não morreu

A dirtela tutta io negli anni novanta ci sono stato bene. Per tutta la prima metà di quel decennio, a pate qualche esame universitario ogni tanto, ho proprio avuto poco da fare. Giravo, zaino in spalla e scarponi buoni, per il mondo e quando stavo a Milano andavo ogni sera a consumare notti brave in locali lurfidi e centri sociali occupati. Ho sentito tanta di quella musica suonata dal vivo, in ogni cazzo di buco dove la suonavano, a livelli di decibel sconosciuti e vietati in questi tempi addormentati, che ancora sconto un fastidioso acufene audiogeno.

In quegli anni lì a Cremona c’era un centro sociale che si chiamava Kavarna o qualcosa di simile. Io con altre belle persone facevo a quei tempi una rivista militantissima che si chiamava Sfregi e ci ero andato quella sera al Kavarna perchè il mio amico fraterno Massimo Galletti ci aveva organizzato un incontro con l’editore di un libro a fumetti molto discusso e addirittura sequestrato, e io volevo scriverci un pezzo. No, il pezzo poi non l’ho scritto. C’era roba troppo buona da bere e fumare e non avevo preso appunti (tranne una dichiarazione del mio fratello -oggi disperso- Alberto Bonanni che è passata alle cronache, ma è una storia che ti racconterò un’altra volta). E poi sì, non fare quella faccia, i giudici non sono mica una bella razza: ordinano anche i sequestri dei libri. Ma non è di PsychoPathia Sexualis di Miguelangel Martin che oggi voglio parlarti.

Quella sera conobbi Jorge Vacca, cuore corpo (e qualche altro difetto) della Topolin Edizioni. Non è nemmeno di lui, anche se la sua avventura editoriale lo meriterebbe e prima o poi lo farò, però che oggi voglio parlarti. Ma di un suo libro.

Che

Tutto questo mi torna alla memoria perchè oggi è la ricorrenza della morte di Ernesto Che Guevara e io sto rileggendo Che di Hector Oesterheld e di Alberto ed Enrique Breccia, che Jorge Vacca pubblicò in italiano nel novembre del 1995.

Ha una storia che va raccontata questo libro. Realizzato nel 1968 subito prima del rifacimento brecciano dell’Eternauta, costò durante la dittatura di Videla la vita al suo editore. Dopo la scomparsa dello sceneggiatore Oesterheld, Alberto Breccia – preoccupato per la propria incolumità e dopo aver ricevuto minacce di morte – decise di distruggerne le tavole originali e tutte le copie del libro che gli restavano. Tranne una, che sotterrò. La recuperò poi anni dopo, per darla nel 1987 a un editore  spagnolo. Fu su quell’edizione spagnola che Jorge Vacca realizzò quella che oggi sto rileggendo.

Ora. Al di là di una vicenda così pregna non credo esista un fumetto più underground di questo. La cosa che mi lascia senza parole è che le ultime bellissime tavole del libro, quelle che raccontano la morte di Ernesto Guevara a Higueras preludono, con le loro soluzioni grafiche, con crudele bellezza all’ultimo splendido libro, il Rapporto sui ciechi (te ne ho parlato su Scuola di Fumetto n.88) con cui Breccia realizzerà la sua sinistra profezia: non c’è futuro per chi non sa guardare.

ps. l’edizione Topolin è introvabile, e non te la presto di certo. Forse lo trovi nell’edizione del 2007 della Rizzoli. La collana 24/7 è una vera schifezza ideologica ed estetica, ma quell’edizione ha il pregio (se non ricordo male) che Pasquale La Forgia ha reso leggibile la traduzione originale.

7 commenti
  1. se hai modo di contattare quel desaparecido di jorge, digli che lo cerco da una vita per restituirgli un libro molto bello di enrique breccia (quello sulla guerra o come si chiama) che mi prestò ai tempi… tra l’altro ho notato che è stato pubblicato in italiano poco tempo fa da non ricordo chi, magari c’è dietro sempre lui.

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  2. guarda che jorge lo trovi tutti i lunedì a COMoUnaVez
    Via Parenzo 7
    Milano

    il libro di bRECCIA SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE L’HA FATTO bd

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  3. lo so, ma non vado mica a rompergli le palle mentre mette i dischi! e poi ho il culo pesante e famagosta è al di là dell’oceano. il libro di breccia non è sulla prima guerra mondiale: è una sottiletta di storie brevi sulle guerre in genere, historias cortas in originale, con una prefazioncina di sabato. ma magari parli proprio di quello.

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  4. meno male.mi dai un sollievo. temevo ti fosse piaciuto Le Sentinelle e non avevo il coraggio di chiedertelo.

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