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Mi dici: “Bella cosa se potessimo fare a meno del governo. Ma ne saremmo davvero in grado?”

Forse la miglior risposta a questa domanda possiamo darla esaminando attentamente la tua vita. Che ruolo ha il governo nella tua esistenza? Quale aiuto ne hai ricevuto? Ti ha per caso sfamato, ti ha vestito, ti ha dato protezione? Hai avuto bisogno del governo per trovare lavoro o per divertirti? Quando sei malato chiami un medico o un poliziotto? Il governo può aggiungere anche un solo grammo di qualcosa alle abilità di cui ti ha dotato la natura? Può forse salvarti dalla malattia, dalla vecchiaia, dalla morte?

Se consideri la tua vita quotidiana ti accorgerai che in realtà il governo non ne è un fattore determinante, eccetto quando comincia a interferire con le tue faccende private. Quando ti obbliga a fare certe cose e ti proibisce di farne altre. Per esempio ti obbliga a sostenerlo pagando le tasse, che tu ne abbia l’intenzione o meno. Ti obbliga fare il servizio militare. Invade la tua vita personale, ti da ordini, ti obbliga, ti prescrive come comportarti e generalmente ti tratta a suo piacimento. Ti dice sempre quello che è opportuno pensare e ti punisce se pensi o ti comporti diversamente. Ti da le direttive su quello che puoi mangiare e bere. Ti imprigiona o addirittura ti condanna a morte se disobbedisci.

Ti domina e comanda in ogni momento della tua vita. Ti tratta come un ragazzino irresponsabile che a bisogno della forza per rigare dritto, tuttavia appena sbagli la responsabilità è solo tua.

Considereremo più tardi i dettagli della vita in una società anarchica e vedremo quali sono le istituzioni che potrebbero esservi realizzate, quali potrebbero essere le loro funzioni e che effetti potrebbero avere sugli uomini. Al momento la priorità è accertarci se questa condizione di vita è realizzabile, se l’Anarchia è praticabile.

Come è oggi la vita di un uomo medio? Trascorre la maggior parte del tempo a lavorare. E’ così impegnato a guadagnarsi da vivere che quasi non ha tempo di vivere, di godersela la vita. Non ne ha il tempo, ma nemmeno il denaro per farlo. Può ritenersi fortunato se ha un qualche tipo di entrata fissa, uno stipendio, un lavoro. Il rischio della disoccupazione è altissimo; a migliaia perdono il lavoro ogni anno, in ogni paese. In un attimo niente più reddito, niente più salario. Cosa che porta con se preoccupazioni, privazioni, disagio, disperazione, addirittura il suicidio. Oppure che si traduce in povertà e, conseguentemente, in criminalità.

Per alleviare la povertà si costruiscono mense per i poveri, dormitori, ospizi, tutto con l’apporto delle tue tasse. Per prevenire il crimine e punire i criminali sei ancora tu, con le tue tasse, che finanzi polizia, magistratura, avvocati, penitenziari e secondini. Riesci a immaginare qualcosa di più insensato e non pratico di questo? I parlamentari fanno le leggi, i giudici le interpretano, i magistrati le rendono esecutive, i poliziotti le applicano indagando e arrestando i criminali e alla fine i secondini li prendono in custodia. Innumerevoli persone e istituzioni sono impegnate a impedire a chi è senza lavoro di rubare e a punire chi ci prova. Appena costui finisce in prigione viene provvisto dei mezzi minimi di sussistenza, un letto un pranzo e una cena, per procurasi i quali aveva infranto la legge. Al termine della sua breve o lunga pena è rimesso in libertà. Non trova lavoro e ricomincia a delinquere. Viene arrestato e finisce di nuovo in prigione. Questa è una rozza ma tipica dimostrazione della stupidità e dell’inefficienza di questo sistema basato sui concetti di legalità e governabilità.

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Non è strano che molta gente immagini non sia possibile fare ameno del governo, quando in realtà la nostra vita quotidiana non ha con esso niente a che vedere, non ne abbiamo bisogno e anzi la legge e il governo ci sono solo d’intralcio?

“Ma scusa – mi ribatti- come potremmo avere ordine sociale e sicurezza senza la legge e il governo? Chi potrebbe proteggerci dai criminali?”

