L’abc dell’anarchismo di Alexander Berkman- capitolo 4 – L’Anarchia è realizzabile?

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Mi dici: “Bella cosa se potessimo fare a meno del governo. Ma ne saremmo davvero in grado?”

Forse la miglior risposta a questa domanda possiamo darla esaminando attentamente la tua vita. Che ruolo ha il governo nella tua esistenza? Quale aiuto ne hai ricevuto? Ti ha per caso sfamato, ti ha vestito, ti ha dato protezione? Hai avuto bisogno del governo per trovare lavoro o per divertirti? Quando sei malato chiami un medico o un poliziotto? Il governo può aggiungere anche un solo grammo di qualcosa alle abilità di cui ti ha dotato la natura? Può forse salvarti dalla malattia, dalla vecchiaia, dalla morte?

Se consideri la tua vita quotidiana ti accorgerai che in realtà il governo non ne è un fattore determinante, eccetto quando comincia a interferire con le tue faccende private. Quando ti obbliga a fare certe cose e ti proibisce di farne altre. Per esempio ti obbliga a sostenerlo pagando le tasse, che tu ne abbia l’intenzione o meno. Ti obbliga fare il servizio militare. Invade la tua vita personale, ti da ordini, ti obbliga, ti prescrive come comportarti e generalmente ti tratta a suo piacimento. Ti dice sempre quello che è opportuno pensare e ti punisce se pensi o ti comporti diversamente. Ti da le direttive su quello che puoi mangiare e bere. Ti imprigiona o addirittura ti condanna a morte se disobbedisci.

Ti domina e comanda in ogni momento della tua vita. Ti tratta come un ragazzino irresponsabile che a bisogno della forza per rigare dritto, tuttavia appena sbagli la responsabilità è solo tua.

Considereremo più tardi i dettagli della vita in una società anarchica e vedremo quali sono le istituzioni che potrebbero esservi realizzate, quali potrebbero essere le loro funzioni e che effetti potrebbero avere sugli uomini. Al momento la priorità è accertarci se questa condizione di vita è realizzabile, se l’Anarchia è praticabile.

Come è oggi la vita di un uomo medio? Trascorre la maggior parte del tempo a lavorare. E’ così impegnato a guadagnarsi da vivere che quasi non ha tempo di vivere, di godersela la vita. Non ne ha il tempo, ma nemmeno il denaro per farlo. Può ritenersi fortunato se ha un qualche tipo di entrata fissa, uno stipendio, un lavoro. Il rischio della disoccupazione è altissimo; a migliaia perdono il lavoro ogni anno, in ogni paese. In un attimo niente più reddito, niente più salario. Cosa che porta con se preoccupazioni, privazioni, disagio, disperazione, addirittura il suicidio. Oppure che si traduce in povertà e, conseguentemente, in criminalità.

Per alleviare la povertà si costruiscono mense per i poveri, dormitori, ospizi, tutto con l’apporto delle tue tasse. Per prevenire il crimine e punire i criminali sei ancora tu, con le tue tasse, che finanzi polizia, magistratura, avvocati, penitenziari e secondini. Riesci a immaginare qualcosa di più insensato e non pratico di questo? I parlamentari fanno le leggi, i giudici le interpretano, i magistrati le rendono esecutive, i poliziotti le applicano indagando e arrestando i criminali e alla fine i secondini li prendono in custodia. Innumerevoli persone e istituzioni sono impegnate a impedire a chi è senza lavoro di rubare e a punire chi ci prova. Appena costui finisce in prigione viene provvisto dei mezzi minimi di sussistenza, un letto un pranzo e una cena, per procurasi i quali aveva infranto la legge. Al termine della sua breve o lunga pena è rimesso in libertà. Non trova lavoro e ricomincia a delinquere. Viene arrestato e finisce di nuovo in prigione. Questa è una rozza ma tipica dimostrazione della stupidità e dell’inefficienza di questo sistema basato sui concetti di legalità e governabilità.

