sbattersene

Io sono Charlie, ne sono sicuro. Si, ma cosa significa veramente essere Charlie? Essere o non essere Charlie, questa è la questione da porsi. Infatti, scusate, ma la vera domanda da farci è se ce ne frega qualcosa? Più precisamente essere Charlie significa sbattersene, questa è la migliore risposta da dare in loro memoria. Io sono Charlie non è far suonare le campane di Notre Dame per degli anticlericali, non è trasformare in eroi degli autori di satira la cui attività principale era sputare sul potere e su tutte le forme d’espressione… d’oppressione, scusate.
Ecco in questo senso, Io sono Charlie non ha alcun senso, però Io sono Charlie ha fatto scendere 4.000.000 di persone per la strada, gente che nella quasi totalità manco sapeva cos’è Charlie Hebdo, ma che non ha voluto accettare che si possa essere accoppati per delle idee e dei disegni. Tutti hanno trovato questa cosa assurda, lapidare una donna perché è stat violentata non lo è mica di meno; ci sono un sacco di cose assurde. Charlie Hebdo le racconta queste cose, è lui che osa dirle e riderne; è Charlie che sfotte il sindaco di Angouleme quando fa mettere delle gabbie stile zoo intorno alle panchine pubbliche perché non le possano usare i senza tetto; Io sono Charlie non è uno slogan, è Charlie che dice che il sindaco di Angouleme è una testa di cazzo. Sono solo un portavoce.
La libertà d’espressione, che va continuamente lubrificata, è il popolo che l’ha ottenuta contro il potere assolutista che non immaginava neppure lontanamente che il popolo potesse esprimersi. Se oggi per noi questa è un’evidenza, se possiamo raccontarcela… però ci abbiamo messo 2500 anni, è lento i progresso, invece la regressione ci mette un attimo: l’oscurantismo, i kalashnikov, la polizia… è il rifiuto di un simile futuro che ha fatto scendere in piazza milioni di persone, nel nome di Charlie.
Io sono Charlie potrebbe essere il rifiuto del Trattato di Libero Scambio Atlantico, che permetterà a Monsanto di trasformare l’Europa in un deserto di pietre; Io sono Charlie potrebbe essere il rifiuto di tutti i progetti di grandi opere, tanto inutili quanto assurde; potrebbe essere rifiutare di evocare quella crescita che tutti sappiamo non ci sarà mai più; Io sono Charlie dovrebbe essere semplicemente l’Anno 01 di GèBè, in cui ci fermiamo tutti a riflettere!!! Riflettere e poi agire in fretta, che non c’è più tempo. Agire ora. Ri-manifestare in milioni per RIFIUTARE, perché questo è Charlie. Io sogno di piantare carote sulle piste abbandonate di Notre Dame de Landes con il Signor Hollande, con il Signor Sindaco di Angouleme, e con tutti i membri di quei tanti comitati inesistenti, e poi coprire d’insulti le multinazionali, le lobby, e tutti i burocrati che ci stanno ammazzando solo per riempirsi le loro fottute tasche. Quel giorno sì potremo dirlo insieme: io sono Charlie!
Viva Charlie Hebdo!
Viva Le Canard enchaine!
Viva Sinè Mensuel!
Viva tutta la stampa satirica!
E voi altri, voi, qui… quando alzerete i vostri cazzo di culi e comincerete ad aiutarci a cambiare il mondo, allora potremo anche dirlo viva la Francia!
Per adesso: Viva Charlie!

 

Eccotelo tradotto l’intervento di Menu ad Angouleme, cazzo. Mentre ritirava il premio attribuito dal Festival a Charlie Hebdo per la libertà d’espressione. Devo fare sempre tutto da solo però, che voi professionisti servite solo alla vostra autoreferenzialità, ai collaterali e fate niente di utile, mai.

 

Tre cose:

Il sindaco di Angouleme era presente.

Gèbè è stato un grande fumettista francese, collaboratore di Charlie Hebdo e autore nel 1973 del famosissimo, in Francia, L’An 01, dove racconta un’utopia libertaria in cui l’umanità si ferma e, dopo varie riflessioni, decide di fare a meno dell’economia di mercato. Con tutte le contraddizioni che questo comporta. L’Association lo ristampò nel 2000, nella collana Eperluette con una fichissima prefazione di Menu. Procuratelo.

Notre Dame de Landes è un comune della Loira, cha ha vissuto qualcosa di simile a quello che sta succedendo in Val Susa, con la devastazione del territorio per la costruzione di un aereoporto immenso, che poi fu praticamente abbandonato.

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