(critical) zoe

Mi veniva, l’altro ieri, da chiedermi, mentre bevevo Bandol sulla Plage de la Pointe Rouge  a Marsiglia, cosa penserebbe John Berger di un coglione come me che se ne va sempre in giro con il suo cane.  Probabilmente gli confermerei la tesi esposta in “Perché guardare gli animali?” ( Sul guardare, Bruno Mondadori, 2003,  pp.1-30): e mi osserverebbe clinicamente come il prodotto di  un’operazione della logica capitalistica. Non lo so. Non credo sia così semplice. Perché il mio cane, il mio amico Paolo l’ha definito come il mio simbionte, non è -anche se in parte sì- il mio piccolo zoo portatile e di conseguenza la testimonianza di quella perdita storica del rapporto tra gli uomini e gli animali che la logica capitalistica ha imposto al mondo infettato dal suo virus.

Il mio cane, tutti i cani che ho avuto nei miei quarantacinque anni di vita, sono stati l’inesausto tentativo, spesso riuscito, di arginare attraverso la costruzione di una quasi simbiotica fiducia reciproca, un vaccino alla alienata zoeindifferenza capitalistica.

P8042698

3 commenti
  1. Anonimo ha detto:

    Doveva. Ma. Prima di una quarta di copertina dovrebbe esserci una prima di copertina, una seconda magari con risvoltino eppoi almeno duecento pagine e una terza di copertina. Ti confesso che non ci avevo voglia di aspettare.

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