ut imperium evertant… breve storia del tirannicidio ad uso delle classi ginnasiali (1)

25.julio.1936_miliciana Guadarrama

Che anarchia sia sinonimo di disordine è calunnia, sosteneva Pietro Gori, sanzionata dai dizionari. Da da pensare che a quei dizionari in qualche modo, fosse solo anche per abuso di colloquialità, rinforzi il credito gente di sinistra. E che la loro impossibilità di non dirsi anarchici sia solo una parafrasi per definirsi intellettuali disordinati, intellettuali girovaghi con la chitarra. Addirittura infatti, spesso preferiscono dirsi libertari. Bella confusione. Parlano di Anarchia ma, come dice Franco Senia, pensano, codesti intellettuali che han studiato tutti al classico,all’Anomia. In ogni periodo storico di disfacimento (e questo lo è), quando gli imperi crollano (mettendoci forse tempi biblici, ma lo stanno facendo: chiesa cattolica e capitalismo stanno terminando la loro esperienza storica), gli unici uomini che mantengono fermo il senso etico dell’ordine, sono i rivoluzionari. Persino quelli da salotto come me.
L’anarchia non è licenza e disordine.
L’anarchia è ginnastica di libertà. Lo scatto atletico di chi balza sulla carrozza regale e pianta tre palle nel cuore del tiranno. Tre colpi, tre centri. Che nemmeno Tex Willer.
L’anarchia può essere, certo, il distribuire pane quotidiano agli affamati… ma è anche e soprattutto cercare un modo perché gli affamati non abbiano più fame. Spesso questo modo è livellare le differenze. Spesso la livellatrice è stata la ghigliottina, il pugnale, la bomba, la pistola. Può darsi che oggi fare la rivoluzione sia invece cercare un nuovo modo incruento di eliminare le differenze sociali. Può darsi. Io non riesco a vedere quale e soprattutto non credo che si potrà farlo insieme ai liberali, ai socialicristiani e ai preti e ai piddini.
Quindi, te lo premetto, lunedì brinderò a Gaetano Bresci.

TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo. E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può egli stesso eseguire. E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non debbono essere che il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di legittimi eletti del popolo. Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento essi stessi eseguire, diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle, e il male o niente eseguirle. Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell’esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell’esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle“. Vittorio Alfieri, Della Tirannide, Libro primo, capitolo 2, 1777

La parola Tiranno non ha sempre avuto il significato negativo che tu le conosci. Vedi. Tantissimi anni fa, ma tantissimi davvero… pensa, ti sto parlando del sesto secolo avanti cristo, cioè di qualcosa come duemilaseicento anni fa… in quel periodo la gente che viveva in quella terra che tu oggi conosci come Grecia non era molto contenta. Anzi. Era piuttosto arrabbiata. Il lavoro più importante, quello più diffuso, che faceva la maggior parte di quelle persone e di cui vivevano quasi tutti, era l’agricoltura: la coltivazione del grano. La maggior parte del popolo era formata da contadini. Però la terra che lavoravano per far crescere il grano era proprietà di pochissime famiglie. I contadini più anziani raccontavano di un tempo in cui regnava un sovrano buono e giusto… come? dici che ti sembra impossibile che un re possa essere stato buono e giusto?! Hai ragione. Infatti quello di Chissachì – così dicono si chiamasse quell’antico sovrano- era solo un mito. Una storia inventata di sana pianta, che serviva a i contadini che lavoravano terre che erano di altri per immaginarsi, per quanto remoto, un tempo più giusto, in cui le terre erano equamente divise tra i lavoratori. Insomma. I contadini di quei tempi desideravano quella che poi, in tempi a noi più vicini, fu chiamata “redistribuzione delle terre”, cioè che ognuno potesse essere il proprietario delle terre che lavorava. Ma gli aristocratici, quelle poche famiglie cioè che erano proprietarie delle terre, non volevano assolutamente concederle ai contadini. Succedeva allora che fiorivano molti movimenti politici che aggregavano tutte le persone che ritenevano giusto togliere le terre ai pochi che non le lavoravano per distribuirle ai tanti che le coltivavano. Questi movimenti avevano spesso dei capi scelti dalle persone che vi partecipavano per le loro qualità di intelligenza e coraggio. Capitava, qualche volta, che uno di questi movimenti sfociasse in aperta insurrezione e che il suo capo prendesse il potere al posto dei vecchi aristocratici. Allora questo nuovo capo doveva, per restare capo, dividere le terre tra i suoi sostenitori più forti e potenti. Un capo così veniva chiamato con un termine non di origine greca, ma asiatico: tyrannoi. In Grecia e nelle colonie, particolarmente in Sicilia, i tiranni di questo tipo furono numerosissimi. Il primo di cui si ricorda il nome fu Teagene. Signore di Megara.