La verità è che ciò che chiami legge e ordine è in realtà il peggior disordine, come ti ho dimostrato nel capitolo precedente. Tutto l’ordine e la pace di cui godiamo li dobbiamo al buon vecchio senso comune e agli sforzi congiunti delle persone comuni, nonostante il governo. Hai per caso bisogno del governo per sapere che non ti conviene stare fermo davanti a un’auto in corsa? Hai bisogno di qualcuno che ti dica di non buttarti giù dal ponte di Brooklyn o dalla torre Eiffel? L’uomo è un animale sociale: non può restare da solo, vive in comunità o in società. Sono il mutuo aiuto e gli interessi comuni a fornirci conforto e sicurezza. Dato che questa collaborazione è libera e volontaria non ci serve nessuna costrizione governativa. Di solito si frequenta un’associazione sportiva o si suona in un gruppo per soddisfare le proprie naturali inclinazioni, e si collabora con gli altri senza costrizione alcuna. Lo scienziato, lo scrittore, l’artista e l’inventore cercano la propria realizzazione grazie all’ispirazione e al lavoro di gruppo. I loro impulsi e bisogni sono le loro urgenze: l’interferenza di un governo o di qualsiasi autorità può solo intralciare i loro sforzi. Non può non esserti evidente come siano, per tutta la vita, i bisogni e le inclinazioni delle persone a portarli ad associarsi per mutuo aiuto e protezione. Questa è la differenza tra il governare le cose e il governare gli uomini; tra fare qualcosa per libera scelta e farlo perché costretti. E’ la differenza tra libertà e costrizione, tra anarchismo e governo, perché anarchismo significa cooperazione volontaria invece di partecipazione forzata. Significa armonia e ordine in luogo di interferenza e disordine.

Quindi non chiedermi chi ci proteggerà dal crimine e dai criminali, chiediti invece se il governo ci protegge davvero. Non è piuttosto il governo a creare e sviluppare le condizioni in cui prolifera il crimine? Non sono l’invasività e la violenza su cui poggiano i governi ad alimentare lo spirito di intolleranza e persecuzione, di odio e di nuova violenza? Il crimine non cresce proporzionalmente alla povertà e all’ingiustizia sociale perpetrata e difesa dai governi? Non è il governo stesso il più grande dei crimini e delle ingiustizie?

Il crimine è il risultato di condizioni economiche, della disuguaglianza sociale, di tutto il peggio e il male di cui governi e monopoli sono i generatori.

La legge e i suoi sgherri si limitano a punire i criminali, non si preoccupano certo di curare o prevenire il crimine. Perché l’unica cura reale per il crimine sarebbe abolirne le cause, e questo nessun governo potrà mai farlo dato che viene messo lì per preservarle. Il crimine può essere spazzato via solo cancellando le cause che lo originano. Il governo questo non ha interesse a farlo.

Realizzare l’anarchia significa cancellare quelle cause. I crimini derivanti dall’oppressione e dall’ingiustizia, dalla diseguaglianza e dalla povertà, insomma: la stragrande maggioranza dei crimini, sparirebbero se ci fosse l’anarchia.

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Certi altri crimini, certo, persisteranno per qualche tempo, come quelli che nascono dalla gelosia, dalla passione e dallo spirito di coercizione e violenza che domina il mondo attuale. Ma anche questi, frutti dell’autorità e della proprietà, scompariranno gradualmente una volta che saranno state eliminate le condizioni e l’atmosfera culturali in cui trovano terreno fertile.

(traduzione mia)

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Mi chiedi: “Non riesci a spiegarmi brevemente cos’è l’Anarchismo?”

Ci proverò. In poche parole, l’Anarchismo sostiene che è possibile vivere in una società priva di qualsiasi forma di potere; e che sia possibile una vita senza coercizioni di sorta: il che significa condurre il tipo di vita che più ci aggrada, liberi da obblighi e forzature. Non è possibile condurre un’esistenza di questo tipo se prima non ci si libera delle istituzioni e dalle condizioni che imbrigliano la nostra libertà e interferiscono con la nostra vita, obbligandoci continuamente ad agire in modo contrario alla nostra volontà.

Già. Ma quali sono queste istituzioni e queste condizioni? Semplicemente tutte quelle cose di cui dobbiamo sbarazzarci per assicurarci una vita armoniosa e libera. Una volta che sapremo con esattezza quali sono queste cose e quali vadano messe a loro posto, il modo per farlo seguirà naturalmente.

Allora: di cosa dobbiamo liberarci per assicurarci la libertà?

Prima di tutto, ovviamente, la cosa più invasiva di tutte, quella che più ostacola o impedisce l’espressione della tua libertà; la cosa che più interferisce nella tua vita e ti obbliga a vivere diversamente da come vorresti.

Questa cosa si chiama “governo”.

Riflettici e vedrai che l’istituzione del governo è il peggior crimine che l’uomo abbia mai commesso contro se stesso. Con esso ha riempito il mondo di violenza, inganno, falsità, oppressione e miseria. Ha corrotto ogni cosa. Mi darai ragione: “Certo, governo significa violenza ed è sicuramente il male”, ma mi obbietterai “come possiamo però farne a meno?”

E’ proprio di questo che voglio discutere. Ora, se io ti chiedessi a cosa ti serve un governo, sono certo che mi risponderesti che non è per te, ma è per gli altri che si rende necessario. Se tu chiedessi la stessa cosa a chiunque altro, sono sicuro che risponderebbe come te: ti direbbe che non è per lui che è necessario, ma per gli altri.

E’ così. Ognuno di noi pensa che se fosse per lui non ci sarebbe bisogno di nessuna polizia, ma che purtroppo il manganello è necessario per gli altri. A questo punto puoi ribattermi che “se non ci fossero leggi e governi le persone si deruberebbero e si ammazzerebbero a vicenda”. Fosse anche vero, perché lo farebbero? Lo farebbero solo per divertimento o per cause e ragioni precise? Forse se esaminiamo questi motivi, ne scopriremo la cura.

Immaginati che tu, io e altre persone, dopo essere scampati a un naufragio, si sia approdati su un’isola ricca di frutti di ogni genere. Naturalmente dovremmo darci da fare per raccoglierli. Ma se uno di noi, d’improvviso, sostenesse che è tutto di sua proprietà e che nessuno può averne nemmeno un boccone se prima non gli versa un tributo, noi altri ci indigneremmo, non è vero? E rideremmo delle sue pretese. Se insistesse e ci creasse problemi, lo ributteremmo a mare senza pensarci su troppo, no?

Supponi poi che una volta riusciti a coltivare l’isola e a organizzarci con tutto ciò che è necessario a una vita confortevole, arrivasse uno a sostenere che l’isola e quello che abbiamo fatto è tutto suo. Che gli diremmo? Lo ignoreremmo, no? Oppure lo inviteremmo a unirsi a noi e a condividere il nostro lavoro.

Adesso immaginati che quello invece insiste con questa cosa della proprietà e tira fuori un pezzo di carta e dice che quella è la prova che lì tutto gli appartiene. Gli daremmo del pazzo e torneremmo al lavoro.

Ma se lui avesse dietro di se un governo, potrebbe chiamarlo in difesa dei suoi “diritti”. Il governo invierebbe polizia ed esercito che ci caccerebbero da lì, ristabilendovi il “legittimo proprietario”.

I governi hanno questa funzione, esistono per questo ed è questo quello che fanno.

Pensi ancora che senza questa cosa chiamata governo ci deruberemmo e ci ammazzeremmo l’un l’altro?

Non è vero piuttosto che proprio con il governo ci derubiamo e ci ammazziamo? Perché non esiste governo che garantisca a tutti ciò che è di tutti, al contrario ce lo porta via a beneficio di pochi che non ne avrebbero diritto.

Se ti svegliassi domattina e scoprissi che non c’è più alcun governo, il tuo primo pensiero sarebbe di uscire in strada e uccidere qualcuno?

Certo che no! Sarebbe un’assurdità. Stiamo parlando di una maggioranza di gente sana e normale. I pazzi che non resistono all’impulso di ammazzare, mica si chiedono prima se c’è oppure no un governo. Questa gente qui deve essere affidata alle cure di psicologi e alienisti, devono essere ricoverati in ospedale e curati per la loro malattia.

La cosa più probabile, il giorno che tu o chiunque altro scopriste svegliandovi che non c’è più alcun governo, è che vi dareste da fare per vivere al meglio in queste nuove condizioni.

Naturalmente se ci fosse gente che si abbuffa mentre tu patisci la fame, avresti pieno diritto di reclamare la tua parte di cibo. E questo vale per tutto il resto, perché non può esserci uno solo che monopolizza tutte le cose che servono alla vita: esse vanno divise tra tutti. Questo significa che in un mondo senza governo il povero non tollererà di vivere in miseria mentre altri sguazzano nel lusso. Che gli operai si rifiuteranno di lavorare per un padrone che pretenda di sua esclusiva proprietà sia la fabbrica che quello che vi viene prodotto. Significa che nessun agricoltore lascerà incolti migliaia di ettari se c’è qualcuno che non ha cibo sufficiente per sfamare la propria famiglia. Significa che nessuno possiederà la terra e i mezzi di produzione. La proprietà privata delle risorse vitali sarà un’ipotesi intollerabile. Possedere più di quanto si possa consumare in una dozzina di vite, mentre i propri vicini non hanno pane sufficiente per i propri figli sarà considerato come un crimine infamante.

Significa che le ricchezze della società verranno equamente divise tra tutti gli uomini, e che tutti saranno chiamati a partecipare alla loro produzione.

Per fartela breve: sarà la prima volta nella storia dell’umanità che diritto, giustizia ed e uguaglianza trionferanno al posto della legge.

