tutte le forme di Morgana (3 di 4)

La forma n.2

Il fatto è che lo zombi che il tassista fa fuori sta leggendo un fumetto. Il primo livello di lettura del messaggio è, riferendosi a quanto detto dal tassista sulle droghe per dimenticare, che i fumetti si leggono per dimenticare il mondo e evadere dalla realtà. Ma il giornaletto che quel morto-vivente aveva tra le mani ha la stessa copertina di quello che sto leggendo io: il n. 25 di Dylan Dog.  Rapportato al suo piano ciò che noi leggiamo è la realtà in cui lui si muove; se lui sta leggendo ciò che stiamo leggendo noi, allora quello che sta leggendo è qualcosa che ha a che fare con la realtà. Il meccanismo fabulatorio che ci cattura ci permette l’evasione, ma è un’evasione solo supposta perché quel fumetto è una narrazione che non si limita a pescare i suoi riferimenti nella realtà, è la realtà. Il rapporto che il lettore ha con i fumetti di Sclavi è, volente o nolente, di tipo logico e razionale, nonostante quello raccontato nel fumetto stesso (di solito pretestuose trame horror), e di confronto dialettico con la realtà. Perché per dirla chiaramente Dylan dog è solo apparentemente un fumetto dell’orrore; prima di tutto è la realtà sociale come la intende il suo autore. Testo e linguaggio. Non se ne può scappare.

Torniamo a noi. Ti dicevo che morgana è spinta a vagare per Pavia… no, scusa per Londra, dall’avvertimento di una mancanza. Una necessità che l’ha spinta a cercare Dylan Dog (che per un’equivalente necessità si è messo a cercare lei). Quale sia questa necessità lo scopriamo a tavola 38, quando Morgana dichiara di essere innamorata. Ciò che cerca è l’oggetto del suo amore. A questo punto è necessario notare che Morgana, durante la sua, chiamiamola così, anabasi, è stata spinta da un’altra privazione: quella della sazietà. Ha sempre fame e non trova mai un cibo che la soddisfi. Il suo itinerario è motivato da una doppia ricerca: la sazietà e l’amore. Due bisogni primari. E’ interessante notare che soddisferà il secondo solo dopo aver soddisfatto il primo.

Questo ha un motivo molto preciso, per chiariti il quale è opportuno introdurre la figura di Crandall Reed.  Costui è legato in modo indissolubile a un’altra figura, quella della signora Trelkovski, di cui riparleremo.  Entrambi questi personaggi svolgono all’interno dell’economia della storia un ruolo analogo e di assoluta rilevanza. Morgana incontra Reed per la prima volta dopo aver inutilmente cercato Dylan Dog, e dopo aver cercato di calmare la propria fame per ben due volte, in un ristorante e con un hot dog. Incappa in lui, che ancora non sappiamo chi sia, mentre si allontana dal baracchino degli hot dog.  L’ultima vignettadi quella tavola ci mostra, su un piano metatestuale, la medesima sequenza dell’incontro nella pagina del giornaletto che sta leggendo il venditore di hot dog. Oltre alla conferma che il fumetto non è mimesi del reale, ma è il reale, abbiamo un nuovo ribaltamento che ci riporta sul binario opera – lettore.

Ma chi è Crandall Reed?  Un disegnatore di fumetti. Cosa che scopriamo quando lo incontriamo a casa della signora Trelkovski, impegnato, durante una seduta spiritica, in una lotta senza quartiere contro Dylan Dog.  Colpito a morte Reed fugge per cadere semincosciente sulla strada di Morgana. Ed è con questo incontro che morgana può finalmente calmare la sua fame. Infatti si ciba del fumettaro. Mentre questo avviene il piano testuale si sposta nuovamente: guardiamo accadere l’atto cannibalico attraverso vignette nelle vignette.  Questa volta però nessuna giustificazione viene addotta per un tale punto di vista. Non c’è lettore all’interno della storia che stia leggendo il fumetto nel fumetto. Siamo noi, lettori reali a essere quel lettore a fumetti. Cazzo.

Adesso che si è sfamata Morgana può incontrare l’oggetto del suo amore. E sulla sua strada si viene a trovare Dylan Dog.

Assumiamo adesso una serie di categorie per le quali Morgana rappresenti la storia (l’enunciato), Dylan Dog rappresenti il lettore (narratario) e Reed l’autore (narratore) – che sia l’autore ce lo conferma la signora Trelkovski quando lo presenta come l’autore di quel fumetto che stavano leggendo lo zombi, il venditore di hot dog e lo stesso Dylan, che è poi quel giornaletto che abbiamo in mano noi. La storia (Morgana) si muove da subito in direzione del lettore (Dylan), ma lo può raggiungere solo quando, attraverso l’autore riceve il mandato che può motivare questo incontro: la restituzione del clarinetto perduto da Dylan nella sua prima avventura, venticinque numeri fa. Il testo, esistente in sé, può raggiungere il suo destinatario attraverso il consenso dell’autore, il quale comunque non fa altro che sancire una tensione preesistente alla sua volontà. L’autore non è completamente (per i diritti d’autore sì, ma queste sono umane perdonabili contraddizioni) padrone della storia, perché la storia non è altro che la realtà. Tutta la realtà.

2 commenti
  1. Giangurgolo ha detto:

    La gag Pavia/Londra ha abbondantemente rotto il cazzo. Ma già nella puntata precedente eh. Bastava (e avanzava) una volta sola.

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  2. due cose.
    la prima: ritengo invece funzioni, come gag, sulla reiterazione. poi magari è una gag brutta, magari tu ritieni che l’ambientazione urbana di Dylan Dog non sia solo l’idea provinciale di città che ha in testa il suo autore, ma un’ idea di città universalistica e globale come davvero Londra è. Dubiterei in questo caso delle tue capacità di discernimento.
    la seconda: questo è un blog. metti che qualcuno comincia a leggere da questo post, o legge solo questo post? in questo caso la battuta sarebbe stat sufficente prima di quella che ho fatto prima o addirittura sarebbe stata l’unica. Non credi?.

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