Il mondo è una raffigurazione senza somiglianza. Si possono fare saggi a fumetti?

Platone, lo sai, a me mi sta abbondantemente sul cazzo. Per esempio: quando nel Cratilo sostiene che i termini linguistici, cioè queste stramaledette parole scritte, sono le rappresentazioni corrette delle cose perché ne descrivono l’essenza stessa, mentre le immagini ci somigliano solo vagamente alle cose, perché, nel migliore dei casi, ne condividono qualche proprietà visiva come la forma e il colore; a me, ecco, mi viene da prendere il volume dei Dialoghi e buttarlo nel cassonetto bianco.

Non fosse che è inutile. Perché quell’altro gran pezzo di merda di Aristotele farà sua questa definizione, tanto che purtroppo te la porti ancora addosso. Roba che ancora riempie tutta la riflessione di Peirce sull’immagine. Una puttanata (l’hanno definita infatti teoria ingenua dell’ immagine) che qualcuno ancora condivide, quella della raffigurazione come somiglianza oggettiva tra l’immagine e il suo soggetto. Secondo la quale un’immagine raffigura il suo soggetto solo se essa immagine assomiglia al suo soggetto. Ti rendi conto che secondo questa teoria Maus, per esempio, sarebbe, inintelligibile.

Per nostra fortuna Cartesio (che probabilmente Pierce non aveva, e un sacco di gente contemporanea che si occupa di immagini non ha, letto) sta roba qui l’ha smentita già a suo tempo, dimostrandola per la cazzata che è (nella Diottrica): infatti non ci vuole un filosofo del cazzo, basta l’evidenza, a dimostrare che ci sono immagini che non condividono con quanto rappresentano né la forma né il colore (pensa a qualsiasi disegno di Makkox!).

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In realtà Platone che era meno coglione di Aristotele e di tanti accademici del giorno d’oggi, già nel Sofista si era accorto dell’insufficenza della sua teoria dell’immagine e ce ne aveva proposto un superamento distinguendo due tipi di mimesi caratterizzanti le immagini.

Una mimesi fantastica, che considera come parametri di somiglianza solo le proprietà di apparenza. Cosa che detta come mangiamo suona così: una cosa può apparire simile a un’altra senza essere questa altra cosa.

Una mimesi icastica, che cerca rapporto di simmetria tra l’immagine e il suo soggetto. E dico. Platone mi sta pure sul culo, ma qui coglie il punto fondamentale di tutta la cultura del guardare. L’immagine raffigura il suo soggetto nella misura in cui gli somiglia in proprietà relative a un osservatore. Raffigurare e somigliare sono relazioni di tipo diverso. E sono io che guardo quello che fa la differenza.

Ogni rappresentazione, diceva Nelson Goodman riprendendo la riflessione di platone e superando Peirce, è tendenzialmente non-riflessiva. Sta sempre per qualcosa d’altro, non per se stessa. Quindi la somiglianza non può essere condizione necessaria della raffigurazione. Ce un fottio di casi, il mondo là fuori, in cui c’è raffigurazione senza somiglianza. Tutte le volte, per esempio, in cui il soggetto della raffigurazione non esiste. Questo ha un senso dannatamente fondamentale per il fumetto. Pensaci, cazzo: non esiste, tanto per dirne uno famoso, un soggetto dell’immagine Topolino.

Fermati un attimo a riflettere si questa cosa.

L’inventario generale di ciò che c’è (ce lo ha insegnato Meinong) comprende anche cose che non esistono. Se il soggetto dell’immagine non esiste (prendi ancora il caso di Topolino) non cambia niente. Topolino appartiene all’inventario di ciò che c’è, oseresti negare che Topolino c’è in ogni storia che di lui ci raccontano?, ma non esiste, se pensi il contrario, e cioè che esiste un topo antropomorfo di nome Mickey, bè meglio se ti fai vedere da uno bravo. Se non cadi vittima del pregiudizio realista mentre fruisci storie (uno dei motivi per cui tanti crociani d’accatto non amano il fumetto e gli preferiscono la letteratura, fino a ridurre il fumetto, per poterlo tollerare a una sua sovrastruttura chiamandolo Graphic Novel) non puoi negare ci sia relazione tra l’entità immagine e il soggetto. Altrimenti ti sarebbe impossibile fruire la storia (come accade a quei mutilati psichici che non capiscono il fumetto perché non colgono quella relazione).

Ciò che preme e che mi chiedo è: questo meccanismo che funziona, e assai bene, per le storie, funziona anche altrettanto bene per esprimere idee e concetti? In altre parole. Si possono fare saggi a fumetti?

bibliografia minima.

Il Cratilo e il Sofista di Platone li trovi in innumerevoli edizioni tascabili; per le cazzate di C.S.Peirce te la risolvi con gli Scritti Scelti della Utet, 2008; la Diottrica di Cartesio la trovi nel volumone delle Opere edito da Bompiani, ma fossi in te mi farei bastare il riassunto di wikipedia; di Nelson Goodman puoi leggerti con assoluto diletto I linguaggi dell’arte, che il Saggiattore ripropone continuamente in edizione economica; di Alexius Meinong per nostra fortuna Quodlibet una manciata di anni fa ha tradotto Teoria dell’oggetto, rompi il cazzo al tuo libraio di fiducia finchè te lo procura, se no fai un salto a Macerata e fattelo dare da loro. Di Maus nemmeno devo dirti. Di Makkox evita qualsiasi cosa. Di Topolino immagino ne avrai letti fin da prima di saper leggere.

(2. continua)

1 commento
  1. Asterope ha detto:

    Mmm… però questo disprezzo nei confronti del lavoro di makkox che leggo spesso da te o da gente del tuo giro (lo so, brutto termine, non me ne viene uno migliore) tipo LaForgia prima o poi me lo dovete spiegare. Non che mi piaccia granché quello che fa makkox, ma mi piacerebbe capire meglio le tue critiche.

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