Ecco. Farla finita con l’idea di governo significa contemporaneamente l’abolizione dei monopoli e della proprietà individuale dei mezzi di produzione e distribuzione. Ne consegue che quando il governo sarà abolito, scompariranno con lui schiavitù, salario e capitalismo, perché essi non possono esistere senza il supporto e la protezione del governo.

Questa cosa qui, che sostituisce il governo con la libertà, è l’Anarchia. Quella in cui l’uso pubblico sostituisce la proprietà privata sarebbe il Comunismo.

In una parola Anarcocomunismo.

Oh! Comunismo” esclamerai “ ma non avevi detto che non eri un bolscevico?”

No. Non sono un bolscevico, perché i bolscevichi credono fermamente nel potere dello stato, mentre gli anarchici vogliono farne a meno, dello stato.

Ma i bolscevichi non sono comunisti?” mi chiedi.

Si. I bolscevichi sono comunisti, ma pensano di poter instaurare il comunismo con la dittatura. Anarcocomunismo invece significa comunismo come scelta libera e volontaria.

Capisco la differenza” ammetti, ma poi ribatti “credi che sia veramente possibile?”

la traduzione continua a essere di Boris medesimo

 

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Avrai sentito dire in continuazione che gli anarchici mettono le bombe, che credono solo nella violenza, e che Anarchia è sinonimo di caos e disordine. Non c’è da stupirsi se alla fine ti sei convinto che sia la verità, visto che giornalisti, preti e politici non fanno altro che ripetertelo.

Loro la conoscono la verità, ma hanno buone ragioni per non volertela raccontare. E’ ora che qualcuno lo faccia. Voglio parlarti nel modo più franco e aperto che conosco, e tu mi ascolterai non fosse altro perchè io sono uno di quegli anarchici accusati di seminare violenza e distruzione. Conosco la verità e non ho alcun interesse a nascondertela.

“Allora dimmi” –mi chiederai-  “anarchismo significa veramente disordine e violenza?” No, amico mio, sono il capitalismo e i suoi governi che si reggono su disordine e violenza. L’anarchismo ne è l’esatto contrario: ordine senza guerra e pace senza violenza.

“E come sarebbe possibile questo?” insisti a chiedermi. Te lo spiego subito. Prima però trovo giusto scioglierti il dubbio se gli anarchici abbiano mai tirato bombe e usato la violenza. Si. Gli anarchici hanno lanciato bombe e alle volte sono ricorsi alla violenza.

Qualcuno potrà esclamare: “Ecco! Lo sapevo!”

Niente conclusioni affrettate, però. Se gli anarchici qualche volta hanno impiegato la violenza, questo implicherebbe necessariamente che anarchismo significa violenza? Fatti questa domanda e datti onestamente una risposta.

Quando un cittadino viene chiamato alle armi, può capitargli di dover lanciare bombe e uccidere. Te la sentiresti di sostenere, in questo caso, che la società funziona grazie alle bombe e alla violenza? No. Respingeresti questo sillogismo con indignazione. E replicheresti che significa soltanto che, in certe condizioni, a un uomo (sia esso un democratico, un monarchico, un socialista, un comunista, un anarchico) può essere necessario l’uso della violenza. Finiresti poi con l’ammettere che è una situazione applicabile a tutti gli uomini, in tutte le epoche.

Bruto uccise Cesare perché temeva che il suo mentore intendesse tradire la Repubblica e proclamarsi re. Questo non significa che Bruto “amasse Cesare di meno, ma che amava Roma di più[a1] ” . Bruto non era un anarchico: era un fedele repubblicano.

Guglielmo Tell, come ci racconta la leggenda, uccise il tiranno per liberare il suo paese dall’oppressione. Nessuno lo ha mai sospettato di anarchismo.

Ho menzionato questi due personaggi per sottolineare il fatto che da tempi immemori i tiranni incontrano il proprio destino per mano di coraggiosi amanti della libertà. Da sempre gli uomini si sono ribellati alla tirannide. Sono stati spesso patrioti, democratici o repubblicani, qualche volta anche socialisti o anarchici. Le loro azioni erano atti individuali di ribellione contro il torto e l’ingiustizia.

L’anarchismo non c’entra niente con questo.

C’è stato un tempo in Grecia in cui uccidere un despota era considerato un atto virtuoso. La legge oggi lo condanna, ma il sentimento umano più profondo sembra essere rimasto lo stesso di quei giorni antichi. Il comune sentire non condanna il tirannicidio; la maggior parte degli uomini anche se pubblicamente non le apprezza, comprende e spesso, segretamente, gioisce per questo tipo di azioni.

Non c’erano forse in America migliaia di giovani patrioti disposti ad assassinare il Kaiser tedesco perché lo ritenevano responsabile dello scoppio della Guerra Mondiale? Un tribunale francese non ha forse recentemente assolto l’uomo che ha ucciso Symon Pletura [a2] per vendicare le migliaia di uomini, donne  e bambini assassinati nei suoi pogrom contro gli ebrei ucraini.

