico-narrativo: le sue tavole , a eccezione di qualche ellisse narrativa nemmeno troppo azzardata, sono di una noia esiziale. Il libro sulla Corea del Nord è pregno di uno sguardo quasi colonialista, quello sulla Birmania è un lungo lamento sul clima e sui disagi della sua quotidianità.

    Di Lakoff evita l’inutile cazzatella di Fusi Orari (non pensare all’elefante!) che è l’unico che gli intellettuali da Internazionale, quelli che gli piace Delisle, son riusciti a leggersi, e affronta Metafora e Vita quotidiana, Bompiani, 2004 e poi La libertà di chi?, Codice, 2006.

    Gli amici cattolici evitali.

    salud y libertad

    Mi piace

  8. Fabrizio ha detto:

    Hallo Boris,
    dici di evitare gli amici cattolici. E’ una parola (o troppo facile), specie quando sono di vecchia data, di infanzia, e quindi gli vuoi molto bene. Tra l’altro, spesso accade che sono loro (gli amici cattolici) per primi a evitarti, sentendosi scandalizzati (e offesi) da idee troppo (per loro) laiche e razionali. Fa male.
    A parte Delisle, (e anche Igort, e anche ‘Marzi’ [molto carino], che già ho) della collana Graphic Journalism, quali titoli meritano di esser comprati?
    Grazie, anche per le dritte su Lakoff.

    Mi piace

  9. Sacco – Palestina e Goradze
    poi
    Corona – centra un cazzo con il giornalismo ma il volume, quello su roma, è potente.
    il resto è trascurabile

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: