tutte le forme di Morgana (4 di 4)

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Ti ho detto che Dylan Dog in questo episodio della serie (se sei arrivato adesso: il n. 25 dell’ottobre 1988 intitolato Morgana) può essere assunto come figurativizzazione del lettore di fumetti (tra l’altro, che mi ricordi io, è l’unica storia in cui sorprendiamo Dylan intento a leggere un fumetto). Ne abbiamo già una solida conferma alla sua prima apparizione, quando viene svegliato all’alba dalla signora Trelkovski. Di lei già ti ho sottolineato l’importanza e la sua affinità con Crandall Reed. Infatti è evidente che, come essa stessa afferma a tav. 23, sta fungendo da tramite tra il lettore e la storia. E’ lei che mette in moto la necessità di Dylan di trovare l’oggetto del suo amore. Una necessità ineludibile, innestata da un tramite, spinge Dylan Dog alla ricerca di Morgana nello stesso modo i cui il lettore è spinto alla soddisfazione di un bisogno inspiegabile, la lettura. C’è un percorso da compiere per soddisfare questa necessità, e per farlo occorre un aiuto che corrisponde (in questo caso) stando alla narratologia classica – quella di Propp – a quello che vine apportato all’eroe attraverso un personaggio che gli consegni un oggetto magico per superare le prove che lo aspettano. La signora Trelkovski tiene per mano Dylan fino a che sarà sufficientemente forte da liberarsi addirittura dell’autore stesso della storia. Infatti, dopo una lotta senza quartiere Dylan spara a Crandall Reed uccidendolo. In questo preciso istante Dylan incontra Morgana, il lettore incontra la storia, l’enunciatario l’enunciato. Reed, che è stato fin qui l’organizzatore di un narrato assolutamente preesistente (in fondo il fumetto seriale è sempre la stessa zuppa), si tira in disparte fino a sparire. I due novelli amanti devono continuare la strada da soli.

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La forma n.3

Ora che si sono incontrati, i due continuano da soli la loro strada fino alla fine, verso quella conclusione che dovrà sanzionare entrambi i loro agire: a Inverness, viaggio durante il quale Morgana restituisce a Dylan il clarinetto che egli aveva perduto in un fantomatico loro primo incontro (DD. N1). Lettore e storia non possono fare a meno di incontrarsi, sempre. Anche se ciò può avvenire in modi differenti (cioè l’enunciazione può variare) l’enunciato è sempre il medesimo. Questa coazione dell’enunciato a ripetersi sotto diverse forme compromette la memoria dei due protagonisti, ma soprattutto la tua di lettore reale: se ti ricordassi di leggere sempre la stessa storia non avresti più motivo di leggere fumetti seriali. Infatti Dylan non ricorda fino all’agnizione finale, non può farlo se no non ci sarebbe la storia, di aver mai visto Morgana.

Durante il loro viaggio però, ricompare Crandall Reed.

Sull’ormai consueto piano metatestuale Reed ilustra momento per momento la storia che stiamo leggendo. E questo non incrina di una virgola la parte teorica della faccenda. Anzi. Abbiamo la conferma che se Reed controlla la narrazione, sul narrato ha poco controllo in quanto esso è, nella visione di Sclavi, presistente a ogni intenzione narrativa, perchè il linguaggio è la realtà. Reed stesso afferma: “già, ma come vado avanti? Ci sono 77 modi di continuare… “(tav.82).Se la storia è una sola, perché storia e mondo reale coincidono, anche i modi per raccontarla non sono poi molti: dipendono appunto dal tuo linguaggio. Quello dei fumetti, sempre secondo Sclavi, ha un numero limitato di enunciati.

Ed eccoci al riconoscimento finale.

Dylan che scopre di vivere sempre la stessa storia, magari fin lì raccontata in 25 modi diversi, ma sempre la stessa storia. E’ Xabaras a svelare il mistero. Figurativizzazione dell’enunciato, come Morgana, ma con in più la consapevolezza di essere anche tutte le possibili poche enunciazioni. Xabaras è narrato e narrazione contemporaneamente, e sa di avere bisogno della collaborazione del lettore (ho bisogno del tuo sangue. Tav 87), che questi accetti alcune convenzioni perchè la storia possa dipanarsi attraverso una delle sue possibili narrazioni.

L’ultima tavola conferma questo rapporto a senso unico fra opera e lettore, rapporto nel quale l’autore non conta, esso non è che un prigioniero, una pedina, un catalizzatore di un rapporto che avrebbe comunque, magari in altro modo, trovato la sua realizzazione. Perché l’autore non esiste, esiste solo il puro farsi di un discorso che per una casualità trascurabile, l’intervento appunto di un autore, assume una determinata configurazione. Il discorso è protagonista e artefice di sé. E’ il fumetto l’unica cosa che conta, l’unica cosa che esiste.

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