In ogni epoca, in ogni paese ci sono stati dei tirannicidi; cioè degli uomini e delle donne che amavano il loro paese al punto da sacrificare addirittura la propria vita per esso. Naturalmente non erano affiliati di un qualche partito o di un’idea politica, ma semplici cittadini stanchi del tiranno.

C’è stato persino qualche fanatico religioso, come il cattolico integralista Kullman, che il 13 luglio 1874 tentò di assassinare Bismarck, o la fanatica Charlotte Corday che uccise Marat durante la Rivoluzione Francese.

Negli Stati Uniti tre presidenti furono uccisi da individui isolati. John Wilkes Booth che era un democratico sudista, sparò a Lincoln nel 1865; Charles Jules Guiteau, repubblicano, sparò a Garfield nel 1881; Leon Czolgosz sparò, nel 1901 a McKinley. Dei tre solo l’ultimo era un anarchico.

E’ naturale: il paese che ha i peggiori oppressori produce anche il più gran numero di tirannicidi.

Prendi la Russia, per un momento.

Quando sotto gli Zar ci fu la totale soppressione della libertà di stampa e di pensiero, non rimase che “scagliare un divino terrore” nel cuore del tiranno sperando di mitigare il suo dispotico regime. Questi vendicatori erano soprattutto figli e figlie della più alta nobiltà, giovani idealisti che amavano la libertà e il popolo russo. Costoro si sentirono obbligati a ricorrere alle pistole e alla dinamite solo quando non ci fu più altra speranza di alleviare le miserabili condizioni del loro paese. Sono stati definiti nichilisti e terroristi. Non erano anarchici.

Nei tempi moderni gli atti individuali di violenza politica sono diventati più frequenti che nel passato. Le suffragette inglesi, per esempio, vi sono ricorse frequentemente per propagandare e diffondere le loro richieste di uguaglianza. In Germania, prima della guerra, uomini dalle idee politiche ultraconservatrici hanno usato metodi violenti nella speranza di restaurare l’Impero. Fu un monarchico quello che uccise Karl Erzberger[a3] , il ministro delle finanze prussiano; mentre Walter Rathenau, ministro degli esteri, fu eliminato da un militante [a4] del suo stesso partito.

La causa originaria, o meglio: la scusa per scatenare la Grande Guerra, fu l’assassinio dell’erede al trono austriaco per mano di un irredentista serbo che, certo, non aveva neanche mai sentito parlare di anarchismo.

In Germania, Ungheria, Francia, Italia, Spagna, Portogallo e in ogni altro paese d’Europa uomini delle più diverse appartenenze politiche hanno fatto ricorso alla violenza, per non parlare del sistematico terrorismo politico messo in atto da organizzazioni come il fascismo in Italia, il ku klux klan in America e la chiesa cattolica in Messico.

Vedi bene che gli anarchici non hanno il monopolio della violenza. Il numero di atti violenti compiuti da anarchici è infinitesimale se lo paragoni a quelli commessi da persone di altre convinzioni politiche. La verità è che da sempre, in ogni paese, in ogni movimento sociale la violenza è stata una parte della lotta politica. Persino Gesù, solito a predicare il ritornello della pace, si lasciò andare alla violenza per scacciare i mercanti dal tempio.

Come ti ho detto, gli anarchici non hanno il monopolio della violenza.

Anzi. I fondamentali insegnamenti dell’anarchismo parlano di pace e armonia, di rispetto, di sacralità della vita e di libertà. Ma gli anarchici sono esseri umani come gli altri. Come gli altri soffrono per i torti e le ingiustizie, non tollerano assolutamente l’oppressione e qualche volta non esitano a dar voce alla propria protesta con atti di violenza. Azioni che restano sempre e comunque espressioni di decisioni personali, non di una teoria generale.

Certo, a questo punto è lecito il sospetto che siano le idee rivoluzionarie a spingere gli uomini ad atti di violenza.

Personalmente non lo credo. Abbiamo già visto che i metodi violenti sono anche e più spesso impiegati da persone di idee decisamente reazionarie. Se persone di idee politiche diametralmente opposte commettono azioni simili, è ragionevolmente difficile attribuirne la responsabilità alle loro idee.

Ogni azione ha una causa, vero, ma quella causa non è da ricercarsi nelle convinzioni politiche, quanto piuttosto nel temperamento individuale e soprattutto nell’esperienza personale della violenza.

“Potresti anche avere ragione sul temperamento, “mi obbietterai “ posso concederti che le idee rivoluzionarie non siano la causa diretta degli atti di violenza, però ogni rivoluzionario li commette. Come la spieghi questa cosa?”

