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Archivio mensile:febbraio 2014

  1. Sono nato oggi con due mesi abbondanti di anticipo sul Maggio francese.

  2. Boris Battaglia non è il mio nome: non è nemmeno il personaggio di una miniserie steampunk pubblicata da Bonelli.  metro

  3. Il mio vero nome non te lo dico.

  4. Sono comunista anarchico e metalmeccanico. Almeno credo. 1908224_10203099109787837_464366214_n

  5. Non credo in dio e in tutte quelle simili cazzate lì.

  6. Non uso l’ombrello.

  7. Sono convinto che i fumetti si guardano e non si leggono.

  8. Ho la barba rada e dura.

  9. Le rare volte che mi rado uso un rasoio di sicurezza merkur con lamette bolzano.

  10. Sono cresciuto a Milano, appartengo all’ultima generazione che, dove abitavo da bambino, ha potuto giocare in strada.

  11. Non lo faccio più da quattro anni, ma fumavo. Tanto. Tutto.

  12. Per i mie primi 26 anni non ho fatto un cazzo.

  13. Poi mi sono laureato in lettere. Per far dispetto ai miei che mi volevano con una posizione nella vita.

  14. Avevo addirittura biennalizzato latino, per andare a insegnare.

  15. Ma poi ne ho conosciuti, di insegnanti della mia generazione, e allora mi sono fatto catturare dalla catena di montaggio.

  16. Negli anni ’90 non era difficilissimo trovare un posto fisso da metalmeccanico.

  17. Sono vent’anni che faccio il metalmeccanico.

  18. Mangio tutto ma non in compagnia di chiunque.

  19. Bevo tanto e con convinzione, in compagnia di gente che troveresti poco raccomandabile.

  20. Dormo benissimo, sempre.

  21. Il tennis mi fa cagare. Le tenniste no.

  22. Il calcio mi fa cagare. I calciatori di serie A di più.

  23. Sono stato iscritto al PCI.

  24. Ho la tessera dell’ANPI.

  25. la tessera ARCI non la vorrei ma devo averla, al punto 26 ti spiego perchè.

  26. Perchè senza non potrei passare la sera, quasi sempre quella del giovedì, sui tavolacci di legno della Scighera.

  27. Non pratico il voto di delega

  28. Se non sono d’accordo con te c’è il rischio ti tiri qualcosa. Ci vedo un cazzo: sicuro ti manco.

  29. Se mi chiedi di partecipare a qualcosa che non sia un pranzo o una cena, probabilmente non mi rintracci più.

  30. Comunque sono molto orgoglioso dei giornaletti che, con altri, ho fatto per un po’: Sfregi e Nubi.  2524044016_82ef43ebd7

  31. E sono orgogliosissimo di aver fatto, con altri, l’unica casa editrice di fumetti seminale in Italia. La Rasputin!libri cronaca-del-grande-male

  32. Non sopporto i sanfedisti della superiorità morale della lettura rispetto agli altri divertimenti.

  33. Non sopporto la retorica moralista con cui si ammanta la lettura di dovere etico

  34. Odio la retorica bolsa dei mercanti di libri che spacciano i loro supermercati per templi: le librerie mi annoiano

  35. Leggo quasi tutti i libri che mi procuro . Perché se me li procuro viuol dire che mi servono.

  36. Anche perché leggere non mi diverte. Mi serve.

  37. Le uniche cose che leggo con piacere sono i giornaletti a fumetti e le etichette delle bottiglie.

  38. E per un periodo della mia vita, gli ultimi anni del liceo, Guccini mi sembrava il massimo. Poi ho scoperto la musica

  39. Ho imparato, mettendoci 46 anni, che la verità non la trovi in tasca. Si costruisce con tempo e fatica ed errori.

  40. Per la ricerca della verità servono studio e cancelleria.

  41. Lo studio, quello se non ce l’hai, come Don Abbondio per il coraggio, non puoi mica dartelo.

  42. La cancelleria, quella, puoi comprarla.

  43. Scrivo su blocchi Master Pigna bianchi.

  44. Scrivo con una stilografica in resina naturale nera Omas 360 a stantuffo. Monto un pennino medio da 1 mm.   BUY210KCQAAjWb1

  45. Carico la stilografica con inchiostro J.Herbin verde. loro lo chiamano lierre sauvage, io verdetogliatti.
  46. Sono fottutamente invidioso.

  47. I fumetti li guardo, non li leggo. Tu sei libero di fare come vuoi tu. Ci mancherebbe.

  48. Bestemmio. Assai.

  49. Sono più laforguista che marxiano.

  50. Come Zavattini sogno un paese in cui buongiorno voglia dire veramente buongiorno.

  51. Non c’è stato un periodo della mia vita in cui non abbia avuto cani.

  52. Il mio primo cane, un epagneul breton, si chiamava Otto (come Grunf del TNT); non dirlo al Bunker che mi chiede i diritti.

  53. Poi c’è stato Fang, lupo e lottatore, e Liro, setter irlandese e cacciatore, e Tokarev bassottina terrorista.

  54. Adesso c’è Mirtilla. Setter irlandese. Un po’ tonta. Come la Malcontenta di Henry Potter.   281224_2268603443731_8072999_n

  55. Ma la saga della Rowling mi fa cagare e mi annoia. La responsabilità del nome del cane è dei miei figli.

  56. Non mi sforzo e mi vesto sempre allo stesso modo, che ho pochi soldi e quindi pochi vestiti: jeans e camicia o T-shirt.

  57. Ho un’insana passione per le T-shirt delle Università. Nè ho di ogni città in cui capito.

  58. Ai piedi, a seconda del clima: polacchine clark’s, anfibi dr martens, sandali quelli che capitano.

  59. Avevo i capelli lunghi. Meglio: avevo i capelli.

  60. Sto scrivendo tre libri. uno sugli anni 70 spiegati ai ragazzi, uno sui ragazzi spiegati agli ex77ini, uno su Tardi.

  61. Non li finirò mai; che, lo sai, sono pigro e inconcludente

  62. Milano è la mia città. Ci sono nato, ci vivo da 46 anni. Non la amo. Ma so che non me ne andrò mai.

  63. Ci sono altre città che sono la mia città. Paname, Marseille, Addis Ababa, Basel e Sestri Levante.

  64. Sono un ultraquarantenne a cui piace fare a botte. Ma con le regole.

  65. Di conseguenza qualche anno fa ero tornato a tirare di boxe.

  66. Il problema è che se hai quarantanni i ventenni te le suonano sul ring.

  67. Una spalla rotta mi ha fatto decidere di smettere di fare a pugni.

  68. Un giorno toccherà fare il bilancio tra le botte che ho preso e le botte che ho dato.

  69. Non conservo niente.

  70. Non ho mai collezionato nulla.

  71. Ho brillantemente superato il trauma della scoperta che quelli che pensi grandi artisti sono dei minchioni inconsapevoli.

  72. Mi piacerebbe il contatto fisico. Ma da Gemma Arterton mi separano migliaia di km. 64298585001_292252098001_ari-origin05-arc-176-1280331577065.jpg?pubId=64298585001

  73. Quando Sergio Sollima scelse Teresa Ann Savoy per fare Jamilah non sapeva la tempesta di seghe che mi avrebbe scatenato.

  74. Dopo Ann Savoy venne Nastassja Kinski a popolarmi l’immaginario (non sai quanto immaginario) erotico.

  75. Dal lato onanistico sempre stato frivolo. Presto mi stancai della Kinski e mi misi con la Kaprinski, Valerie. 

  76. In breve. Ho tenuto per mano: Phoebe Cates Lio Vanessa Paradis Charlotte Gainsbourg Rosanna Arquette (in Fuori Orario).

  77. Una volta sono salito in ascensore con Serge Gainsbourg.

  78. Se c’è qualche film, libro, canzone (e non c’è) che mi ha cambiato la vita, sicuramente l’ha fatto in peggio.

  79. Non sopporto e non uso il verbo comprare con tutti i suoi sinonimi.

  80. Una cosa che ho imparato a mie spese è che: non esistono intellettuali onesti.

  81. Ergo l’onestà intellettuale è una fanfola per creduloni invocata dai peggio ipocriti, quelli che millantano neutralità.

  82. Sto su posizioni decisamente NOTAV.

  83. La mia bibita preferita, attualmente, è il johnnie walker gold label.

  84. Sono incline alla sbronza.

  85. I postumi me li coccolo, di solito, in un buco lurfido, puzzolente di fritto con coca e kebab.

  86. Mi fanno schifo tutti preti cattolici. Uno che rinuncia alla propria sessualità o è malato o è in malafede.

  87. Ci ho messo anni di esercizio ginnico, attraversando terreni impervi, ma oggi posso dire di essere uno stoico a metà.

  88. L’altra mia metà per metà è epicurea.

  89. L’ultimo mio quarto è emiliano.

  90. Ho sempre un ferro tagliente nel tascapane.

  91. Credo fermamente che Napolitano Turco Bossi e Fini dovrebbero essere processati per crimini contro l’umanità.

  92. Insieme ovviamente ai parlamenti tutti che le loro due leggi assassine hanno approvato.

  93. Io combatto le tue idee di merda e sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu non possa esprimerle mai più.

  94. Fate largo all’avanguardia, vecchi e giovani critici di merda!

  95. Alice Munro mi annoia più di Ballarò.

  96. A Corto ho sempre preferito Rasputin.

  97. Una volta mi hanno presentato, a Sestri Levante, un’intellettuale che rispetto tanto, Ilona Staller. La prima cosa che ha fatto: baciarmi. images

  98. La seconda non te la racconto qui.

  99. Mi sono sempre arrogato il diritto di sputare nel piatto in cui mangio, figurarsi in quelli dove non mi fanno mangiare.

  100. Credo fermamente nella necessità di abolire la scuola. Di ogni ordine e grado. O per lo meno abolire i professori.

  101. Anche oggi vi odio tutti; tranne le ragazze che…  index

In un libro brutto e inutile, edito nel 2012 da Mondadori con il titolo di La fine del desiderio, Michela Marzano fa un discorso assertivo, apodittico, funereo e moralista contro la pornografia. Sostiene che la pornografia sia la negazione stessa dell’erotismo e della sessualità.

Bene. Cioè no, ma facciamo finta di si e che io sia d’accordo: mi aspetto però che tu, filosofa in cattedra, me la dimostri questa cosa. Invece ti limiti a dirmi che il problema non dipende dal modo in cui un regista gira o monta un film, da come un pittore o uno scultore mettono in luce alcune parti del corpo, da come uno scrittore racconta le azioni dei personaggi, da come un fumettista costruisce la pagina. Mi dici cioè che montaggio, sintassi e tutto il resto non sono mezzi per creare senso. Mi dici che c’è un contenuto intrinseco (un apriori) della pornografia per cui la sessualità viene rappresentata tutta allo stesso modo. Te ne stai ferma lì, seduta sul tuo dualismo tra forma e contenuto e mi fai, a me che la pornografia mi piace un sacco e la trovo molto varia, la lezione: il cui succo è che la pornografia, in quanto viola “gli spazi segreti dell’intimità”, è una robaccia immorale.

vlcsnap-2014-01-22-17h02m47s4Su questo stesso piano si muove il discorso che Massimo Gramellini fa a proposito dell’ultimo film di Martin Scorsese The Wolf of Wall Street. Non sono gli spazi segreti dell’intimità quelli che, secondo lui, il film di Scorsese svende con piglio disgustosamente pornografico quanto piuttosto “le zone più oscure dell’anima”.  La cosa che scandalizza il critico – per inciso, da giovane volevo fare il critco cinematografico, poi ne ho conosciuti alcuni e ho preferito fare il metalmeccanico –  Gramellini è l’empatia che, secondo lui, il regista favorisce tra il pubblico e il personaggio di Jordan Belfort scandagliandone quelle zone oscure della personalità, dove si annidano le cose sbagliate del capitalismo: il potere costruito sui soldi, la corruzione e il sesso.

Gramellini dimostra di non capire niente o di essere in malafede.

Di non capire niente: perché non c’è nessun movimento di macchina, nessuna idea di regia (e ce n’è una caterva di idee in questo film che verranno saccheggiate per il prossimo decennio), niente di niente che indaghi le zone oscure; per Scorsese la società americana, per traslato la nostra, non ha i suoi lati moralmente esecrabili in soldi sesso e potere, è ontologicamente quelle tre cose. Non c’è nessun bisogno di scendere in profondità per cercare il male, affrontarlo e trovarne catarsi: il male è  lì, nella banalità di quel bene di cui i gramellini, i fabifazi e i serramichele si credono sacerdoti e ce ne danno le coordinate da quelle loro trasmissioni seriali così tanto perbene.

Di essere in malafede: perché quel film racconta proprio di loro, della banalità morale della loro narrazione.  Pensa alla sequenza geniale, in apertura del film, della Ferrari che da rossa diventa bianca, perché dice Jordan Belfort la sua era bianca come quella di Don Johnson in Miami Vice; una serie televisiva fondativa e conseguentemente una soglia, una dichiarazione estetica che ti permette l’ingresso nel film dandoti la chiave per LEGGERLO: mica una storia sul potere dei soldi e su quanto sono bastardi quelli che li fanno i soldi e li usano per mantenere il potere, ma una storia/riflessione sulla violenza coercitiva della narrativa seriale (qualsiasi genere dal porno, alla detective story, al sermone televisivo – in cui i gramellini eccellono) uno dei fondamenti della nostra società, quella nata negli anni ottanta; quanto la violenza fisica lo era stata di quella dei decenni precedenti (ricordi Goodfellas, la violenza fondativa dell’individuo e Gangs of New York, la violenza fondativa dei gruppi sociali?).

E’  tutto spiegato nel dialogo iniziale, splendidamente girato (l’etica del campo contro campo), tra Jordan Belfort e Mark Hanna in cui il secondo spiega al primo come funziona il potere basato sulla finzione narrativa. Un narcotico molto più potente e letale di tutte le droghe (e non è un caso l’eccesso di droghe di cui fanno uso tutti i personaggi) sintetiche.

Il problema etico sollevato da Scorsese non è se il personaggio interpretato da Di Caprio sia buono o cattivo, censurabile o meno. Il problema è che è un personaggio. Tanto quanto Gramellini.

 

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