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Non è strano che molta gente immagini non sia possibile fare ameno del governo, quando in realtà la nostra vita quotidiana non ha con esso niente a che vedere, non ne abbiamo bisogno e anzi la legge e il governo ci sono solo d’intralcio?

“Ma scusa – mi ribatti- come potremmo avere ordine sociale e sicurezza senza la legge e il governo? Chi potrebbe proteggerci dai criminali?”

La verità è che ciò che chiami legge e ordine è in realtà il peggior disordine, come ti ho dimostrato nel capitolo precedente. Tutto l’ordine e la pace di cui godiamo li dobbiamo al buon vecchio senso comune e agli sforzi congiunti delle persone comuni, nonostante il governo. Hai per caso bisogno del governo per sapere che non ti conviene stare fermo davanti a un’auto in corsa? Hai bisogno di qualcuno che ti dica di non buttarti giù dal ponte di Brooklyn o dalla torre Eiffel? L’uomo è un animale sociale: non può restare da solo, vive in comunità o in società. Sono il mutuo aiuto e gli interessi comuni a fornirci conforto e sicurezza. Dato che questa collaborazione è libera e volontaria non ci serve nessuna costrizione governativa. Di solito si frequenta un’associazione sportiva o si suona in un gruppo per soddisfare le proprie naturali inclinazioni, e si collabora con gli altri senza costrizione alcuna. Lo scienziato, lo scrittore, l’artista e l’inventore cercano la propria realizzazione grazie all’ispirazione e al lavoro di gruppo. I loro impulsi e bisogni sono le loro urgenze: l’interferenza di un governo o di qualsiasi autorità può solo intralciare i loro sforzi. Non può non esserti evidente come siano, per tutta la vita, i bisogni e le inclinazioni delle persone a portarli ad associarsi per mutuo aiuto e protezione. Questa è la differenza tra il governare le cose e il governare gli uomini; tra fare qualcosa per libera scelta e farlo perché costretti. E’ la differenza tra libertà e costrizione, tra anarchismo e governo, perché anarchismo significa cooperazione volontaria invece di partecipazione forzata. Significa armonia e ordine in luogo di interferenza e disordine.

Quindi non chiedermi chi ci proteggerà dal crimine e dai criminali, chiediti invece se il governo ci protegge davvero. Non è piuttosto il governo a creare e sviluppare le condizioni in cui prolifera il crimine? Non sono l’invasività e la violenza su cui poggiano i governi ad alimentare lo spirito di intolleranza e persecuzione, di odio e di nuova violenza? Il crimine non cresce proporzionalmente alla povertà e all’ingiustizia sociale perpetrata e difesa dai governi? Non è il governo stesso il più grande dei crimini e delle ingiustizie?

Il crimine è il risultato di condizioni economiche, della disuguaglianza sociale, di tutto il peggio e il male di cui governi e monopoli sono i generatori.

La legge e i suoi sgherri si limitano a punire i criminali, non si preoccupano certo di curare o prevenire il crimine. Perché l’unica cura reale per il crimine sarebbe abolirne le cause, e questo nessun governo potrà mai farlo dato che viene messo lì per preservarle. Il crimine può essere spazzato via solo cancellando le cause che lo originano. Il governo questo non ha interesse a farlo.

Realizzare l’anarchia significa cancellare quelle cause. I crimini derivanti dall’oppressione e dall’ingiustizia, dalla diseguaglianza e dalla povertà, insomma: la stragrande maggioranza dei crimini, sparirebbero se ci fosse l’anarchia.

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Certi altri crimini, certo, persisteranno per qualche tempo, come quelli che nascono dalla gelosia, dalla passione e dallo spirito di coercizione e violenza che domina il mondo attuale. Ma anche questi, frutti dell’autorità e della proprietà, scompariranno gradualmente una volta che saranno state eliminate le condizioni e l’atmosfera culturali in cui trovano terreno fertile.

(traduzione mia)

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