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Archivio mensile:agosto 2013

Eccomi qui. Di nuovo. Richiamato dal mio vagabondare tra le stelle nella mia camicia di forza del travaglio usato. Non lo so: a voi non sembrano, le vacanze, come le fughe immobili di Darrell Standing? La vita è una condanna a morte che trascorriamo in attesa nella cella d’isolamento del lavoro schifo e, visto che non possiamo cambiare la vita, cerchiamo motivo di sopravvivenza –fino a che la condanna verrà eseguita- nelle storie e nelle vacanze.

Vabbè.

Se c’è una cosa di cui sono convinto è che, come Jack London fa dire al suo Star Rover, la “memoria è quella cosa con cui si dimentica”.  Ho dimenticato, mentre tornavo dalla Calabria, la strada di casa e mi sono perso per quelle del sud. 

Poi finita la strada finite le vacanze.

Si ricomincia. Parleremo ancora di quello di cui c’è da parlare.

Della vita del vino e dei fumetti. 

Mi veniva, l’altro ieri, da chiedermi, mentre bevevo Bandol sulla Plage de la Pointe Rouge  a Marsiglia, cosa penserebbe John Berger di un coglione come me che se ne va sempre in giro con il suo cane.  Probabilmente gli confermerei la tesi esposta in “Perché guardare gli animali?” ( Sul guardare, Bruno Mondadori, 2003,  pp.1-30): e mi osserverebbe clinicamente come il prodotto di  un’operazione della logica capitalistica. Non lo so. Non credo sia così semplice. Perché il mio cane, il mio amico Paolo l’ha definito come il mio simbionte, non è -anche se in parte sì- il mio piccolo zoo portatile e di conseguenza la testimonianza di quella perdita storica del rapporto tra gli uomini e gli animali che la logica capitalistica ha imposto al mondo infettato dal suo virus.

Il mio cane, tutti i cani che ho avuto nei miei quarantacinque anni di vita, sono stati l’inesausto tentativo, spesso riuscito, di arginare attraverso la costruzione di una quasi simbiotica fiducia reciproca, un vaccino alla alienata zoeindifferenza capitalistica.

P8042698

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