considerazioni estemporanee prima di riprendere il racconto

10540640_10205882625933962_3658919294376889949_nAd ascoltare gli intellettuali progressisti sembrerebbe che il cattolicesimo nelle nostre illuminate polis, non riferendosi solo all’Italia, perda sempre più la propria ragione sociale e il proprio peso come soggetto direttamente politico. Ma se anche questo fosse vero, non significa una perdita di potenza in assoluto, ma solo che c’è in atto una traslazione dell’asse portante del cattolicesimo verso l’America Latina, l’Africa e quello che, questi adorabili intellettuali progressisiti e gazzettieri, chiamano più generalmente Terzo Mondo. Un po’ quello che negli anni ottanta era successo con la ridislocazione della centralità pulsante del cattolicesimo verso l’est europeo. Non è un caso che proprio l’Argentina abbia appena espresso l’attuale papa.

In un recentissimo saggio (Guerra santa e santa alleanza. Religioni e disordine internazionale nel XXI secolo, Il Mulino, 2014) Manlio Graziano sostiene, con brillanti e convincenti argomentazioni, che non solo la Chiesa Cattolica abbia recuperato quell’incisività politica di azione diretta sulla vita pubblica europea che aveva sostanzialmente perduto negli anni sessanta e settanta del secolo scorso, ma che abbia pure ridisclocato questa riacquisita potenza, con una strategia geopolitica molto complessa. Questa strategia geopolitica comporta la rottamazione della usurata teoria huntingtoniana dello scontro di civiltà e la messa in atto, non senza problematiche e complessità, di una “santa allenaza” con le altre religioni del libro, in particolare l’Islam. Con l’obiettivo di diventare, come sostiene Eric Hanson, i “mediatori etici primari” delle nostre società future.

A me questa cosa da un po’ i brividi. Ma, devo dirti la verità, mi sembrava, mentre leggevo il saggio di Graziano, un’analisi molto azzardata. Abbiamo, pensavo, validi baluardi nelle nostre società nate dall’illuminismo, per resistere a un simile tipo di crociata.

Poi oggi mi capita di sfogliare il Corriere della Sera. Non lo faccio mai che mi fa schifo,;ma ero curioso di leggere le scuse ai fumettari coinvolti loro malgrado nell’operazione del libro Je Suis Charlie. E incappo nelle parole del papa argentino come le riporta l’entusiasta cattolico articolista: “Tanta gente che sparla di altre religioni o delle religioni, che prende in giro, diciamo giocattolizza la religione degli altri, questi provocano. E può accadere quello che accadrebbe al dottor Gasbarri se dicesse qualcosa contro la mia mamma! (poco prima sosteneva che gli avrebbe dato un pugno). C’è un limite. Ogni religione ha dignità e io non posso prenderla in giro. Questo è un limite. Ho preso questo esempio per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti. come quello della mia mamma.”

Ora. Non c’è bisogno di essere esperti di retorica e metafore; il papa argentino vola basso in questo campo, ripetto al suo predecessore teutonico (che con ben altra eloquenza si era espresso con stessa sostanza sul fatto delle viognette danesi nel 2006); il succo del discorso è questo: le religioni del libro (cristianesimo, giudaismo e islamismo) hanno tutte la stessa importanza e potenza. Non puoi opportici perché esse stesse sono il limite della tua libertà. Se lo fai ne paghi le conseguenze.

Che conseguenza posso trarre da queste affermazioni? Che non hanno perso occasione per mettere in atto quella strategia con la quale potrebbero veramente divenatre in breve tempo gli unici riferimenti etici del vivere sociale, con buona pace della Ragione e dei suoi intellettuali addormentati dalla digestione pesante. Ma non solo, anche di quei rivoluzionari che, accecati da troppo relativismo culturale, applicano razzismi all’incontrario, disprezzando chi giocattolizza le religioni altre perché vedono in Allah il dio degli oppressi e nel giocattolizzatore un neocolonialista. Non c’è dio degli oppressi. C’è solo tre dei oppressori.

Mi guardo in giro e quei baluardi della ragione che credevo diffusi e pulsanti li vedo pericolanti e disertati.

Toccherà asseragliarsi nella redazione di Charlie Hebdo.

