manifesta

Non ti ho tradito. Dico sul serio.

Tutto questo tempo, già… senza farmi sentire.

Ma non sono stato con un’altra.

No. E’ che ero rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. Mi è morto il pesce rosso sotto il crollo del tetto di casa. Già, c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, non è stata colpa mia! Ho dovuto pure ripararlo il tetto. Mi si è scaricato anche il telefono, certo… sennò ti chiamavo. Aggiungici che ho finito le sigarette, tre anni fa!

Comunque.

Lo giuro su dio! E non dire che mi viene facile perché non ci credo: a dio intendo.
Ho quasi pronto un pezzo all’arsenico, senza merletti, su una certa tendenza di certi fumettari autoreferenziali.

 

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Tu trattieni il fiato. Sto arrivando.

 

(le scuse, lo sai, sono ricalcate su quelle di Jake Blues; l’idea l’ho scippata a Paolo)

5 commenti
  1. Fabrizio ha detto:

    Va bene, trattengo il fiato.
    Nel frattempo sto ancora finendo di leggere, centellinandolo, ‘Palestina’ di Sacco; ottimo acquisto (su tuo consiglio), mentre il Marco Corona mi ha lasciato un po’ così.
    P.S.: in passato avevi scritto di voler parlare dei corpi di Charles Burns. Lo farai davvero? Oppure l’hai fatto e me lo sono perso?

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    • Si. Vorrei parlare dei corpi di charles burns. appena trovo qualcuno che mi finanzia l’anno sabbatico che mi ci vorrebbe, giuro lo faccio.

      prendi anche gorazde, di sacco. E’ in edicola in questi giorni.
      salud

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      • Fabrizio ha detto:

        ‘Così’ nel senso che m’ha lasciato costernato, con la sensazione d’aver letto una storia da ammucchiata: Dante, Marlene Kuntz, volo su S. Pietro, salti temporali, ansie genitoriali, Tolkien, Tacito, Nerone, sogni, momenti mistici, Bruno, Ferilli, marionette impazzite, gite scolastiche, non so cos’altro ma il tutto mescolato e condito con neve. Magari tutto questo caleidoscopio di quello scimmiotto di Corona ha un qualche valore che io non comprendo. Non voglio offendere il gusto di nessuno e non voglio fare l’intellettuale (che poi Boris dice che…) ma io senza chiavi o griglie non so leggere niente. Per non parlare dei fumetti che vorrei avessero tutte le paroline ordinate e non tutto questo casino, la tavola, la globalità. Non ho l’antipatico vezzo di parlar con parole altrui ma, come dice Umberto Eco, tutto ciò sa di sgangheratezza: non leggi una storia ma un incastro di storie, fatto senza rigore poetico. Ricordo che la prima volta che ho provato questo fastidioso senso di ‘incastro’ è stato leggendo un brutto fumetto di tal Manuel Fior (‘5000 km al sec.’) dove l’autore, per evitarsi di raccontare le psicologie dei personaggi, monta una sequenza di avvenimenti che risulta incomprensibile dando al lettore proprio un senso di (direbbe Eco) sgangheratezza. Ma può anche darsi che non ci abbia capito niente io, eh!

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