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Lo spirito più forte tra tutti gli animali ce l’hanno i lupi. Subito dopo vengono i cani. E non dicano niente gli umani che dividono la vita con i gatti. Non c’è proprio storia. Lo spirito di ogni cane segue per sempre le persone con cui ha diviso la strada della propria esistenza. Invidio a chi non ha mai avuto un cane l’ignoranza di quel dolore (che spezza le vene) che causa la scomparsa del proprio compagno a quattro zampe. Non la morte, quella è un fatto biologico cui siamo destinati tutti, ma l’assenza che resta. All’inizio intollerabile. Tollerabile solo dopo, quando vedi (devi guardare forte, nelle   notti più chiare) la presenza dello spirito del tuo cane al tuo fianco.

Il 12 agosto Mirtilla ha deciso di restare per sempre a Paname. Ho uno spirito in più che mi protegge, lo so, ma non riesco a far smettere questo maledetto dolore e non riesco a smettere di piangere.

Brindo  con il vino migliore che ho trovato alla mia splendida setter irlandese che ha condiviso con la nostra famiglia zingara 11 meravigliosi anni. 

  
  Non ti dimenticheremo mai piccola. 

Lo so. Con te ci incontriamo sempre tra trattoria e Scighera e ti ho già raccontato tutto più volte.

Ma.

Ai sei sette lettori occasionali che capitavano qui, stando alle statistiche, per leggere la storia di Charlie Ebdo devo una spiegazione.

Non so per quale assurdo motivo, anzi in realtà lo so ma sarebbe troppo lungo stare qui a raccontartelo, ho letto HHhH di Laurent Binet. Non mi ha cambiato la vita. Nessuna opera letteraria lo fa, se te lo raccontano è la chiacchiera di un povero di spirito.

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Ma.

Mi ha cambiato le prospettive sulle modalità che ritenevo funzionali al racconto di fatti realmente accaduti: la Storia insomma. Non riesco più a concepire una narrazione storica (anche solo cronachistica) se non con gli strumenti e lo stile che Binet si è inventato… anzi meglio, si è adattato alle proprie esigenze.

Quindi non mi trovavo più a mio agio con la formula del post.  Sto riscrivendo tutto. Ci farò un libello. Magari quando l’ho finito te lo metto qui in pdf, oppure ne faccio un’edizione di stampa clandestina e te lo regalo la prima volta che ci incontriamo. Non lo so. Vedremo.

Tu intanto, se ti manca il modo di riempire quello straccio di tempo che dedicavi alla lettura dei miei post, leggiti il libro di Binet. Lo trovi negli economici Einaudi. Racconta la storia dell’eroico attentato che due paracadutisti dell’esercito resistente cecoslovacco (Jan Kubis e Jozef Gabcik) fecero a Heydrich (l’architetto della soluzione finale) il 27 maggio 1942 a Praga.

Non è una lettura amena. Ma credo che dopo non riuscirai più ad avere lo stesso atteggiamento verso la saggistica e il romanzo storici. Io di questo ne sono rimasto molto soddisfatto.

Come ti ha raccontato Paolo il giovedì sera spesso ci infiliamo, con Tito, alla Scighera, Tra le cose nostre che facciamo c’è la degustazione (passami l’eufemismo) di vino.

Bottiglie abbandonate

 

Capita, a me, di finire a fine serata sotto la panca. In quelle condizioni accetto di fare cose che, da sobrio, non mi sognerei nemmeno.

Così mi sono ritrovato coinvolto in questa cosa.

Domani dovresti trovare in edicola il primo volume (il terzo della serie, dopo La Ballata e Tango + Elvetiche, e non far domande sul criterio di uscita, non posso darti risposte che non ho) con la mia prefazione. Ti dico. Non so se è un caso che domani sia il 25 aprile: in quel volume lì c’è la storia Samba per Tiro Fisso. 

Se non è un resistente Tiro Fisso…

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Ricevo, dal prof. Daniele Cauzzi , questa correzione alle mie imprecisioni sulla tavola periodica messa nell’altro post, e volentieri pubblico.

A mia discolpa solo due cose: sono, per mia antica insipienza, un letterato e la garzantina di chimica che ho nella libreria è vecchia assai.