9 commenti
  1. Fabrizio ha detto:

    Non pensi Boris che le parole del Papa siano un semplice invito all’educazione? Se tu sapessi esserci ebrei nei dintorni, ti metteresti a imprecare il dio d’Israele e Mosè? No, perché avresti paura di offendere la sensibilità loro, facendo la parte del maleducato, del volgare. Mettiamo che tu stia per raccontare una barzelletta sconcia sulla signora mamma di Gesù ai tuoi convitati ma qualcuno ti ferma in tempo facendoti notare la presenza d’un tizio appena tornato da, che so, Nostra Signora di Guadalupe. Diresti che quel tale sta complottando per toglierti la libertà? Certo che no, anche perché avresti tutta la libertà, discutendo con lui in toni cortesi, di criticare il culto mariano (argomentando sui perché e i percome).

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  2. No Fabrizio, non lo penso. E ti assicuro, difficilmente tra i miei convitati potrebbe esserci qualcuno devoto a culti mariani.

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    • Fabrizio ha detto:

      Ahahah!!! Male, molto male! Non sai cosa ti perdi! ^——-^

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  3. non mettiamo sullo stesso piano però “quello che mi sta seduto vicino al bar” e il pubblico di un giornale (o di un film o di una trasmissione televisiva). se ragioniamo così, con la prospettiva della compresenza fisica, allora addio anche al nudo al cinema! te la vedi la bardot che entra nel tuo bar e ordina un caffé con le bocce di fuori? dai, su…

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    • Fabrizio ha detto:

      Caro Laforgia, non ho ben capito il senso del suo intervento. Potrebbe esporlo più chiaramente?

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      • lei dice “Se tu sapessi esserci ebrei nei dintorni” e “la presenza d’un tizio appena tornato da, che so, Nostra Signora di Guadalupe”. quindi mette come condizione il fatto che qualcuno dica qualcosa di sconveniente direttamente sul muso del potenziale offeso. sono esempi che non tengono, per il semplice motivo che se dovessimo vivere con l’angoscia che dietro l’angolo (o alle nostre spalle) c’è un individuo ipersensibile e facile all’offesa, dovremmo buttare all’aria qualsiasi forma di libertà d’espressione. è chiaro che io per educazione (e per costrizioni inculcatemi) non andrò – purtroppo – mai in giro con le chiappe di fuori, ma questo non mi impedisce di farlo sul set di un film (sempre che su quel set mi ci abbiano invitato, è chiaro…) che sarà poi distribuito nelle sale alla faccia di quelli che non sopportano la vista delle mie chiappe.

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  4. però dammi del tu, eh. che nella sezione commenti di un blog come questo il “lei” è già una mezza dichiarazione di ostilità. 🙂

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    • Fabrizio ha detto:

      Adesso ho capito. Fai dei giusti rilievi Laforgia, però, vedi, per non offendere duramente e gratuitamente qualcuno (o il comune senso del pudore) non credo sia necessario rinunciare alla libertà di espressione; basta moderare i termini. Credo nel dovere di autocensura personale verso alcune forme di linguaggio riguardanti argomenti ‘offensivi’; e questo vale sempre, sia quando sto parlando faccia a faccia con altri (e quindi sono a tiro dei loro eventuali ceffoni), sia quando sto scrivendo un pezzo che sarà, per esempio, pubblicato su rivista e letto da lontani lettori. Detto questo, di tutto si può parlare e criticare, anche con l’arma del riso. Un poco di sensibilità da una parte (in chi scrive, parla, disegna ecc.) e non troppa suscettibilità dall’altra (in chi ascolta, legge ecc.). Questo è Moliere (dalla sua prefazione al ‘Tartufo’): “Confesso vi furono tempi in cui la commedia si corruppe. Ma forse c’è qualcosa nel mondo che non venga corrotto ogni dì? La medicina è un’arte assai utile…eppure ci furono tempi nei quali…se ne è fatta un’arte per avvelenare gli uomini. […] Nemmeno le cose più sacre sono protette dalla corruzione degli uomini; e vediamo scellerati che, ogni giorno, abusano della religione e se ne servono, con perfidia, per i più gravi delitti. Ma non si tralascia, per questo, di fare le necessarie distinzioni! Non si mettono in uno stesso fascio… la bontà delle cose che si corrompono e la malizia dei corruttori.” Non so quanto ci abbia preso, però offre spunti di riflessione. Che dici?

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