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Archivio mensile:ottobre 2015

Siamo animali strani, noi ippoghigni. Pensa: riusciamo a non farci guastare l’umore nemmeno dalla pubblicazione delle candidature dei premi Gran Guinigi, quella roba che qualche originale gazzettiere ha definito come gli Oscar del fumetto. Appunto.

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Siamo animali strani, noi ippoghigni. Riusciaremo a goderci il sole di novembre, sperando ci sia, e il vino – quello ci sarà di sicuro –  e le mura della città guinigia senza farci guastare la disposizione d’animo da quelle orribili strutture di plastica e alluminio sbatacchiate lì, senza concezione alcuna a deturparne piazze e strade.

Siamo animali strani, noi ippoghigni.  Sul dizionario degli animali fantastici, qualche anonimo amanuense ci ha definito estinguenda specie di lettori paganti. Paganti due volte qui a Lucca. Una per fare il biglietto per passare le forche caudine di quelle orribili strutture e avere così l’accesso a un ammassato e soffocante mercatino di carta stampata magliette spille e cazzabubbole varie. La seconda per portarci via un po’ di quella carta stampata.

Siamo animali strani, noi ippoghigni. Paghiamo per avere il permesso di comprare. E le mostre gratuite, quelle non mercato (ti rendi conto dell’assurdità? Fanno pagare il biglietto per farti entrare in un mercatino e non per andare a vedere delle esposizioni… beh, certo… per alcune delle mostre espositive dovrebbero pagarti loro per fartici mettere piede) le evitiamo sempre come i dibattiti, che altrimenti rischiamo, noi ippoghigni, di ammalarci.

Poi, ormai l’abbiamo capito… siamo teste dure noi ippoghigni ma non è che amiamo rompercela, la testa, e davanti all’evidenza ci arrendiamo: la rinascita del fumetto la dobbiamo alla graphic novel, che, se non abbiamo compreso male, è una categoria merceologica –non mi è ancora chiaro se da edicola o da libreria- come qualsiasi formato del fumetto. Quindi, ovvio. La mostra dove meglio il fumetto stà è quella mercato, le altre servono solo a creare qualche alibi culturale, e agli amministratori di qualsiasi città che non gli piace fare le cose inutili, quelle mostre le tirano via con il culo.

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Siamo animali strani noi ippoghigni. A tutti i raffinati e snobbissimi intellettuali che vengono da ovunque a vendere le loro mercanzie in questa fiera preferiamo la (anche infantile e alle volte stolida) gratuità della mostra di se che fanno i cosplayer e in particolare LE cosplayer. E siamo gli unici noi ippoghigni tra tutti questi intellettuali (che io sappia), a non disdegnare, nel naufragare dell’assembramento lucchese, il sudato  non sempre involontario spalmarsi e sfregarsi dei loro corpi seminudi contro la nostra superbia vestita di tutto punto .

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Mi dispiace un casino di non essere potuto andare a Macerata per l’Overtime Festival. Purtroppo il maledetto lavoro, con i suoi strascichi di sempre, mi ha trattenuto a Milano.

Il lavoro, come dice Philippe Godard (Contro il Lavoro, Eleuthera) funziona meglio della polizia, dei confini e del filo spinato. Tiene ciad cuno al proprio posto.

Si sente oggi che il lavoro come tale costituisce la migliore polizia e tiene ciascuno a freno e riesce a impedire validamente il potenziarsi della ragione, della cupidità, del desiderio d’indipendenza. Esso logora straordinariamente una gran quantità d’energia nervosa, e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, al sognare, al preoccuparsi, all’amare, all’odiare.

Così scriveva Nietzsche nella sua campagna contro la morale corrente, cominciata con la pubblicazione di quell’aureo volumetto che è Aurora.Pensieri sui pregiudizi morali.

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Per fortuna Paolo mi ha tenuto aggiornato.

Qualcuna delle foto che mi ha inviato:

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A questo punto posso farti solo una promessa. Ci vediamo a Lucca. Portati fasce e guantoni.

Solo la scena in cui il commissario Bayard incontra Foucault nell’hammam vale tutto il romanzo. Laurent Binet ha scritto un altro gran bel libro. Non rispetta nessuno, li mostra tutti nel mezzo delle secrezioni delle loro debolezze umane, da Barthes a Eco. Per questo non so se uscirà in italiano. Fai uno sforzo e leggitelo in francese.

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Feltrinelli ha appena ristampato Il filo e le tracce, fondamentale saggio di Carlo Ginsburg su verità storica e finzione letteraria. Fossi in te me lo leggerei facendoci seguire il volumone appena edito da Adelphi Paura reverenza terrore sul rapporto che il potere ha con le immagini e il linguaggio. C’è una certa attinenza pure con il soggetto del romanzo di Binet. Anche con il suo precedente HhHH che non mi stanco di consigliarti.

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Saltando di palo in frasca, sai poi l’amore che porto a Mister No. Non hai idea della profonda incazzatura che mi ha causato la lettura di Come un romanzo, centone di smozzicati capitoli prelevati da altre vecchie storie tenuti insieme da intermezzi romanzeschi pessimamente scritti per l’occasione. Noia e dolore. La peggior delusione  a fumetti di questo 2015.

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Intanto che aspetto di ascoltarmi Grey Tickles, Black Pressure di John Grant, il miglior album di quest’anno è At Last for Now di Benjamin Clementine.

Non essere Cattivo, tolto il finale consolatorio, è il miglior film che ho visto in questa seconda metà dell’anno.

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