E’ un errore di prospettiva. Se ci pensi attentamente ti accorgerai che è solo un preconcetto. La miglior prova di questo è che gli anarchici che sostengono la nocività di qualsiasi forma di governo e la necessità di abolirla, quasi tutti rifuggono da ogni espressione di violenza.

Certo: se ci sono anarchici che approvano o al limite giustificano la violenza politica, ce ne sono tantissimi, come gli anarchici tolstojani e molti individualisti, che la condannano. Quindi è irragionevole sostenere che le idee anarchiche siano responsabili della violenza o ne influenzino gli atti! Anzi, ti dirò che molti anarchici che una volta credevano nella violenza come mezzo di propaganda, hanno cambiato idea.

C’era un tempo, per esempio, in cui gli anarchici teorizzavano atti di violenza individuale, che chiamavano “la propaganda dei fatti”. Non è che pensassero così di cambiare il mondo, di trasformare il capitalismo in anarchismo; non è che credevano che far fuori un despota bastasse ad abolire il dispotismo. No, consideravano il terrorismo un modo per vendicare un torto subito dal popolo, per ispirare paura negli avversari e attirare l’attenzione sul male contro cui l’atto terroristico era diretto.

Ma la maggior parte degli anarchici oggi non crede più nella “propaganda dei fatti” e non considera favorevolmente azioni di quella natura. L’esperienza gli ha insegnato che sebbene l’impiego del terrorismo fosse giustificato nel passato, le moderne condizioni di vita lo hanno reso inutile e addirittura dannoso alla diffusione delle loro idee. Idee che sono le stesse di allora; cosa che dimostra come nell’anarchismo non sia implicita nessuna attitudine alla violenza. E conferma che non sono certo le idee o gli “ismi” a portare alla violenza, quanto piuttosto cause specifiche.

E’ in questa direzione che dobbiamo guardare se vogliamo trovare una spiegazione sensata. Abbiamo già visto che gli atti di violenza politica non sono stati commessi solo da anarchici, socialisti e rivoluzionari di ogni natura, ma anche da patrioti e nazionalisti, da democratici e repubblicani, da suffragette, da conservatori e reazionari, da monarchici e lealisti, e spesso da religiosi, persino da devotissimi cristiani. Possiamo concludere che non può essere stata una particolare idea o un “ismo” a influenzare le loro azioni, perché come e possibile che le più diverse idee e “ismi” producano tutte gli stessi fatti? La vera causa ne è l’inclinazione individuale legata alla considerazione generale in cui è tenuta la violenza.

Questo è il punto. Qual è il comune sentimento verso la violenza? Se ci sforziamo di rispondere correttamente a questa domanda, l’intera questione ci apparirà chiarissima. La verità infatti è che tutti crediamo nella violenza e la pratichiamo, ma siamo subito pronti a criticarla negli altri.

E’ un fatto. Tutte le istituzioni, se non addirittura l’intero concetto di esistenza nella società attuale, affondano le loro radici nella violenza. Che cos’è quella cosa che chiamiamo governo se non altro che violenza organizzata? Quello che puoi o non puoi fare ti è imposto per legge, e se non fai così sarai obbligato con la forza.

Non stiamo ancora affrontando la questione se sia giusto o sbagliato, se debba o non debba essere così. Al momento ci interessa solo il fatto che le cose stanno così: che tutti i governi, tutte le leggi e tutte le autorità si mantengono sulla forza e sulla violenza, sul concetto di punizione e sul timore di essa.

Anche l’autorità spirituale e religiosa della Chiesa poggia sulla forza e sulla violenza, perché è la paura dell’ira e della vendetta divine a esercitare potere su di te, a spingerti a obbedire e, spesso, a credere in dio contro ogni logica. Comunque la rigiri non potrai fare a meno di ammettere che la tua intera vita è costruita sulla violenza o sulla paura che essa ti suscita. Da bambino sei soggetto alla violenza dei genitori o dei ragazzi più grandi. A casa, a scuola, in ufficio, in fabbrica, nei campi c’è immancabilmente l’autorità di qualcuno a tenerti sotto controllo e a farti fare quello che vuole.

Il diritto che ti costringe si chiama autorità. La paura della punizione costruita attorno al dovere si chiama obbedienza. E’ in questa atmosfera di forza e violenza, di autorità e obbedienza, di dovere paura e punizione che veniamo cresciuti; la respiriamo per tutta la vita. Siamo talmente immersi in questo spirito di violenza che non ci fermiamo mai a riflettere se sia giusta o sbagliata. Ci chiediamo solo se sia legale, se una legge lo consenta.