Come in un vecchio film western a Megara era sorto un conflitto tra poveri contadini e ricchi allevatori per le terre vicino al fiume. Raccontano che Teagene e i suoi uomini uccisero il bestiame dei ricchi e una volta liberati i pascoli lungo il fiume portarono l’acqua fino in città, costruendo un acquedotto. Adorato per questa cosa dell’acqua dalle donne della classe lavoratrice, nel 640 a.c. Teagene divenne signore incontrastato della città. Ma, come faranno dopo di lui tutti i tiranni, Teagene ci mise circa un ventennio a scontentare parte dei suoi sostenitori. No… non chiedermi cosa fece, non lo so e gli storici greci non lo raccontano; sappiamo solo che a un certo punto, circa nel 620 a.c. fu cacciato da Megara da una nutrita coalizione di contadini, e che se ne morì in esilio.

Emblematica in questo senso è la storia di Periandro, tiranno di Corinto. Ci racconta lo storico Tucidide che la ristretta oligarchia che governava da secoli Corinto fu rovesciata, dopo che la città aveva subito – nel 664 a.c. – una grave sconfitta navale contro Corcira, dal tiranno Cipselo, il quale –adorato dal popolo, non ebbe mai neppure bisogno di una guardia personale. Sarà. Sta di fatto che suo figlio Periandro, che ereditò il potere alla sua morte, fu presto odiato per il suo carattere dispotico dalla popolazione, la quale appoggiò il suo avversario e nipote Psammetico nella presa del potere. Anche Psammetico fu presto eliminato.

Però se dobbiamo credere ad Aristotele Periandro avrebbe regnato per più di quarant’anni, tanto che il filosofo definisce la sua come la seconda tirannia per durata.

Aristotele aveva idee ben chiare sul concetto di tiranno. E le espone molto bene in un libro che si intitola Politica.

Adesso mi viene un dubbio. Io l’ho dato per scontato, ma tu sai chi fu Aristotele, vero? No?… Bene, poniamoci rimedio.

(1.continua, ma senza garanzia alcuna. sai quanto sono inaffidabile)

1 commento
  1. Fabrizio ha detto:

    ECO -Chiediti se don Rodrigo, nel suo palazzotto, non controlli la cosca dei traghettatori, passando dobloni nel bergamasco e incoraggiando il Griso a raccattar denaro per mezzo di omicidi.
    RENZO -Ma quand’anche l’avessi scoperto?
    ECO -Capiresti che il Griso sul patibolo non garantisce la vita dei tuoi figli perché non terrorizzerebbe don Rodrigo.
    RENZO -E che cosa lo terrorizzerebbe?
    ECO -Il tirannicidio. Ma questo è un altro discorso.
    [U. Eco, Dialogo sulla Pena Capitale.]
    Hey Boris, che bella ‘sta staffetta tra te ed Eco.

    P.S. -Un brindisi a Bresci, tanto ingenuo, credo, da ritenere che il male va eliminato insieme al corpo del malato.

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