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Archivio mensile:gennaio 2014

François Cavanna  è morto. Ieri.
Sta nell’ordine delle cose. Era vecchio è aveva vissuto molto lui, prima di morire.
Se non sai chi era la colpa dalla all’asfittico mondo editoriale italiano borghese e perbenista.
Digita il suo nome sul tuo rivendugliolo cartaceo online preferito e comprati quello che trovi.
E’ tutto indispensabile.
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Tempo fa ho tradotto per diletto un suo libro. L’avrei regalata, la traduzione, a chiunque l’avesse voluto pubblicare. Niente.
Posso capirli. Scriveva cose così:
Voi,
cristiani,
ebrei,
mussulmani,
buddisti,
induisti,
scintoisti,
avventisti,
panteisti,
testimoni di questo e di quello,
satanisti,
maghi,
chiromanti,
fanatici dello yoga,
Voi,
che tagliate la pelle al pisello dei vostri bambini,
che cucite la passerina alle vostre bambine,
che pregate in ginocchio,
che pregate a quattro zampe,
che pregate su una gamba sola,
che non mangiate e questo e quello,
che vi segnate con la destra,
che vi segnate con la sinistra,
che vi votate al diavolo perché delusi da dio,
che pregate perché cada la pioggia,
che pregate per vincere al Lotto,
che pregate per non beccarvi l’aids,
che vi mangiate il vostro dio in sfogliatelle rotonde,
che non pisciate controvento,
che credete perché è conveniente,
che venerate le reliquie,
che vi confessate e poi ricominciate,
che non volete discendere dalle scimmie,
che benedite le armi,
che bruciate i libri non potendo più bruciare gli uomini,
che comincerete a vivere dopo la morte…
 
Tutti voi,
che non potete vivere senza babbonatale e senza papaCecco,
tutti voi,
che non sopportate di essere solo una bistecca cui è collegato un cervello,
tutti voi,
che avete una paura fottuta di morire e siete pronti ad accogliere qualsiasi menzogna rassicurante,
tutti voi,
che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” e stupido, meschino, sanguinario, geloso e così avido di lusinghe quanto il più meschino, il più sanguinario, il più geloso, il più avido tra voi,
tutti voi,
per favore
piantatela di romperci i coglioni.
Date sfogo ai vostri salamelecchi nel segreto dei vostri covi, chiudete bene la porta, noi non verremo a disturbarvi,
e, soprattutto, state lontano dai nostri bambini.
Oh,piantatela davvero di romperci i coglioni, perfavore!
dal fondamentale libro che nessuno pubblicherà mai in italiano Lettre ouverte aux cul-benits, del grande François Cavanna.
Traduzione mia.

C’è in edicola, sempre se ne è rimasta qualcuna di aperta nella tua città, il nuovo numero di Scuola di fumetto.

Non me lo ricordo che numero è.  Ma è quello che sta lì, sull’espositore, non puoi sbagliare.

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Ci ho pubblicato una cosa su Lio, questa Lio:

poi le seghe che mi ci facevo sognandomela e, alla fine, i fumetti.

Già sempre questi cazzo di fumetti.

Non mi ricordo come inizia. Tu compralo và, che ti fa solo bene e poi c’è anche l’unico altro vero  (estremista) teorico italiano del fumetto nonché mio sodale di sbronze.

Salud y libertad

 

Mi-piace-leggere-qualche-giornale-quando-vado-al-cesso

Zeus, che era un dio di quelli che purtroppo non ne inventano più così – tutti tristi e virtuosi e soli anche quando sono in tre, se li sono inventati gli ultimi di dei, quelli che vanno per la maggiore oggi-; a Zeus gli piaceva un sacco fare sesso. Non andava tanto per il sottile lui: uomini donne giovani vecchie e animali, persino le sue figlie. Sì, Zeus si scopava proprio di tutto. Incestuoso senza sensi di colpa, fece all’amore persino con la sua figliola Persefone, nata da un suo precedente rapporto con la dea Demetra.

