introduzione alla vera storia del fumetto (5)

 

Mi-piace-leggere-qualche-giornale-quando-vado-al-cesso

Zeus, che era un dio di quelli che purtroppo non ne inventano più così – tutti tristi e virtuosi e soli anche quando sono in tre, se li sono inventati gli ultimi di dei, quelli che vanno per la maggiore oggi-; a Zeus gli piaceva un sacco fare sesso. Non andava tanto per il sottile lui: uomini donne giovani vecchie e animali, persino le sue figlie. Sì, Zeus si scopava proprio di tutto. Incestuoso senza sensi di colpa, fece all’amore persino con la sua figliola Persefone, nata da un suo precedente rapporto con la dea Demetra.

Persefone poi gli diede un figlio: Dioniso.

Zeus aveva anche una moglie gelosa e vendicativa che, lo sai, si chiamava Era. Quando Era viene a sapere del figlio di Persefone e Zeus, assolda i Titani per farsi vendetta. I Titani catturano Dioniso, lo fanno a pezzi e se lo cucinano ai ferri. Mentre banchettano sopraggiunge, attirato dal profumino della grigliata, Zeus. Appena scopre chi si stanno mangiando i Titani, da fuori di matto e li fulmina uno per uno, tutti. Poi raccoglie l’unica cosa rimasta di Dioniso, il cuore. Con questo prepara una dolce bevanda che fa bere alla sua nuova amante: Semele. Considera che per i Greci lo sperma era sangue raffinato dalle reni. Non ti stupire allora se quel nettare, ottenuto spremendo la sede principale del sangue, ingravida Semele che presto darà alla luce Dioniso.

Dioniso: padre e figlio di se stesso e pure spirito, anche se non santo, perché dalle ceneri rimaste della grigliata dei Titani nascerà la vite, dalla quale poi, va da sé, il vino. Bevanda spiritosa.

E c’era, quando ero giovane studente, un professorucolo di teologia che voleva spacciarmi la trinità come la grande novità cristiana.

Mavvià.
Non è di panzane teologiche ciò di cui voglio parlarti.
Bensì della misura del Mondo.

Il mito di Dioniso è la spiegazione semplice di quel concetto che Hofstadter ci mette, nell’ eterna ghirlanda brillante, più di millanta pagine a formulare.

Le cose stanno dentro alle cose.

Non importa che siano probabili o reali, perché il mondo esista i fatti che lo riguardano devono collocarsi in uno spazio logico. Devono cioè essere rappresentabili. Capisci? Se esiste, il mondo deve essere riducibile a un proprio modello.  Le misure di questo modello non possono che essere lo spazio la durata e la ricorsività.

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