introduzione alla vera storia del fumetto (2)

Ascolto al massimo volume e in cuffia, mentre butto giù queste note, l’Overture 1812 di Tchaikovsky.
Non so tu.
Ma io devo la conoscenza di questa composizione ad Alan Moore.
 
Una nota: non sono un grande conoscitore di esecuzioni sinfoniche. Ho e ascolto con particolare diletto l’Overture 1812 eseguita dalla St. Petersburg Philarmonic Orchestra diretta da Vladimir Ashkenazy. Mi piace un casino perché si apre con vere salve di cannone tirate da una batteria d’artiglieria del distretto militare di quella che fu Leningrado.
 
Nel prologo del terzo libro di V for Vendetta, quello intitolato The land of do-as-you-please, V ne esegue la partitura mentre fa saltare per aria la Jordan Tower.
Quando, nel 1991, lessi questo assoluto capolavoro malamente stampato e tradotto sulle pagine di Corto Maltese, non prestai la minima attenzione alla cosa. Ero giovane allora, credevo all’importanza delle storie. Oggi so che quello che conta delle storie è chi le racconta e il come lo fa.
Già. Quella partitura Alan Moore non ce l’aveva mica messa lì a cazzo, magari solo perché gli piaceva tanto.
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Il 14 dicembre 1812 quello che resta dell’armata napoleonica, in ritirata dal 19 ottobre, attraversa il confine tra la Russia e la Polonia.
E’ un fiume. Quel confine. Il fiume Njemen. Oggi scorre in Bielorussia e in Lituania, prima di sfociare nel Mar Baltico. A quell’epoca era il confine naturale tra il Granducato di Varsavia e l’impero Russo.
Ci erano voluti due giorni quello stesso 1812, il 23 e il 24 giugno, perché i 422.000 soldati della Grande Armée diretti a conquistare Mosca lo attraversassero. Quelli che lo attraversano in senso inverso, quel giorno di dicembre, sono meno di diecimila.
 
Altra nota: un gran bel libro –storicamente impeccabile- che, attraverso diari ed epistolari dei soldati della Grande Armée, racconta la tragedia della campagna di Russia napoleonica è quello di Anka Muhlstein, Napoleone a Mosca, edito da Bruno Mondadori. Natale si avvicina, ne esiste un’edizione tascabile: fatti un regalo e leggilo.
 
Quando comincia a lavorare a quello che è considerato il suo capolavoro, quello che gli costerà qualcosa come sette anni di lavoro, Lev Nikolaevič Tolstoj ha 35 anni.
Non so tu.
Ma io non ho curricula accademici da difendere. Un romanzo che non sono mai riuscito a leggere : millanta e più noiosissime pagine in cui racconta, tra l’altro, l’epopea omerica – secondo lui- dell’invasione napoleonica. 
La pubblicazione a puntate sulla rivista Russkij Vestnik termina nel 1869.
Lo stesso anno in cui Charles Joseph Minard pubblica la sua Carte figurative des pertes successives en hommes de l’Armée Française dans la campagne de Russie 1812-1813.
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L’idea di Minard è molto semplice. Raccontare in una sola immagine l’intero processo militare della sconfitta napoleonica in Russia. Con un solo sguardo l’osservatore segue lo spostamento della Grande Armèe fino a Mosca, ne vede le battaglie e i caduti; poi vede la ritirata, da Mosca a Berezina tutto con un solo sguardo. Può addirittura conoscere le temperature registrate durante quell’inverno.  Per fare tutto questo Minard inserisce sulle coordinate classiche dei cartografi (longitudine, latitudine, profondità e altezza: cioè lo spazio geografico) una coordinata nuova: il tempo.
So già cosa vorresti farmi notare: che non è diverso da qualsiasi grafico statistico ben fatto. Ti dirò, c’è pure chi ha considerato la mappa di Mainard il migliore mai realizzato di questi grafici statistici. In tutta onestà me ne sbatto. Anche perché non è così. Da un grafico si possono trarre, per nostra insipienza o per malafede dell’autore, inferenze scorrette. Dalla mappa di Mainard no.
Non hai mai sentito parlare di Franz Joseph Gall?
 
(continua, e tu -mio adorato lettore – continui con moi?) 
3 commenti
  1. Erwin P. ha detto:

    Guarda, io continuo di sicuro. Soprattutto per vedere dove vai a parare dopo aver citato Gall sul finale.

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  2. Anonimo ha detto:

    Ti guardo e sinapsi permettendo ti leggo

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  3. Fabrizio ha detto:

    Anche una mappa del tipo di Minard l’avevi già pubblicata, vero Boris (sempre ai bei tempi di Splinder)? Era però una sorta di testa umana vista di profilo divisa in sezioni, cassettoni (o roba del genere). Non vedevo l’ora che tornassi a parlarne.

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