Persefone poi gli diede un figlio: Dioniso.

Zeus aveva anche una moglie gelosa e vendicativa che, lo sai, si chiamava Era. Quando Era viene a sapere del figlio di Persefone e Zeus, assolda i Titani per farsi vendetta. I Titani catturano Dioniso, lo fanno a pezzi e se lo cucinano ai ferri. Mentre banchettano sopraggiunge, attirato dal profumino della grigliata, Zeus. Appena scopre chi si stanno mangiando i Titani, da fuori di matto e li fulmina uno per uno, tutti. Poi raccoglie l’unica cosa rimasta di Dioniso, il cuore. Con questo prepara una dolce bevanda che fa bere alla sua nuova amante: Semele. Considera che per i Greci lo sperma era sangue raffinato dalle reni. Non ti stupire allora se quel nettare, ottenuto spremendo la sede principale del sangue, ingravida Semele che presto darà alla luce Dioniso.

Dioniso: padre e figlio di se stesso e pure spirito, anche se non santo, perché dalle ceneri rimaste della grigliata dei Titani nascerà la vite, dalla quale poi, va da sé, il vino. Bevanda spiritosa.

E c’era, quando ero giovane studente, un professorucolo di teologia che voleva spacciarmi la trinità come la grande novità cristiana.

Mavvià.
Non è di panzane teologiche ciò di cui voglio parlarti.
Bensì della misura del Mondo.

Il mito di Dioniso è la spiegazione semplice di quel concetto che Hofstadter ci mette, nell’ eterna ghirlanda brillante, più di millanta pagine a formulare.

Le cose stanno dentro alle cose.

Non importa che siano probabili o reali, perché il mondo esista i fatti che lo riguardano devono collocarsi in uno spazio logico. Devono cioè essere rappresentabili. Capisci? Se esiste, il mondo deve essere riducibile a un proprio modello.  Le misure di questo modello non possono che essere lo spazio la durata e la ricorsività.

Tornato a Milano, sopravvissuto agli eccessi capodanneschi e alla tormenta di neve che ci ha bloccato in montagna qualche giorno in più, bè la prima cosa che faccio, visto che è sabato è andare al mercato di via Osoppo. Lo sai che questo è il tempo dei carciofi. Al mercato lì te li tirano adietro. Ne compro dodici, resi brillanti dalla pioggia (che piove  adirotto) e bellissimi, da mangiare crudi. Non sto neanche a trattare che il bancarellaio mi chiede cinque euri. Prendo pure due cespetti di indivia belgA; poi ti spiego perché.

4e3577cb9bb250f3449ccf44a9885936A casa sfoglio sei carciofi (gli altri li farò domani alla romana) fino al cuore; ma proprio quello tenero e palpitante, a due passi dalla tenebra. Li pulisco del fieno e poi li faccio a fettine sottilisime. Man mano che li faccio a fettine li immergo in una ciotola con acqua acidulata da mezzo limone. Se no, lo sai, ossidano subito e diventano neri.

Lavo l’indivia. Poi la sminuzzo fine e su un piatto bello largo ce ne faccio un letto. Su quel letto ci dispongo elegantemente le fettine di carciofo. Ci spuzzo sopra l’altro mezzo limone, quello che mi è avvanzato dall’operazione di acidulazione dell’acqua.

In una ciotola metto olio evo (vado a occhio e a mio gusto. circa un quarto di bicchiere), due cucchiani di senape (io uso quella che Edmond Fallot produce artigianalmente a Beaune, ma la trovi solo là; tu usa quella che trovi al supermarket: solo evita roba da barbari come la Colman’s), regolo sale e pepe. Poi emulsiono.

Verso sopra carciofi e insalata e lascio marinare una mezzoretta. Poi servo.

Ci bevo dietro del Falerio dei Colli Ascolani, Az. Agricola Aurora, 2011 (scoperto grazie a Tito)

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