 

Non metti mai in dubbio il diritto del governo di confiscare, imprigionare e uccidere. Se una persona qualsiasi fosse colpevole delle cose che il governo fa di continuo, lo marchieresti come un ladro, un mascalzone, un assassino. Ma non appena la violenza diventa “legale” sei pronto ad accettarla e a sottomettertici. Non è la violenza in se quella che deplori, ma chi la pratica “illegalmente”.

Questa violenza legale e la paura che ci infonde, dominano la nostra intera esistenza, individuale e collettiva. L’autorità nei suoi tanti aspetti (parentale, religiosa, politica, economica, sociale e morale) controlla le nostre vite dalla culla alla tomba.

Ma qualunque sia il carattere di quell’autorità è sempre lo stesso il boia che esercita, in un modo o nell’altro, potere su di te attraverso la tua paura della punizione. Hai paura di dio e del diavolo, del prete e del tuo prossimo, del tuo datore di lavoro e del tuo caporeparto, del politico e del poliziotto, del giudice e del galeotto, della legge e del governo. Tutta la tua vita è un lungo rosario di paure, paure che prostrano il tuo corpo e piegano il tuo spirito. Su queste paure poggia l’autorità di dio, della chiesa, dei genitori, del capitalista e del governatore.

Fai un piccolo esame di coscienza e dimmi se le cose non stanno così.

Come il fratello maggiore tiranneggia, dall’alto della sua forza fisica, i fratellini;a sua volta viene fatto filare da suo padre grazie alla superiorità fisica di quest’ultimo e al fatto che il ragazzo dipenda ancora da lui per il sostentamento. Tu ti sottometti all’autorità clericale perché sei convinto che possa attirare su di te l’ira divina. Ti sottometti al tuo capo, al giudice, al governo perché è in loro potere farti perdere il lavoro, portarti via tutto, sbatterti in prigione. Un potere che, dobbiamo sottolinearlo, tu stesso hai messo nelle loro mani.

Così l’autorità controlla la tua intera esistenza, e la tua vita è costellata di invasioni e violazioni della tua sfera più intima, che ti obbligano alla costante sottomissione alla volontà di qualcun altro. E siccome la tua vita viene costantemente invasa e violata, trovi soddisfazione vendicandoti sulla vita di tutti gli altri su cui riesci ad avere autorità o a esercitare potere fisico e psicologico.

In questo modo l’intera storia umana diviene un folle balletto di autoritarismo, dominazione e sottomissione, di potere e obbedienza, di coercizione e di assoggettamento, di governanti e governati, di forza e di violenza in mille forme diverse.

Non c’è quindi da stupirsi se capita che gli idealisti, anch’essi ancora impigliati tra le maglie di questa società autoritaria e violenta, sono spesso condotti dalle circostanze a compiere azioni in totale discordanza con le loro idee.

Siamo tutti ancora dei barbari che ricorrono alla forza e alla violenza per risolvere i propri dubbi, le difficoltà, i problemi. La violenza è lo strumento dell’ignorante, l’arma del debole. I forti d’animo e d’intelletto non hanno bisogno della violenza, perché restano imbattibili nella consapevolezza di essere nel giusto.

Più ci allontaneremo dallo stato primitivo dell’età della pietra, meno avremo necessità di ricorrere alla violenza e alla forza. Più l’uomo si doterà di ragione, meno impiegherà costrizione e coercizione. Quando l’uomo completerà la propria civilizzazione sarà libero da ogni paura e autorità. Si solleverà da terra e starà eretto: non si inginocchierà più a nessun potere, né umano né divino. Diventerà pienamente umano quando non gli importerà più di governare e rifiuterà di essere governato. Sarà completamente libero solo quando non ci saranno più padroni.

L’Anarchia è la realizzazione di queste condizioni: di una società libera dalla forza e dalla coercizione, dove tutti gli uomini siano uguali, vivano in libertà, pace e armonia. La parola Anarchia deriva dal greco, e significa assenza di violenza o assenza di governo, perché il governo è la vera origine di ogni violenza, costrizione e coercizione. Come vedi, al contrario di quanto pensavi prima, Anarchia non significa disordine e caos, semmai il loro contrario: significa assenza di governo, cioè libertà e ordine. Il disordine è figlio dell’autorità e del potere. La libertà è madre dell’ordine.

“Che bella società!” esclamerai, “Ma solo gli angeli sarebbero in grado di realizzarla”.

Resta quindi adesso da vedere come possiamo farci spuntare le ali per raggiungerla.

la traduzione è di Boris, così anche le note:

 [a1] È una citazione da Shakespeare, Giulio Cesare, atto 3 scena 2. Berkman, molto più fiducioso di me nelle tue conoscenze non mette note. Io invece, scanso equivoci, te lo faccio notare.

