storia di C

Girls Reading Comics at an Open Air Pool in London in 1956

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L’altro aneddoto che ti avevo promesso.

Il signor C. è quello che potremmo definire un buon borghese.  Ha da poco ceduto la sua attività di commercio dei tessuti e si gode la pensione nella sua bella casa ai sobborghi di Parigi.  Non è uomo che si annoi. I suoi vasti interessi culturali lo portano a viaggiare spesso. Ama la musica e legge molto. Quella mattina di ottobre del 1887, mentre fa colazione, apre Le Figaro per gustarsi le notizie e… con estremo stupore si accorge di non riuscire più a leggere. Nemmeno una parola.  Da qualche tempo gli capitavano intorpidimenti e debolezza, ma una cosa così non gli era successa mai. Tra l’altro è una cosa proprio strana. Non ha problemi a riconoscere gli oggetti che lo circondano, riesce a parlare,  guarda e decifra le fotografie, riesce a scrivere senza problemi. Solo quella cosa: non riesce a leggere più nemmeno una lettera.

Così il signor C. si convince di avere un qualche problema di vista e che i suoi occhiali non siano più appropriati all’età.  Va dal suo oculista. Ma l’oculista lo rassicura: il signor C. ci vede come sempre. Per sicurezza gli consiglia di farsi visitare da un famoso neurologo, che esercita all’ospedale di Bicetre: il  prof. Dejerine.

Il 15 novembre del 1887 Joseph-Jules Dejerine sottopone il signor C. a un’accuratissima visita neurologica. Durante la quale gli sottopongono, tra le altre cose, alcuni numeri del supplemento illustrato de Le Petit Journal, quello tipo Domenica del Corriere, con tutte le storie illustrate che il signor C. guarda e sa descrivere senza problemi. Come riconosce senza problemi le cifre. Addirittura riconosce al tatto le lettere. Il problema è che non riesce proprio a leggerle.

Dejerine annota nella sua monografia sul caso del signor C. (Contribution à l’etude anatomo-pathologique et clinique des differentes varietés de cecité verbale) pubblicata dalla Società di Biologia di Parigi nel 1895: che il signor C. ha il linguaggio verbale intatto; che il riconoscimento tattile e gestuale è normale; che riconosce le cifre; che la sua capacita di scrittura è intatta; che riconosce senza problemi sequenze d’immagini; che il riconoscimento visivo delle persone e degli oggetti reali è perfettamente preservato. Il signor C. è affetto da una gravissima alessia ma, conclude Dejerine, potremo saperne di più solo in seguito a un’autopsia.

Quattro anni dopo il signor C. muore d’infarto. Da allora non era più riuscito a recuperare la capacità di leggere. Dejerine pratica subito l’autopsia. Quello che scopre è riportato nella monografia di cui già ti ho detto. Se l’emisfero destro del cervello è perfettamente intatto, vecchie lesioni, dovute probabilmente a un ictus, ne segnano invece profondamente la parte posteriore dell’emisfero sinistro.

Grazie alla diagnostica per risonanza magnetica, gli scienziati cognitivi, non devono aspettare di eseguire esami autoptici sui pazienti affetti da alessia. Quello che hanno scoperto è che tutti coloro che sono affetti da alessia pura hanno lesioni nello stesso punto del signor C.

Da una quindicina d’anni l’imaging cerebrale ci ha mostrato come parti ben definite dell’emisfero sinistro  abbiano un ruolo essenziale nella lettura, mentre l’attività visivo spaziale necessaria a decifrare le immagini sia controllata dal lobo parietale destro. (Metti adesso che non ti soddisfa il mio riassunto fatto a colpi di machete, ti consiglio una lettura esaurientissima: Stanislas Dehaene, I neuroni della lettura, Cortina, 2009).

Tagliata giù a fette: sia per leggere che per guardare dobbiamo prima vedere e per vedere usiamo i neuroni dei centri visivi nelle regioni occipitali, ma poi i neuroni che usiamo per tradurre gli stimoli visivi nel leggere o nel guardare non sono gli stessi.

(la foto l’ho presa da qui)

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