“La differenza tra naturali e radioattivi è imprecisa, perché esistono elementi naturali che sono radioattivi, l’uranio ad esempio. La differenza è naturali e artificiali. Gli elementi totali sono ad oggi 118, si è arrivati alla fine dell’ultimo periodo. I più pesanti tra questi sono stati prodotti in quantità di pochi atomi e non hanno tempi di stabilità che permettono un loro utilizzo pratico.
Ma dovrebbe esistere una cosiddetta “isola di stabilità” di elementi superpesanti ovvero di elementi che non decadono radioattivamente. Se si riuscisse a produrli sarebbero sostanze dalle proprietà totalmente nuove. Chissà.
La tabella periodica che hai riportato è la prima volta che la vedo in vita mia. Non è quella del russo, che è questa:

Mentre quella attualmente usata è questa.”

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la chimica è sexy

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La nostra è un’epoca di compromessi, di mezze misure, di male minore. I visionari vengon derisi o disprezzati e “gli uomini pratici” governano la nostra vita. Non cerchiamo più soluzioni radicali ai mali della società, ma miglioramenti; non cerchiamo più di abolire la guerra, ma di evitarla per un periodo di qualche anno; non cerchiamo di abolire il crimine, ma ci accontentiamo di riforme penali; non tentiamo di abolire la fame, ma fondiamo organizzazioni mondiali di carità. In un’epoca in cui l’uomo è tanto attirato da ciò che è realizzabile e suscettibile di immediata realizzazione, potrebbe essere salutare esercizio rivolgerci agli uomini che han sognato Utopie, che hanno respinto tutto ciò che non corrispondeva al loro ideale di perfezione.

 

Spesso ci sentiamo umili quando leggiamo di questi Stati e i di queste città ideali, perché comprendiamo la modestia delle nostre rivendicazioni e la limitatezza della nostra fantasia. Zenone predicava l’internazionalismo, Platone riconosceva l’uguaglianza tra uomini e donne, Tommaso Moro percepiva chiaramente il rapporto tra povertà e crimine che viene negato persino ai giorni nostri. All’inizio del XVII secolo, Campanella auspicava la giornata lavorativa di quattro ore e il predicatore tedesco Andreä parlava di lavoro gradevole e proponeva un sistema di educazione che potrebbe servire da modello ancora oggi.

 

Troveremo la condanna della proprietà privata, il denaro ed il salario considerati immorali o irrazionali, la solidarietà umana accettata come cosa ovvia. Tutte queste idee che potrebbero essere ritenute temerarie oggi, vennero avanzate allora con una sicurezza che dimostra come, nonostante non venissero in genere accettate, nondimeno fossero immediatamente comprese. Alla fine del XVII e nel XVIII secolo, ritroviamo idee ancor più sorprendenti e audaci riguardo alla religione, ai rapporti sessuali, alla natura del governo e della legge. Siamo talmente abituati a pensare che i movimenti progressisti abbiano avuto inizio col XIX secolo, che ci stupiamo di vedere che la degenerazione del pensiero utopico comincia proprio allora. Le utopie, in genere, diventano timorose; la proprietà privata e il denaro vengono spesso giudicati necessari; gli uomini devono considerarsi felici a lavorare otto ore al giorno e non c’è nemmeno da pensare alla possibilità che il loro lavoro sia attraente. Le donne son sottoposte alla tutela dei loro mariti e i figli a quella del padre. Ma prima che le utopie venissero contaminate dallo spirito “realista” del nostro tempo, esse fiorirono con una varietà ed una ricchezza che ci fanno dubitare nella validità della nostra pretesa di aver ottenuto qualche avanzamento nel progresso sociale.

 

Ciò non significa che tutte le utopie siano state rivoluzionarie e progressiste: la maggior parte di esse hanno avuto queste due qualità, ma poche sono state completamente rivoluzionarie. Gli scrittori utopistici furono rivoluzionari quando auspicavano una comunità di beni al tempo in cui la proprietà privata era ritenuta sacra, il diritto per ogni individuo di sfamarsi quando i mendicanti venivano impiccati, la parità delle donne quando queste erano considerate poco più che schiave, la dignità del lavoro manuale quando esso veniva ritenuto ed era reso un’occupazione degradante, il diritto di ogni bambino ad una infanzia felice e ad una buona istruzione quando questo era riservato ai figli dei nobili e dei ricchi. Tutto ciò ha contribuito a rendere la parola “Utopia” sinonimo di una forma felice e desiderabile di società. Utopia, a questo riguardo, rappresenta il bisogno degli uomini alla felicità, il loro segreto desiderio dell’Età dell’Oro, o, come altri l’immaginavano, del Paradiso perduto.”

 

Tratto da: Maria Luisa Berneri, Viaggio attraverso Utopia, Pistoia, 1981

 

 

 

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