 [a2] varrebbe la pena mettere una nota che racconti di Pletura e dei pogrom antiebraici in Ucraina, e dell’anarchico ebreo che lo uccise. ma non ne ho voglia, cercatelo su Wikipedia o dove diavolo preferisci

 [a3] colpevole agli occhi dei reazionari di aver firmato l’armistizio con le forze dell’Intesa

 [a4] Al quale non era andata giù la firma del trattato di Rapallo (1920)

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Voglio parlarti dell’Anarchismo.

Voglio raccontarti che cos’è; penso che ce ne sia assoluto bisogno. Anche perché se ne sa così poco, e quel poco è solo per sentito dire e spesso falso.

Voglio parlartene perché credo che l’Anarchismo sia l’idea più bella e più grande che sia mai stata pensata. L’unica che ritiene contemporaneamente realizzabili libertà e giustizia. L’unica che possa portare al mondo pace e serenità.

Voglio parlartene con estrema semplicità, in modo che non ci sia possibilità di fraintendimento. Paroloni e frasi altisonanti servono solo a confondere. A un pensiero chiaro bastano parole semplici.

Ma prima di raccontarti cos’è l’Anarchismo, devo dirti cosa non è. Questo è necessario a causa dei troppi pregiudizi che lo circondano. Anche persone intelligenti ne hanno spesso un’idea completamente sbagliata. Troppa gente parla di Anarchismo senza avere la più pallida idea di cosa sia in realtà, e troppo spesso diffondono su di esso falsi luoghi comuni con l’intento di impedirti di conoscere la realtà.

L’Anarchismo ha molti nemici che non ti diranno mai la verità su di esso. Perché abbia tanti nemici e chi siano lo vedremo dopo. Per adesso posso dirti che nessun politico, nessun imprenditore, nessun capitalista, nessun poliziotto ti parlerà mai onestamente dell’Anarchismo. Molti di loro neppure sanno cosa sia, però tutti lo odiano. Quotidiani e periodici borghesi non perdono occasione per denigrarlo. Persino molti socialisti e comunisti lo disprezzano. In realtà la maggior parte di loro non ne sa quasi niente. Ma anche quelli, tra loro, che lo conoscono meglio, quasi sempre mentono parlandoti di “caos e disordine” quando ti parlano di Anarchia.

Quanto siano in malafede lo puoi vedere da te: i due più grandi teorici del Socialismo – Karl Marx e Freidrich Engels – erano convinti che la naturale evoluzione del Socialismo sarebbe stato l’Anarchismo. Dicevano che il socialismo, una volta consolidato, si sarebbe trasformato in anarchismo, e che questo avrebbe significato vivere in una società ancora più libera e bella di quella socialista.

Invece i socialisti di oggi, bestemmiando Marx ed Engels, insistono nel definire l’anarchia come “caos e disordine”, il che dimostra quanto siano disonesti e ignoranti.

I comunisti commettono lo stesso errore nonostante la loro più autorevole guida, Lenin, abbia sostenuto che l’anarchismo è il traguardo cui punta il comunismo, dove la vita sarà migliore e più libera.

Quindi, prima di tutto, mi tocca dirti cosa non è l’anarchismo.

Non è disordine, terrorismo o caos.

Non è rapina né omicidio.

Non è guerra di tutti contro tutti.

Non è ritorno alla barbarie, né a un qualche stato di natura.

In realtà l’anarchismo è l’esatto contrario di tutto questo.

La realizzazione dell’anarchismo non sarà altro che la realizzazione della tua libertà; l’impossibilità per chiunque di sfruttarti, comandarti, derubarti, importi la propria volontà. La realizzazione dell’anarchismo non sarà altro che la realizzazione della tua possibilità di fare le cose che ti vanno e l’impossibilità per chicchessia di obbligarti a fare ciò che non vuoi. Significherà poter scegliere il tipo di vita che più ti aggrada e viverla senza l’interferenza di alcuna autorità. Diritti e libertà di scelta che avranno tutti, indistintamente.

Significherà per tutte le donne e tutti gli uomini un’esistenza solidale di pace e armonia. Vale a dire che non ci saranno più guerre, violenze dell’uomo sull’uomo; non ci saranno più ricchezze né povertà, niente più oppressione né sopraffazione.

In breve. L’anarchismo è una condizione, anzi un’idea di società in cui tutte le donne e gli uomini saranno liberi, godendo in egual misura dei benefici di una sensata organizzazione economica.

“Succederà questo? Davvero?”, ti chiederai ,“e quando?”.

“Non prima che ci si sia tutti trasformati in angeli” ti risponderanno i tuoi amici.

Bene. Ascoltami un attimo. Credo di poterti convincere che si può essere persone degne e condurre una vita degna senza, per forza, aspettare che ci spuntino le ali.

(traduzione mia)

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