la guerra, il mercato

Ieri sera, a ruota della lettura di Unastoria di Gipi, mi punge vaghezza di riprendere in mano alcuni volumi di Tardi sulla Grande Guerra. In particolare, La véritable histoire du soldat inconnu, opera del 1974 ma recentemente riproposta da Futuropolis (per leggertela in italiano, non vorrei ricordare male, devi recuperarti dei vecchi numeri di Blue… no, non chiedermelo, non so quali).

Terminata la lettura mi torna in mente un film.

E’ il 1920. Una di quelle EUTANASIE mondiali, che ai piissimi governanti di turno non sembra stranamente immorale concedere al POPOLO di quella metastasi che chiamiamo OCCIDENTE, è appena terminata. Il luogo è la pianura attorno a Verdun. Il maggiore Dellaplane è, in qualche modo, il protagonista. Deve identificare i morti e i dispersi di questa cosa immane e incomprensibile. Vorrebbe dare un nome a tutti.

Dare un nome ad ogni caduto è l’atto più antimilitarista che ci sia. Togliergli l’anonimato a tutti i militi caduti senza nome: togliere anche l’ultimo martire a quei figli di puttana che ce li hanno mandati a cadere. Se hanno un nome quei soldati diventano vittime non più eroi.

Per questo il governo francese ha bisogno di un milite ignoto da onorare. Non sto lì a raccontarti la storia, vediti il film che ne avrai vantaggio. A me interessano due cose. La prima è che Tavernier si interessi a una guerra così desueta negli interessi dei nostri intelletualartisti (che se ne sono recentemente occupati mi vengono in mente solo Tardi e Jean-Pierre Jeunet ) tanto da dedicarle un film. Ovvio. La Prima Guerra Mondiale è la prima guerra in cui il capitalismo mostra, per l’unica volta senza vergogna e senza infingimenti, il suo unico vero volto, quello orrendo e omicida: distruggere gli uomini ma risparmiare le fabbriche e le merci era patto chiarissimo e rispettato tra gli alleati e gli imperi centrali. Qualsiasi presa di posizione antimilitarista è più netta se presa raccontando di questa guerra. 

L’altra cosa è che il maggiore Dellaplane è mutilato. Come il mio adorato Celine in sedicesimo: Frederic Sauser.

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Amputato della mano destra. Persa il 28 settembre 1915 sul campo di battaglia.

La mano destra, quella indispensabile allo scrittore. Lo scrittore Cendras è rimasto senza la mano che regge la penna, eppure impara a scrivere con la sinistra, e con la sinistra scrive le sue cose migliori. Una sfilza di capolavori. Buoni ultimi e automitobiografici: La mano mozza (Guanda) e soprattutto Le lotissement du ciel (non mi risulta ne esista un’edizione italiana). La lottizazione. Cazzo e appunto: con la guerra e il mercato la santa trinità che prega chi venera il Capitale e lo chiama dio. E gli da da abitare quel cielo lottizzato.

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